Linux e Mac (5): la svolta “New World”
(continua dalla quarta parte)
Una svolta cruciale per l’evoluzione e l’espansione dei sistemi GNU/Linux su Macintosh è l’arrivo, nel 1997, di una nuova serie di macchine Apple, dette ‘New World’.
Queste permettono di superare un grosso problema in fase di installazione/avvio. Con il coloratissimo iMac originale esordisce una nuova versione dell’Open Firmware, il substrato su cui poggia il sistema operativo. E’ perciò possibile fare il boot direttamente da Linux, senza l’uso di propedeutiche partizioni minime con Mac OS e subito vecchie e nuove distribuzioni ne approfittano.
Tra le nuove proposte fa capolino GenToo, all’epoca uno degli astri nascenti della scena Linux, forte del suo sistema di aggiornamento e della filosofia dell’ottimizzazione spinta via compilazione ad hoc per l’hardware su cui gira. GenToo per Mac ha fatto la sua comparsa nel 2002 e si è tralaltro fatta notare anche grazie alla collaborazione a MetaPkg, un ambizioso progetto di distribuzione del software in ambito Mac.
Non poteva mancare un’altra rivelazione Linux, Knoppix, anch’essa con la sua brava versione ‘Live CD’ per Macintosh. Il supporto è piuttosto ridotto e esclude, ad esempio, i popolari portatili iBook ‘clamshell’ (chiamati in Italia ‘modello conchiglione’).
Segnaliamo infine la versione per Power Pc di Crux Linux, apparsa dal nulla nel settembre del 2003 e curata da uno sviluppatore italiano. Il motto della minimale Crux è ‘keep it simple’ e anche qui il supporto ai modelli di Mac è (per ora) dichiaratamente limitato.
(continua…)
Steve Sakoman: mele, palmari e Hobbit
Steve Sakoman è un ingegnere con una lunga ed articolata storia che lo ha portato per ben due volte in Apple ma anche a contribuire alla nascita della Be.
Gli inizi professionali di Sakoman sono presso Hewlett-Packard dove fu il project manager del primo portatile MS-DOS alimentato da una batteria, l’HP-110. L’arrivo in Apple è del 1984: qui Sakoman supervisionò la produzione hardware sia dell’Apple II che del Macintosh e collaborò alla nascita del Mac II. Nel 1987 fu leader del primo team di sviluppo del Newton, di cui ideò il nome ed era un sostenitore convinto.
Sakoman fu coinvolto nelle lotte intestine tra dirigenti dell’epoca e lasciò Apple nel 1990 unendosi più tardi alla Be di Jean Louise-Gassée. Qui fu responsabile della creazione della BeBox e assunse il ruolo di Chief Operating Officer. Nel 2001 la Be fu acquisita da Palm e lì Sakoman divenne Chief Product Officer oltre che membro chiave del team di sviluppo del Palm OS 6.
Nel 2003 Sakoman infine è tornato in Apple, dove è Vice-president of Software Technology.
Sakoman è noto per l’attenzione ai palmari ed alle loro esigenze tanto che ha fondato GutenTalk una mailing list dedita alla discussione di eBook.
Un particolare interessante della sua carriera è inoltre l’impiego in ben due progetti dello stesso processore.
Sakoman, infatti, scelse nei primi anni ’90 per il neonato Newton un particolare ed innovativo chip RISC di At&T soprannominato “Hobbit”, ideato ed ottimizzato per l’esecuzione di codice in linguaggio C.
Questo in Apple fu più tardi accantonato in favore delle più potenti ed affidabili CPU ARM ma Sakoman lo riconfermò alla Be per i primi prototipi della BeBox, macchina multiprocessore che inzialmente era spinta da ben cinque processori: due Hobbit e tre DSP (Digital Signal Processor).
Immagine tratta da journal.mycom.co.jp
Quegli spiritosoni della Apple
Tra le caratteristiche di Apple, in linea con la sua storia ed origine nella California delle controculture degli anni ’70, c’è una buona dose di scherzi ed ironia.
Uno degli esempi più conosciuti e citati è quello di Clarus, lo strambo muccane (traduzione di dogcow) presente nei vecchi dialoghi di stampa. Questa stramba e simpatica bestia virtuale pixellata è la star di una nota tecnica di Apple, la mitica Technote 31 ma è nominata anche in altre, tra cui la 1031 e la 321 in cui si spiega con dovizia di particolari come disegnarla (notare i numeri simili: sarà davvero un caso?).

A Infinite Loop però anche questioni più serie e tecnologicamente rilevanti sono state affrontate con abbondanti dosi di umorismo, codificato addirittura nelle linee guida per la creazione della manualistica.
Ecco qualche esempio.
Technical Note HW01- ADB
Sottotitolo: The Untold Story – Space Aliens Ate My Mouse
Technical Note TN1093
Sottotitolo: QuickDraw GX ‘rdip’ Resources -The Number of the Beast
Technical Note DV13
Sottotitolo: _PBClose the Barn Door
Technical Note QD06
Sottotitolo: Every Picture [Comment] Tells Its Story, Don’t It?
Technical Note DV10
Sottotitolo: Monitor Depth – Gimmie Depth Or Gimmie Death
Technical Note PT35
Sottotitolo: Stand-Alone Code, ad nauseam
Technical Note ME14
Sottotitolo: The New Memory Manager and You
Technical Note HW16
Sottotitolo: NuBus Interrupt Latency (I Was a Teenage DMA Junkie)
Technical Note DV18
Sottotitolo: CD-ROM Notes (Most Excellent)
(la parola “Excellent” è uno dei tormentoni degli anni Novanta)
In altre note humor e giochi di parole degli uomini Apple si sono spinti ben al di là del titolo fino ad annidarsi dentro la struttura del testo.
Technical Note DV12
Sottotitolo: Our Checksum Bounced
Titolo del primo paragrafo: Just When You Thought It Was Safe To Call _SysEnvirons
Technical Note HW28
Sottotitolo: PowerBook Miscellanea (Cold Serial in the Morning)
Titoli dei paragrafi:
It Feels Like I’m Floating
AT or Not AT?
You Light Up My Life (The Charging Process)
When I Snap My Fingers, You Will Forget…
NiCad Myths and Nightmares
Sottotitolo: Drivers & DAs in Need of (a Good) Time
Titoli dei paragrafi:
See Jane’s Heap, See accRun…
Houston, We’ve Got a Re-Entry Problem
One More Thing…
.
Immagine tratta da en.wikipedia.org
Andy Hertzfeld
Di Andy Hertzfeld e del suo contributo alla storia di Apple si potrebbe parlare a lungo e riempire diversi libri o siti web: il suo nome è fissato negli annali del Macintosh per il suo ruolo di creatore, di liason e infine di autore e divulgatore.
Hertzfeld è anzitutto parte del team originario che sviluppò il Mac nei primi anni ’80 ed è uno dei padri del software che lo anima, insieme a Bill Atkinson e a Burrel Smith, miconosciuto demiurgo hardware. Ma è anche la persona che chiamò e coinvolse l’allora sconosciuta Susan Kare a realizzare le icone ed i font del Mac.
Mentre era uno studente all’Università della California a Berkley, nel 1978, Hertzfeld investì ben 1300 dollari per un Apple II, e si immerse nell’esplorazione dell’hardware e software del personal computer. Man mano che approfondiva la creatura di Steve Wozniak, la scelta di Hertzfeld si trasformò in un’ossessione, al punto di entrare in Apple l’anno dopo, nell’estate del 1978.
Soli 18 mesi dopo, qualche giorno in seguito all’estromissione dell’ideatore originario Jef Raskin, Hertzfeld si univa alla squadra di sviluppo del Mac, su cui lavorò sempre più alacremente fino al 1984 sotto la guida e l’incitamento di Steve Jobs.
Lo sforzo di finire e consegnare il Mac fu tale che Hertzfeld lasciò -esausto nel fisico e nel morale- Apple, solo due mesi dopo il lancio e la trasmissione del famoso spot “1984″.
La sua storia rimase e rimane però saldamente legata al mondo Apple: negli anni successivi cofondò con Smith la Radius, storico produttore di periferiche, schede e monitor per il computer con la mela morsicata e fu anche l’autore di Switcher prima e acerba implementazione di multitasking cooperativo per il Mac.
Negli anni ’90 Hertzfeld fu coinvolto in altre due iniziative ad alto tasso Apple, purtroppo entrambe sfortunate. La prima volta con Atkinson nella General Magic, che con il benestare di Cupertino doveva sviluppare un “personal intelligent communicator”, un PDA orientato alla comunicazione. La seconda nell’avventura Eazel con Bud Tribble (fedelissimo di Jobs in Apple e poi NeXT) votato alla creazione di un file manager per l’ambiente grafico di Linux.
Negli ultimi anni Hertztfeld, che ora lavora in Google, ha assunto un ulteriore e prezioso ruolo: quello di narratore e autore di una storia del Mac dal “di dentro”. I suoi ricordi e testimonianze e quelli dei colleghi dell’epoca sono infatti stati raccolti e pubblicate sul sito folklore.org ed in seguito, con altro materiale -sopratutto iconografico-, editi in un bel libro intitolato “Revolution In The Valley”, che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato di Apple e di storia dell’informatica.
Immagini tratte da www.folklore.org e da differnet.com
