A/UX: lo UNIX ripensato da Apple
Vent’anni fa, con una presentazione dell’amministratore delegato John Sculley allo Uniforum a Dallas, Apple lanciava sul mercato il sistema operativo A/UX.
A/UX, che sposava l’interfaccia grafica del Finder con il sistema operativo UNIX, era pensato per il potente e espandibile Macintosh II, con cui l’OS era offerto in combinazioni hardware e software che andavano da 8’500 dollari in sù. Lo UNIX proposto dall’azienda di Cupertino si basava su quello canonico di AT&T, per la precisione sul System V.2.2 a cui si conformava ufficialmente ma al tempo stesso includeva le cosiddette “Berkeley extensions” e cioé le aggiunte e modifiche fatte a UNIX, in particolare sul versante del networking, dall’università omonima con il suo sistema operativo BSD.
Come si può leggere testo del comunicato Apple evidenziava la natura particolare di A/UX e la fusione di potenza, affidabilità (pensiamo alla memoria virtuale e al multitasking, inediti per l’epoca) e versatilità (networking, database, calcolo) con l’intuitività dell’interfaccia grafica ideata da Apple (anche se a scelta era possibile usare il sistema grafico X-Window). Queste caratteristiche avrebbero dovuto rendere il Macintosh II una workstation ed al tempo stesso un sistema che apriva UNIX a un pubblico potenziale più vasto. Usiamo il condizionale perché nonostante di A/UX siano uscite nel corso degli anni altre versioni, che supportarono dopo il Motorola 68020 anche i successivi 68030 e 68040, il sistema non ebbe che una diffusione limitata.
I motivi dell’insuccesso furono molteplici: A/UX era rivolto ad un mercato insolito che all’epoca non esisteva e probabilmente anticipava (come il NeXTStep) i tempi di almeno un decennio. Di sicuro non aiutavano i prezzi, sostenibili da pochi clienti (ad esempio università presso le quali Apple spinse il sistema): per chi aveva già un Mac II la spesa era infatti di quasi 5000 dollari (comprensivi però di disco fisso, PMMU e RAM aggiuntiva) e un set di manuali era proposto a ben 649 dollari.
Seconda tappa del tour di Storie di Apple
Come anticipato si terrà a L’Aquila la seconda tappa del tour italiano di Storie di Apple.
L’incontro si terrà sabato 16 febbraio alle 17:30 nei locali di Futura Grafica, in via san Flaviano 38 a L’Aquila e invito tutti gli appassionati Apple della zona ad assistere (se volete anche a registrare e fare foto), venire a chiacchierare o semplicemente passare a salutare.
Anche questa volta ci sarà una presentazione su dati, retroscena e curiosità della storia di Apple e anticipo che sarà dato largo spazio agli spot pubblicitari realizzati e diffusi in questi anni da Infinite Loop e pescati da un vasto archivio multimediale. La presentazione sarà ovviamente informale e con la possibilità di approfondire liberamente gli argomenti trattati, nonché con qualche sorpresa ai partecipanti, sia da parte di Storie di Apple che da Futura Grafica, che ringrazio per l’ospitalità e l’entusiasmo mostrato.
p.s. Sono in preparazione una tappa a Napoli e un’altra in Toscana.
Bill Gates e i Mac
William Gates III, cofondatore della Microsoft è stato al tempo stesso antagonista e alleato chiave di Apple.
Gli episodi sono numerosi e in molti casi passati alla storia: dallo sviluppo in esclusiva di software per il Macintosh (tra cui Excel) alle cause per l’interfaccia grafica alla proposta di collaborare sulla concessione in licenza del Mac OS fino all’accordo quinquennale dopo il ritorno di Steve Jobs e ancora alla lotta a distanza tra iPod e Zune e rispettivi ecosistemi musicali.
Ecco di seguito alcune immagini che ritraggono Gates in compagnia di computer targati Macintosh.

Nel suo ufficio a Bellevue nel 1985 in occasione del rilascio di Windows 1.0 con alle sue spalle un Macintosh, probabilmente il modello originale o un 512k.

Sempre a Bellevue, con Steven Ballmer, all’incirca nel 1987: sullo sfondo si nota un Macintosh (Plus?). Immagine tratta da una gallery del New York Times.

Da un ironico filmato mostrato a una presentazione nel 2005: Gates “scoperto a letto” con un Powerbook G4 Titanium.
Lo scatto bruciante del G3
Agli inizi del febbraio 1998 Apple diffuse uno spot televisivo in cui si faceva beffe della velocità del processore Pentium II, raffigurato come (e con) una lumaca.
L’occasione della dichiarata superiorità di elaborazione era il rilascio del G3, processore PowerPC RISC di terza generazione (da cui la sigla) che secondo l’azienda di Cupertino era “fino a due volte più veloce”.
Lo spot, che terminava con il motto “Think Different” inaugurato nel settembre precedente, sarebbe stato seguito da un’ulteriore presa in giro della concorrenza. Nota come “Toasted bunny” e sempre basato sulla maggiore potenza dei processori PPC rispetto ai Pentium, sbeffeggiava l’iconografia di Intel, la pubblicità parecchi anni dopo fu citata scherzosamente sul palco del Macworld quando Apple annunciò il fatidico passaggio a CPU x86.
