I siti di Apple: ridirezionamenti
Ecco altri siti sempre “desaparecidos” ma per cui i responsabili hanno avuto il buon senso di reindirizzare le richieste ad un altro indirizzo, tappando in qualche modo i “buchi” lasciati in seguito a ripensamenti e ristrutturazioni:
livepage.apple.com
Ridireziona a www.apple.com/startpage/
Si tratta della homepage preimpostata sui browser web che in passato Apple forniva con il suo Mac OS. Un tempo l’indirizzo era un alias di apple.netscape.com e puntava ad un sottodominio di netscape.com, testimonianza che la cosa appartiene decisamente ad un’altra era…
quickdraw3d.apple.com
Ridireziona a www.apple.com/
Dal nome dell’url pare fosse dedicato all’abbandonata (a favore di OpenGL) tecnologia proprietaria Quickdraw 3d. Una delle tante, potremmo aggiungere.
www.media.apple.com
Ridireziona a www.media.apple.com/
Era la sezione “Apple Publishing and New Media”. Fino a qualche mese fa portava a una pagina con su un messaggio di spiegazione, delle scuse e una lista di vecchi url e (nuovi) equivalenti.
Sei anni di Mac OS X
Sei anni fa, il 24 marzo 2001 la prima versione ufficiale di Mac OS X, la 10.0, fu resa disponibile nei negozi.
Preceduta di alcuni mesi dalla release “public beta”, la 10.0 seppur con diversi problemi e inadeguatezze ha segnato il primo punto di non ritorno nel nuovo corso dei sistemi operativi di Apple. Il merito è sicuramente dell’accoppiata della sua base Unix-like con la pluri-imitata interfaccia grafica Aqua con cui ha saputo fondere passato e futuro.
I siti di Apple: persi per strada
La lista questa volta include tutti indirizzi che non rispondono o mostrano messaggi laconici sull’inaccessiblità.
Vittime di ripensamenti, partnership concluse, tagli di fondi e cambi di strategia: anche a Cupertino qualche volta cala la scure su un progetto o inziativa e ciò che ci rimane è -se va bene- un errore “404: not found”.
www.info.apple.com/gomobile
“Mobile Computing Technology” , quot;soluzioni per l’informatica portatile da Apple Computer e venditori di terze parti”, con particolare rilievo ai Powerbook.
cards.apple.com
A quanto pare un tempo era destinato alle cartoline virtuali online di Apple.
www.info.apple.com/education/
“America’s K-12″, probabile antenato dell’”Apple Learning Interchange”, anche a leggere le descrizioni.
fonts.apple.com
Conteneva una stringata pagina che da lunga data prometteva senza mantenere novità e un tempo rimandava per ogni approfondimento a developer.apple.com/fonts/
mirror.apple.com
Fino al 2001 questo url reindirizzava verso i siti che duplicavano gli archivi di shareware, freeware e public domain come Info-Mac. Notevole il perentorio messaggio “This server has been retired” che ne sostituisce da alcuni mesi uno molto articolato di Scott Mulligan, curatore che spiegava le vicissitudini dello spazio.
Il TAM compie 10 anni
20 marzo 1997: è la data in cui è uscito un Macintosh molto speciale, che doveva festeggiare il ventennio di Apple Computer. Dietro l’acronimo “TAM” si celano infatti le parole “Twentieth Anniversary Macintosh” e il computer, prodotto in serie limitata e venduto inizialmente a quasi diecimila dollari, ha degnamente celebrato l’anniversario dell’azienda, almeno esternamente.
Il TAM è opera di due dei più importanti designer di Cupertino e fa da spartiacque tra la Apple -in difficoltà- degli anni ’90 e quella della rinascita del ritorno di Steve Jobs. Il progetto fu iniziato da Robert Brunner ma fu terminato da Jonathan Ive, che sotto la guida di Jobs ha raggiunto nuove vette nel design industriale.
Infatti più che le caratteristiche hardware, simili a quelle del PowerMac 5500 (processore 603e a 250 MHz e scheda video ATI 3D RAGE II), il TAM, noto anche come Spartacus e Pomona, si stagliava per la forma insolita, per la dotazione audio-video e la raffinatezza e cura nei dettagli tant’è che è tutt’ora molto richiesto e apprezzato.
A sviluppo verticale con piedistallo semicircolare e con monitor piatto LCD, il Mac del ventennale aveva ingresso video, un sintonizzatore TV e radio FM, un lettore CD-Rom sempre in verticale e uno speciale altoparlante della Bose con subwoofer. Tocco di classe era infine la sua tastiera, che sposava in modo inedito elementi dei desktop con quelli dei portatili. La tastiera incorporava un trackpad con poggiapolsi di vera pelle, ma all’occorrenza queste parti si potevano rimuovere e il pad si poteva sostituire con un classico mouse.
Immagine tratta da www.applefritter.com
