DICS: Didactic ICon Shell

 12/03/2007 - Archiviato in: Lo sapevate che...,Software 

Ha esordito in sordina verso la metà degli anni ’80, ed era un software che gettava un primo ponte dal Macintosh verso il mondo Unix.

dics-ap2085DICS, acronimo che stava per “Didactic ICon Shell”, era un’interfaccia per il filesystem degli elaboratori UNIX, all’epoca ancora alieno a gran parte dei PC, che il software “montava” e mostrava per mezzo di icone in perfetto stile Mac, un po’ come farà (insieme a molto altro) qualche anno dopo A/UX di Apple.

Secondo un annuncio del 1985 in Applicando 20, DICS era distribuito in Italia dalla List ed era disponibile in due versioni. La prima permetteva di comunicare con una singola macchina Unix e l’altra per un’intera rete, collegata al Mac via “LAN” (Ethernet?) o seriale (RS232). I prezzi oscillavano da 500 a 900mila Lire a seconda del numero di postazioni collegate.


KanJiTalk

 09/03/2007 - Archiviato in: Lo sapevate che...,Personaggi,Software 

Negli anni ’80 Apple fu una delle poche aziende a produrre un computer compatibile con il sistema di simboli nipponici, i Kanji.

KanjiTalk StartupFu uno dei successi maggiori del futuro CEO Michael Spindler che realizzò una versione speciale del System del Mac chiamata KanjiTalk mentre era a capo di Apple Europe. La diffusione del personal computer e dei Macintosh in Giappone procedeva a rilento per problemi con i caratteri e gli utenti erano perlopiù costretti ad imparare ed usare l’alfabeto latino che causava omonimie e imprecisioni nella trascrittura dei suoni originali dei Kanji.

KanjiTalk 6.0.4Spindler spinse per l’acquisto dei diritti di un sistema di font Kanji e il suo adattamento sul “Fat Mac”, il secondo Macintosh con memoria da 512K, potenzialmente capace di gestire set di caratteri non occidentali. Il risultato fu KanjiTalk: strettamente legato al sistema operativo del Mac permetteva di visualizzare e stampare i pittogrammi e ne aiutava l’inserimento grazie ad un sistema di “predizione” delle parole che adattava i caratteri latini al significato nipponico.

Versioni localizzate per l’utenza giapponese del Mac OS, alcune anche liberamente scaricabili, sono state prodotte fino all’avvento di Mac OS X che include il nihongo nella versione generale, insieme ad altre lingue asiatiche.

Immagini tratte da www.d4.dion.ne.jp/~motohiko/system6.htm


Jobs e i tasti inutili

 08/03/2007 - Archiviato in: Design,Hardware,Personaggi 

Per l’anniversario del Mac II abbiamo nominato le dimensioni improvvisamente ingigantite sia del computer che della tastiera e sottolineato come questo cambiamento rappresentasse per certi versi un tradimento dell’idea originaria dietro al Macintosh.

Una conferma dell’avversione di Steve Jobs per la “Apple Extended Keyboard” ci viene dalla curiosa testimonianza (narrata anche in “The Second Coming of Steve Jobs”) di un appassaionato, Steve Jurvetson, che incontrò il fondatore di Apple quando quest’ultimo era “in esilio” ed impegnato con il progetto NeXT.

battleshipJurvetson in quell’occasione chiese al suo “eroe” di firmare la sua tastiera Mac che già riportava l’autografo dell’altro Steve, Wozniak.

La risposta di Jobs fu “Questa tastiera rappresenta tutto ciò che non sopporto di Apple. È una portaerei. Perché ci sono tutti questi tasti? Lo usi il tasto F1?” e acconsentì a apporre la sua firma solo se avesse potuto rimuovere i tasti inutili.
Cosa che dopo l’OK di Jurvetson, Jobs fece pazientemente con la sua chiave di accensione della macchina proclamando al tempo stesso, sarcasticamente, che stava “cambiando il mondo, una tastiera alla volta”, parafrasi di uno slogan di Apple negli anni ’80.


Vent’anni di Mac “aperti”

 07/03/2007 - Archiviato in: Eventi,Novità 

Segnaliamo la pubblicazione retroattiva su Storie di Apple in data 2 marzo di un articolo che celebra il Mac II.

Lo scorso venerdì ha segnato infatti vent’anni dall’introduzione del Mac II e dell’apertura dei Macintosh ad un mondo e mercato di espansioni di terzi.

L’uscita del primo Macintosh orizzontale e facilmente espandibile era una risposta alle esigenze dell’utenza che si sentiva “stretta” nei confini imposti originariamente da Steve Jobs, ma anche una rincorsa e strizzata d’occhio alla filosofia del sempre più pericoloso concorrente dell’epoca, il PC della IBM.

Buona lettura!



 


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