Chi vuole un adesivo?
Ecco a voi… gli adesivi di Storie di Apple.
Sono plastificati, sia a colori (rosso e nero) che monocromatici (grigio e nero), anche in versione trasparente essere incollati su vetri e superfici colorate.
Alcuni sono già in giro su muri e altre superfici utili (macchine, scrivanie, libri, computer, iPod…).
Altri sono nelle mani di amici e altri fortunati incontrati in questi giorni (i tipi dell’ABMUG, ad esempio) e si spera ne facciano buon uso pubblicizzando con orgoglio che leggono Storie di Apple. :-)
Di adesivi non ce ne sono molti ma abbastanza per regalarne un po’ per Natale anche a una decina di lettori. Basta lasciare un commento a questo testo o scriverci un’email a storiediapple presso gmail punto com.
Aggiornamento. Adesivi terminati. Se li sono aggiudicati otto nei commenti e due per email.
Va’ a quel paese, Bjarne
Nel mondo della programmazione il danese Bjarne Stroustrup è un nome prestigioso.
Stroustrup non è solo un matematico e informatico che per anni è stato a capo dei laboratori di ricerca di AT&T ma il “padre” e principale architetto del linguaggio a oggetti C++.
Con il C++ ebbero a che fare anche gli sviluppatori Apple che tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 cercarono di integrare l’all’epoca nuovo linguaggio nell’ambiente di programmazione ufficiale per Mac, l’MPW.
L’impresa però fu particolarmente ardua e lasciò un notevole senso di frustrazione negli uomini di Cupertino, che si sfogarono in vari modi. Uno di questi è la realizzazione nel 1989 di una t-shirt ad uso interno in cui campeggia la testa di Stroustrup trapassata da una vite.
Secondo Landon Dyer, che la realizzò, il messaggio scherzoso dell’immagine era che il C++ era contorto, incasinato “screwed up” giocando su uno dei doppi sensi della vite “screw” ma questa versione fu soppiantata dalla più diretta e popolare nonché liberatoria “Screw Bjarne” traducibile come “Ma va**an***o, Bjarne”.
Quando Stroustrup fu ospite di Apple per un intervento fu omaggiato da Dyer con una di queste irriverenti magliette e non si arrabbiò per essere stato mandato a quel paese dai colleghi di Cupertino e anzi accettò il dono (irriverente) con estremo piacere.
Immagine tratta da geekt.org/geekt/comment.cgi?newsid=1195
Da Cupertino a Redmond
Sono diversi gli uomini Apple che nella loro carriere sono passati a quello che molti considerano “il nemico”: Microsoft. A guardare meglio le migrazioni da un’azienda all’altra nella Silicon Valley e nell’informatica statunitense non sono nulla di strano o nuovo vista l’estrema competitività del settore e la frequente voglia di cambiare e di avere nuove sfide.
Ecco alcuni nomi di rilievo di Apple che sono finiti a lavorare per l’amica-nemica Microsoft.
Mike Murray
Capo del marketing nei primi anni ’80 ai tempi del lancio del Mac, solo un decennio dopo era diventato vice presidente delle risorse umane e dell’amministrazione presso Microsoft.
Steve Capps
Cosviluppatore del Finder per il Macintosh e poi del palmare Newton, tra il 1996 e il 2001 ha contribuito al browser Internet Explorer.
Jud Spencer
Sviluppatore principale di Claris Emailer: dopo che Claris/Apple cassò il software fu assunto con parte del suo team dall’azienda di Redmond per cui creò Outlook Express per Mac e sulla base di questo, Entourage.
Rick Eames
Esperto di Java con tre anni in Apple nella seconda metà degli anni ’90 entrò a far parte della squadra Microsoft che curava l’implementazione di Java per Mac insieme ad altri utenti e veterani Apple tra cui uno degli sviluppatori di Hypercard.
Immagine tratta da www.allaboutapple.com
Eryk Vershen: il meccanico dei sistemi operativi
Sul suo sito web Eryk Vershen si definisce scherzosamente “software mechanic”, “meccanico del software”. Ma in un settore in cui ci sono tanti teorici, architetti e manager serve anche chi si rimbocca le maniche e realizza, magari a tempo di record. E Vershen, poco noto ai più, può fregiarsi del notevole merito di aver portato a termine la prima conversione per macchine PowerPC Apple del cuore del sistema operativo della NeXT.
A guardare meglio la carriera del “meccanico” si è intrecciata più volte con i percorsi di Apple e di Steve Jobs.
Vershen è un veterano di sistemi operativi che è stato alla UniSoft Systems nei primi anni ’80 mentre questa lavorava al porting dello Unix di AT&T per il Lisa e per un prototipo chiamato lo YACC (acronimo che stava per “Yet Another Color Computer”). Nel 1986 entrò in Apple per diventare il sesto membro del team di lavoro di un progetto partito alla fine dell’anno precedente, A/UX. Tra questi due impegni Vershen afferma di essere stato anche alla Lucasfilm/Pixar ma ancora più notevole è che dopo A/UX, lavorò sul progetto Pink/Taligent, su Copland e brevemente anche su MkLinux.
Contestualmente al lavoro su MkLinux, nel 1996 Vershen creò un apprezzato software di partizionamento per Mac chiamato pdisk, in doppia versione: a riga di comando per Linux e per Mac OS, seppure in una finestra e con interfaccia alquanto spartana.
Arriviamo così al gennaio 1997 quando sulla base della lunga esperienza con Unix fu uno dei due uomini chiave nel porting sui PowerMac del kernel “Mach” di OpenStep. Il lavoro di Vershen e di uno sviluppatore della NeXT, Umesh Vaishampayan, si svolse in pochissime frenetiche settimane dopo l’acquisizione nel 1997 della NeXT e la decisione di Apple usare la tecnologia di quest’ultima come base del nuovo sistema operativo.
Vershen racconta che l’impresa fu una folle corsa in cui si pescò a piene mani da MkLinux e l’obiettivo era ottenere al più presto un kernel stabile per farci girare sopra la Blue Box, il Mac OS originario in emulazione. Il risultato fu che dopo pochi mesi, al WWDC Apple aveva un sistema più o meno funzionante da mostrare alla platea ma al costo dell’esaurimento totale di Vershen che nel 1998 si licenziò e lasciò Infinite Loop.
Foto tratta da www.cfcl.com/~eryk/

