Le barre di scorrimento del Lisa
L’interfaccia grafica del Lisa, nel 1983, fu il primo ambito con cui Apple divulgò e volgarizzò ma anche affinò e migliorò le rivoluzionarie idee dei laboratori PARC della Xerox.
Lo sfortunato Lisa introdusse concetti che diamo ormai per assodati come menù a tendina (a discesa), il drag-and-drop per lo spostamento delle icone, il doppio click e il cestino sul desktop, sulla scrivania.
Ma tra le novità dell’interfaccia ce ne fu una che fu abbandonata in fase di progettazione.
Le finestre del Lisa OS avevano nelle barre di scorrimento, il controllo proporzionale alla dimensione della finestra. Questa metafora però venne ritenuta troppo complessa e causa di confusione per gli utenti e quindi eliminata prima dell’esordio.
Perché le barre di scorrimento proporzionali del Lisa ricomparissero nelle interfacce grafiche bisognò attendere il 1995 e Windows 95 e, in casa Apple, addirittura il 1998 con Mac OS 8.
I gadget di Storie di Apple
Dopo il successo degli adesivi di Storie di Apple, che in pochi giorni sono stati aggiudicati e spediti ai quattro angoli della penisola è giunto il momento di rilanciare con una proposta ambiziosa.

Eccovi perciò l’esordio del negozio online di Storie di Apple su Cafepress.
Al momento sono disponibili la t-shirt, la polo, la tazza (mug), il berretto, le spille (singola e confezione da 10) e naturalmente gli adesivi.
I prezzi sono tutti in dollari: la produzione, vendita e consegna è fatta negli Stati Uniti a cura di Cafepress, azienda che permette di personalizzare con il proprio logo o immagini vari oggetti. In futuro vedremo se aggiungere altri oggetti come magliette di colore e forme diverse, tappetini per il mouse e magari anche gadget più bizzarri.
La vendita di magliette, pins e altro con il nostro marchio servirà da un lato a soddisfare le vostre richieste e dall’altro a promuovere ma anche sostenere Storie di Apple.
Una piccola percentuale (circa il 20%) degli acquisti fatti verrà infatti stornata da Cafepress a questo sito come aiuto a coprire le spese (hosting, connettività ma anche libri ed altri materiali) ma sopratutto come stimolo a proseguire nei prossimi mesi nella ricerca e pubblicazione di queste “storie vecchie e nuove della mela di Cupertino”.
Due anni di Mac mini
Introdotto l’11 gennaio 2005 al Macworld con slogan quali “il Mac più conveniente della storia”, “riappropriatevi del vostro spazio”, “enormemente mini”, il Mac mini rappresentava la risposta di Apple alle innumerevoli richieste nel corso degli anni di un Mac “entry level” economico.
Proposto senza tastiera nè mouse, era un G4 di media potenza rivolto ad un pubblico di “switcher”, gli utenti provenienti dal mondo Windows a cui l’azienda puntava con sempre maggiore forza anche grazie all’effetto di attrazione e conversione dell’iPod. Grazie al Mac mini i neoutenti potevano riciclare le proprie periferiche e entrare nel mondo Apple con una spesa contenuta, 499 dollari: due elementi che contribuivano ad abbattere la ritrosia contro ii Macintosh perché percepiti come computer costosi.
Ma il Mac mini era un progetto ambizioso non solo come mercato ma anche come design, ben lontano dall’LC o dai Performa del passato.
Gli ingegneri di Cupertino reinventarono la già diffusa formula dei mini PC e basandosi sulla scheda madre dei portatili realizzarono un raffinato rettangolo grigio e bianco con gli angoli smussati e dalle dimensioni ridotte: poco più di 16 cm per lato e uno spessore di circa 5 cm. Un oggetto curato e discretamente potente che si prestava a numerosi usi e pubblici: postazione di navigazione, server casalingo, trasportabile per nomadi della Net Economy, “carputer” ma sopratutto piattaforma per l’home entertainment.
Il Mac mini era la prima zampata di Apple verso il salotto digitale sino ad allora prerogativa del Windows Media Center di Microsoft, seguita nell’ottobre dall’arrivo di FrontRow e telecomando Apple Remote e a fine 2006, dopo il passaggio ad Intel di tutta la linea dei Macintosh, di Apple TV, anello di congiunzione tra mela morsicata e televisione.
Nota: l’evento citato è stato aggiunto al calendario di Storie di Apple.
Immagini tratte da www.mytech.it
Un anno di Mac Intel
Il 10 gennaio 2007 segna un anniversario recente ma indubbiamente importante nella storia di Apple.
Un anno prima l’azienda presentava i suoi primi Macintosh con processori forniti da Intel, l’iMac e il MacBook Pro, capostipiti di un rinnovamento che nel corso del 2006 ha toccato tutti i modelli dell’azienda e ha aumentato ulteriormente la sua utenza, di cui la metà si è rivelata composta di neoacquisti provenienti dal mondo Windows.
L’annuncio del radicale cambio di CPU da PowerPC a x86 risale all’estate dell’anno precedente ma durante il Mac World del 2006 Steve Jobs, insieme al CEO di Intel Paul Otellini, a sorpresa anticipò i tempi della migrazione tirando fuori il desktop consumer e il portatile professionale che, al posto dei rispettivi G5 e G4, ora sfoggiavano il nuovo Intel Core Duo.
Alla modifica radicale dell’interno non corrispose però un adeguamento dell’estetica.
Nonostante lo stupore di molti siti e osservatori si trattava di una strategia con numerosi precedenti a Cupertino. Come già per il passaggio dai Quadra e Centris con Motorola 68k ai PowerMac con Power PC e più tardi dai PPC 604 e 603 al G3 la scelta di Apple fu ancora una volta di un passaggio “soft” e non traumatico, ma di continuità con il passato.
Seppure i nuovi computer erano sensibilmente più potenti e migliori dei precedenti il messaggio all’utente era “è tutto come prima” e il nuovo motore nel cofano non mutava di una virgola ma anzi proseguiva e consolidava la tradizione targata Macintosh dell’approccio facile, intuitivo ed amichevole (nonché sicuro) all’informatica.
Nota: l’evento citato è stato aggiunto al calendario di Storie di Apple.
Immagine tratta da www.engadget.com
