Arriva la Blue Box
Dopo aver reso disponibile la prima versione per sviluppatori del suo nuovo sistema operativo, Rhapsody, nella seconda metà del novembre 1997 Apple gettò un ponte importante verso la sponda della retrocompatibilità.
Il 19 del mese, infatti, fu rilasciata la “Blue Box Component”.
La Blue Box, presentata al Developer forum europeo, era un ambiente separato che permetteva di eseguire solo su hardware PowerPC, in maniera più o meno trasparente, il “vecchio” parco software eseguendo una copia del Mac OS. Si opponeva, concettualmente come cromaticamente alla Yellow Box, cuore di Rhapsody.

La Blue Box, che assunse in seguito il nome di ambiente “Classic” e venne archiviata solo dieci anni dopo nell’ottobre 2007 con Mac OS X 10.5, era in preparazione da diverso tempo in quel di Cupertino. Un sistema di emulazione (o meglio virtualizzazione) per esegure gli applicativi esistenti ma non pensati per Rhapsdody costituiva infatti una delle necessarie concessioni all’utenza Macintosh permettendole di non buttare via gli investimenti fatti nel software, come sottolineò all’epoca anche il vicepresidente Avie Tevanian, ideatore di NeXTStep e poi progettista capo di quello che sarebbe diventato Mac OS X.
Apple libera online MPW
Il 18 novembre del 1997 Apple rendeva finalmente disponibile a titolo gratuito via Internet il suo ambiente di sviluppo Macintosh Programmer’s Workshop.
Il Macintosh Programmer’s Workshop (abbreviato con le iniziali MPW) era il framework di sviluppo ufficiale e storico di Apple per Macintosh sotto Mac OS 7, 8 e 9. Aperto, configurabile e manipolabile tramite script con il supporto per vari linguaggi tra cui il C, C++ e l’assembly includeva compilatori, linker ed utility varie (tra cui una peculiare shell) e permetteva di creare applicazioni sia con codice 68k che PowerPC.
Venduto sino al novembre del 1997 a caro prezzo, MPW era stato per molti anni una delle due possibili scelte di sviluppo evolute per gli sviluppatori in ambito Mac, contrastato dall’altrettanto commerciale e costoso CodeWarrior di Metrowerks (poi Motorola). Con l’avvento del nuovo OS basato su tecnologia NeXT MPW si avviava sul viale del tramonto (l’ultimo aggiornamento è del 2001) e forse per questo Apple decise di rendere il framework disponibile online a tutti anche se con la formula “as is”, cioé senza alcuna garanzia né supporto.
E’ tutt’ora possibile recuperare una copia di MPW, da usare con Mac OS precedenti ad X, dal sito ftp dell’azienda di Cupertino.
Dieci anni di Apple Store
Il 10 novembre del 1997 si aprirono le porte dell’Apple Store.
Il primo negozio online di Apple fu costruito e basato sulla lodata tecnologia WebObjects acquisita tramite NeXT. Questa aveva già mostrato le sue potenzialità nello stesso ambito con la concorrente Dell che in quei mesi si ritrovò a cercare in fretta e furia un sostituto per rifare il suo sito di commercio elettronico.
Ideato per essere più indipendente e versatile (secondo la filosofia del Just in Time), l’Apple Store fu annunciato in pompa magna da Apple, che vi ripose molte speranze in un momento delicato della sua storia. E non deluse le aspettative: nelle prime 12 ore di attività registrò 4.4 milioni di “hit” e sopratutto fece incamerare all’azienda ordini per più di 500′000 dollari.
iTunes in vetta
Il periodo novembre 2003-2007 segna quattro anni di leadership nei download digitali da parte dell’iTunes Store di Apple.
Fu infatti all’inizio del novembre di quattro anni fa che Apple annunciò che i suoi utenti avevano scaricato 1,5 milioni di brani in una settimana. I dati diffusi da Apple, confrontati con quelli di Napster di 300′000 brani nello stesso periodo nella sua prima settimana come “negozio online”, mostravano uno schiacciante 5 a 1.
Secondo Nielsen SoundScan iTunes, che aveva esordito nell’aprile precedente ed aveva venduto in sette mesi complessivamente 17 milioni di brani (poi divenuti 25 milioni a dicembre, aveva ormai una presa solidissima sul mercato statunitense dei download legali con una quota superiore all’80%.
Per un confronto nel corso degli anni aggiungiamo che nell’autunno 2004 la percentuale risultava del 70% poco dopo aver superato i 150 milioni di brani distribuiti cifra confermata sia nel 2005 che nel 2006 anni in cui a sorpresa (ma non troppo) l’inseguitore principale di Apple è diventato eMusic, alfiere della musica indipendente e senza protezioni
