Da Claris a FileMaker

 30/01/2008 - Archiviato in: Eventi,Software 

Nata nel 1987, Claris fu un’iniziativa di Apple per separare dall’azienda principale parte della produzione software. logo ClarisClaris infatti ricevette in eredità e gestione vari programmi tra cui due cavalli di battaglia del Macintosh: MacWrite and MacPaint.

Claris negli anni successivi si espanse al punto di progettare una linea di Mac economici ma soprattutto sviluppò e commercializzò vari prodotti che ebbero un ruolo di primo piano sul mercato Mac, anche se spesso grazie alla spinta della casa madre. Tra questi citiamo Claris Homepage, i poco noti Claris Impact, Claris Resolve e Claris Organizer (rispettivamente presentazioni, fogli di calcolo e agenda), il seminale client di posta elettronica eM@iler e due prodotti multipiattaforma, l’integrato ClarisWorks e il potente e fortunato database FileMaker.

logo FileMakerÈ interessante notare che FileMaker non nacque in seno a Claris ma fu sviluppato dalla Nashoba Systems e acquisito da Apple con l’aiuto involontario di… Microsoft. Quando quest’ultima rilevò nel luglio del 1987 la Forethought che distribuiva il software, FileMaker fu oggetto di contesa. Il pacchetto però non finì a Redmond nonostante l’interesse di Gates e soci ma a Infinite Loop, diventando uno dei cardini della neonata Claris, che rilasciò la versione II nell’agosto del 1988.

Tra alti e bassi Claris giunge al 1998. Alla fine di gennaio di quell’anno l’azienda venne ridimensionata, “cedette” Clarisworks ad Apple (che lo rinominò Appleworks) e si concentrò sul suo prodotto di punta, assumendone il nome e divenendo quindi la FileMaker Inc.


Revolution In The Valley

 29/01/2008 - Archiviato in: Hardware,Letture,Personaggi,Software 

“Revolution In The Valley: The Insanely Great Story of How the Mac Was Made”
Autore: Andy Hertzfeld & AAVV
Editore: O’Reilly
Altre informazioni: 296 pp illustrate – lingua: inglese

Revolution In The Valley: The Insanely Great Story of How the Mac Was Made può essere definito senza ombra di dubbio il libro definitivo sulle origini del Macintosh la cui lettura è altamente consigliata. Può sembrare una dichiarazione esagerata ma l’autore e i personaggi coinvolti, in più occasioni come coautori, ne sono la migliore garanzia e pubblicità possibile.

Il testo, riccamente illustrato, deriva da un sito, Folklore.org che Andy Hertzfeld ha ideato già nel 1996, dopo la (dis)avventura. Il sito web ha esordito molto dopo, nel 2003 ma verso la fine degli anni ’90 Hertzfeld scrisse la prima serie di cronistorie sulla Apple dei primi anni ’80 e sullo sviluppo del Mac.

L’assunto di base del sito, e del libro che ne è scaturito per interesse dell’editore Tim O’Reilly, è di una narrazione corale, cioé che fosse proprio chi c’era all’epoca a narrare e comporre il mosaico di retroscena, dettagli, idee e eventi che portarono alla creazione e commercializzazione del computer “for the rest of us”.

Tra gli autori troviamo infatti nomi come quelli di Steve Capps, Donn Denman, Bruce Horn e Susan Kare, i cui preziosi ricordi si aggiungono al calderone pseudocasuale di storie di Hertzfeld, coinvolgente guida al mondo di prototipi, interfacce, hack, scherzi ma anche scontri di personalità del team che creò il Macintosh. Questo calderone nell’edizione a stampa difetta -ovviamente- dei link della natura ipertestuale, ma oltre ad una cura grafica notevole è arricchito da contenuti extra e sopratutto da una ricca iconografia, fornita in parte da Apple stessa, che pare avere un archivio enorme, caotico e pieno di piccole e grandi gemme. Proprio come la sua storia.


Il Mac truccato della demo

 24/01/2008 - Archiviato in: Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

A volte le cose non sono come sembrano. Uno dei casi meno noti ma più eclatanti è quello del Macintosh originale, quando venne presentato da Steve Jobs all’assemblea degli azionisti il 24 gennaio del 1984.

1984 - Il Mac si presenta al pubblicoJobs volle una dimostrazione delle capacità multimediali del Mac tra cui la funzione di sintesi vocale. Purtroppo il Mac originale mostrava già i suoi limiti (che il team di sviluppatori aveva abilmente aggirato con varie tecniche e hack) e per riuscire nell’intento e soddisfare il capo, il team assemblato per l’occasione decise di “barare”.

Quello tirato fuori da una borsa e lasciato parlare da Jobs non era un Mac originale ma un prototipo potenziato di laboratorio. Si trattava di uno dei primi “fat Mac” (uno di due esistenti), dei Macintosh già in progettazione che invece degli esigui 128k standard di memoria ne montava ben 512k e sarebbero stati disponibili in commercio solo otto mesi dopo.


La rivoluzione mancata

 21/01/2008 - Archiviato in: Eventi,Hardware 

Apple LisaIl 21 gennaio del 1983 Apple lanciava sul mercato due nuovi computer agli antipodi in quanto a filosofia e obiettivi ma anche di accoglienza del pubblico.
Si trattava dell’Apple IIe e del Lisa, proposti rispettivamente a 1395 e 9995 dollari.

Come fa notare Owen Linzmayer nel suo “Apple Confidential” il pubblico preferì l’approccio “evolutivo” dell’Apple IIe a quello “rivoluzionario” del Lisa.

L’Apple IIe fu il computer della serie Apple che ebbe più successo in assoluto per l’azienda rimanendo in vendita per più di 10 anni proprio perché non offriva nulla di radicalmente nuovo ma migliorava varie caratteristiche (Rom, Ram, espandibilità) di una formula già apprezzata.

Il Lisa invece, nato come progetto ben cinque anni prima, nel 1978, mancò clamorosamente sia il suo mercato, quello dell’utenza d’ufficio, che il suo lodevole obiettivo, la diffusione dell’interfaccia grafica ispirata dalle ricerche allo Xerox PARC.

Il mouse del Lisa in primo pianoL’insuccesso però conteneva i germi della seconda rivoluzione di Apple (e di tutto il settore): il suo sviluppo rappresentò internamente sia il fertile humus per lo sviluppo di menù, icone, mouse che un contraltare concettuale, strategico e commerciale per il Macintosh, esemplificato anche dalla sua forma compatta e verticale invece che orizzontale.

Il piccolo Mac, esordendo pochi mesi dopo, realizzò a sorpresa il sogno del Lisa e al tempo stesso ne accelerò ulteriormente l’archiviazione, non prima di una breve parentesi in cui il fratello maggiore venne proposto sotto le spoglie del Macintosh XL.



 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin