Festeggiamenti e regali
Dopo una settimana di celebrazione di NeXT, Apple e Steve Jobs, argomenti su cui torneremo nei prossimi mesi con approfondimenti come da richiesta chiudiamo il primo anno di Storie di Apple con un aggiornamento sugli adesivi.
Mentre leggete queste righe alcuni sono stati consegnati ed altri sono ancora in viaggio verso i vari angoli della penisola dove risiedono dei lettori del sito che se li sono aggiudicati con commenti o messaggi.
Ma quelli spediti non sono tutti e ce ne sono altri che aspettano i suddetti lettori.
Invito quindi chi non ha ancora comunicato il suo indirizzo a farlo al più presto con un’e-mail (a storiediapple presso gmail) così che li possa ricevere per inizio gennaio, magari in tempo per l’Epifania.
p.s. Se ci sono altri interessati ad adesivi e altri gadget si facciano vivi con due righe anche loro in vista di future novità.
Storie di NeXT in Italia
L’accordo della fine del 1996 con Apple riportò alla ribalta Jobs e la sua seconda azienda puntando i riflettori sul know-how e sui suoi innovativi sistema operativo e tecnologia di sviluppo web.
C’era però chi conosceva ed aveva avuto a che fare con NeXT parecchi anni prima, anche nel nostro paese ed è a un paio di utenti ed appassionati che lasciamo la parola per indagare quale fosse la situazione e penetrazione del black hardware di Jobs e del suo sistema operativo in Italia negli anni ‘90.
Uno è il già citato Luciano Dadda, ora collezionista ed esperto di NeXT a cui si è avvicinato per motivi “prettamente professionali”: “lo studio per il quale andai a lavorare ne utilizzava quattro (due slab mono e due slab a colori), con una stampante NeXT ed uno scanner scsi nero.” Lucio aggiunche che “all’epoca arrivo’ il pimo PPC Apple, il 6100/60″ che “semplicemente non reggeva il confronto, i NeXT erano molto piu’ produttivi (solidi, mai un blocco HW o SW).”
La solidità delle macchine NeXT è testimoniata anche da un Cube ritirato di recente da una tipografia che, “attaccato ad una Roland 5 cilindri (una macchina da stampa da qualche tonnellata, lunga una decina di metri) aveva un uptime di 10 anni, senza mai un riavvio o uno spegnimento.” Per fortuna, visto che pare che “l’unico che sapesse usarlo si era licenziato anni prima…”.
In quanto alla penetrazione e al mercato nel nordest c’erano tre rivenditori: a Vicenza, Padova e Trento ma “l’immagine potrebbe dirsi pressoché inesistente” con “pubblicità zero.”
Se il primo non sembra aver mai avuto una macchina esposta “il rivenditore padovano era la punta di diamante” e “sostiene di aver venduto il 65% del black hardware circolante nel nord Italia”, una cifra che sulla carta non supera la “quarantina di macchine”.
Un altro veterano di Apple e di NeXT è Paolo Manna che conferma la diffusione limitata al nord e nordest con un distributore che era una costola della Delta di Varese ma che durò solo qualche mese.
Tra gli utenti abbiamo “un’azienda di Padova [che] usava i NeXT come terminali avanzati per installazioni professionali di Unix” e “molti studi di architettura [...] perchè forniva già da allora, con la version 3, librerie di visualizzazione 3D”. Ma la potenza non è tutto e un aneddoto dell’epoca riferisce di un architetto “che non aveva neanche voluto sapere cosa c’era dentro, l’aveva preso perché lo affascinava il design!”
Paolo aveva frequentato nel 1991 “il primo (e forse unico) corso di programmazione NEXTSTEP in Italia”, per poi vedere impolverarsi la sua NeXTStation “per mancanza di sbocchi commerciali” anche se con due soci avevano realizzato “software specializzato per collegare applicazioni grafiche ’standard’ (normalmente Illustrator e FreeHand) a plotter e macchine utensili”.
Con questa soluzione fecero una fugace apparizione ad uno SMAU dimostrando “la facilità di stampare documenti PostScript su una periferica” grazie a NeXT, e seppure non concorrenziale con Autocad “vendette bene” ma “2/3 del fatturato venivano dall’estero.”
Lo sapevate che… Il Mac su NeXT
Tra i molti punti di contatto tra NeXT ed Apple c’è anche una soluzione hardware/software che permetteva di emulare il Macintosh con ottime prestazioni sulle raffinate workstation volute da Steve Jobs.
La magia è merito del Daydream della Quix Computerware, uno scatolotto esterno che conteneva nel suo interno, su regolare licenza, la memoria Rom, il cuore di un LC.

Grazie al Daydream ed all’hardware di base comune tra le due piattaforme (entrambe basate sui processori Motorola 68k) si poteva usare il Mac OS (fino alla versione 7.5) su NeXT e pare sia stato in assoluto il primo caso di licenza del sistema operativo di Apple su macchine di terzi, anni prima dell’avventura dei cloni Mac.
Non solo: vista la potenza maggiore della NeXT, la combinazione con le Rom risultava in un super-Macintosh potente quanto il modello di punta dell’epoca dell’ex azienda di Jobs e che anche contando la NeXT aveva un costo complessivo più basso con in più il vantaggio di ritrovarsi ben due piattaforme a disposizione.
Per chi volesse approfondire le caratteristiche ed il funzionamento di Daydream consigliamo la lettura della recensione in italiano a cura di Luciano Dadda.
Dieci anni fa: Next in Apple (3) – sorprese e appetiti
(continua dalla seconda parte)
A guardare bene l’accordo Apple-NeXT del 1996 e i suoi notevoli effetti dieci anni più tardi non si può che dare ragione a chi fa notare che l’azienda di Cupertino ottenne ben più di ciò che credeva di star acquisendo.
Steve Jobs, inizialmente rientrato come “consulente” e liason tra NeXT ed Apple progressivamente assunse sempre più un ruolo di comando. Seppure occupato dal crescente successo della Pixar, arrivò ad estromettere prima il CEO Amelio, l’uomo che lo aveva riconodotto in azienda, e poi il consigliere veterano Markkula, il finanziatore originale di Apple reo di aver preferito verso la metà degli anni ‘80 Sculley a Jobs quando questi due erano giunti ad un duro scontro.
Gli osservatori più critici fanno notare come Mac OS X, per quanto valido e per tantissimi aspetti anni luce avanti al precedente Mac OS 9, non ne costituisce il proseguimento logico e coerente ma è un rimpiazzo forzato basato sul sistema operativo NeXTSTEP/OPENSTEP alieno rispetto alla cultura Apple originale. E questa fu anche la parabola del team di NeXT che prese le redini dello sviluppo a Cupertino dando ragione a chi afferma che fu NeXT a divorare Apple e quest’ultima “pagò per il privilegio”.
Immagine tratta da geekt.org
