Apple & Sun: Jonathan Schwartz e Lighthouse Design
Jonathan Schwartz è l’attuale CEO di Sun Microsystems ma il suo passato è fortemente legato a Jobs ed al software su cui Apple ha basato il suo sistema operativo Mac OS X.
Schwartz è stato il cofondatore nel 1989 e in seguito anche il CEO della Lighthouse Design, azienda che sviluppava software per computer con sistema operativo NeXTSTEP. Tra i suoi (apprezzati) prodotti c’erano numerose soluzioni office: ParaSheet e Quantrix, due fogli di calcolo, Diagram!, simile a Visio, Concurrence, programma per presentazioni, TaskMaster, per il project management e WetPaint per il fotoritocco.
La Lighthouse ebbe un ruolo importante quando NeXT e Sun strinsero un’alleanza attorno al progetto OpenStep venendo acquisita nel giugno 1996, da Sun per divenirne la divisione addetta allo sviluppo di software OpenStep.
Sun però cambiò i suoi piani per concentrarsi su Java e poco dopo Apple acquisì NeXT (e Jobs): Schwartz rimase in Sun e nel 1997 divenne responsabile del product marketing di JavaSoft. In seguito ha ricoperto una serie di incarichi sempre più importanti diventando nel 2004 presidente e COO (chief operating officer) e rimpiazzando infine nel 2006 come CEO (amministratore delegato), Scott McNealy, il cocreatore di Sun.
Nonostante l’interesse e le numerose richieste Sun ha deciso di non proseguire lo sviluppo del parco software della Lighthouse e, a differenza di altre software house dell’epoca (come la Omni), non ha mai intrapreso il (naturale) porting per Mac OS X, rendendo invece solo disponibili le vecchie versioni per NeXT/OPENStep gratuitamente online.
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Apple & Sun: Curtis Sasaki
Che nella Silicon Valley nel corso della propria carriera si passi da un’azienda all’altra non è una rarità: ci sono però alcuni personaggi che emergono per il ruolo di spicco avuto più volte in progetti importanti.
È il caso di Curtis Sasaki, che nel curriculum ha diverse voci decisamente interessanti tra cui Apple e Sun. Nel 1984 era in Apple per il lancio del Macintosh e successivamente ha ricoperto il ruolo di responsabile per lo sviluppo di vari Apple II tra cui il IIGS ma anche di stampanti come la ImageWriter II e la LaserWriter.
Sasaki ha poi seguito Steve Jobs in NeXT dove ha passato diversi anni ottenendo anche un brevetto per il suo lavoro sulla tecnologia magneto-ottica (su cui si basava l’unità dei primi modelli di black hardware). A NeXt ha fatto seguito un periodo in General Magic, sfortunato progetto voluto e finanziato da Apple che doveva creare una nuova piattaforma per PDA e dispositivi mobili.
Da qualche anno, come anticipato, Sasaki è in Sun dove come capo ha trovato Jonathan Schwartz, anche lui con trascorsi NeXT. Tra i ruoli ricoperti da Sasaki spicca quello nel 2002 di leader del “Project Madhatter” (poi noto come Java Desktop System), iniziativa atta a creare un sistema operativo basato su Linux.
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Apple & Sun: cronache di un connubio mancato
Non una, non due ma per ben tre volte Sun Microsystems è stata in procinto di legarsi indissolubilmente ad Apple e in diversi altri casi ci sono stati contatti per collaborare su software e hardware.
I vari tentativi sono confermati in alcune dichiarazioni rilasciate nel 2006 da Bill Joy, cofondatore di Sun dimessosi nel 2003 e padre del sistema operativo Solaris nonché di parte considerevole di BSD (e oggi utente soddisfatto di Mac OS X, che su BSD è basato).
Secondo Joy, Sun ebbe in più occasioni a che fare con Apple: cercò di convincere Cupertino ad adottare il filesystem NFS (senza successo laddove nel 2006 il nuovo ZFS ha fatto capolino in Mac OS X), i processori SPARC, propose una collaborazione per l’interfaccia utente ma sopratutto tentò sia di rilevare Apple che di effettuare una fusione.
Anche se Joy non ha rivelato i dettagli esatti e il socio Scott McNealy ha glissato sull’argomento, è opinione diffusa che due dei tentativi di fusione o acquisizione Apple-Sun risalgano alla metà degli anni ‘90. Il primo ebbe luogo nel 1994 alla fine del periodo Spindler e inizio dell’era Amelio. Il secondo caso, più noto, è degli inizi del 1996. Si trattava di uno dei momenti più difficili per Infinite Loop che, in caduta libera nel mercato, era data ormai per spacciata da stampa ed analisti e l’intervento di Sun era visto come una iniezione di credibilità e un possibile connubio tra il mercato aziendale e quello consumer.
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