Star Trek: la strada non intrapresa

 30/06/2008 - Archiviato in: Eventi, Hardware, Personaggi, Software

Nel febbraio del 1992 il colosso del networking Novell approcciò Apple con un’idea inattesa ed ardita: tentare il porting del sistema operativo dei Macintosh su processori Intel.

L’idea piacque all’amministratore delegato John Sculley e le due aziende iniziarono in maniera molto discreta la collaborazione sul progetto, a cui venne dato il nome “Star Trek” perché, come la nave spaziale nell’omonima serie televisiva, ci si sarebbe “coraggiosamente spinti dove nessun Mac era stato prima”: la piattaforma x86.

La leggenda vuole che quando Bill Gates venne a conoscenza del progetto, lui che qualche anno prima aveva spinto per un accordo di licenza, abbia bollato l’operazione come “mettere del rossetto ad una gallina”. Entrambe le aziende erano però estremamente interessate alla fattibilità dell’accopiata Mac OS/Intel: Apple perché era ormai agli sgoccioli con la linea di CPU 68k di Motorola e voleva indagare a fondo tutte le varie possibilità. Novell invece voleva fornire un’alternativa al Windows di Microsoft sposando il suo DR-DOS con un’interfaccia grafica, e preferiva avere Apple come alleato piuttosto che come avversario in tribunale dopo averne infranto -volontariamente o meno- qualche brevetto.

Dal punto di vista pratico il 17 luglio 1992 venne assemblato un gruppo di 18 sviluppatori (14 di Apple e 4 di Novell) in un ufficio di Novell a Santa Clara proprio di fronte ai quartieri generali di Intel, il cui amministratore delegato dell’epoca, Andy Grove, aveva garantito il suo appoggio a Sculley.
A ogni sviluppatore venne dato un Mac e un clone PC con processore 80486 e soprattutto venne promesso un premio tra i 16000 e 25000 dollari se avessero terminato l’opera di porting entro la fine di ottobre.

Due mesi e mezzo dopo gli sviluppatori erano in vacanza in Messico a rilassarsi: lavorando durissimo e senza alcuna supervisione, ricorda il programmatore Fred Monroe, erano riusciti non solo a far funzionare sui PC il Finder del System 7 ma anche QuickTime e parte delle librerie QuickDraw GX nonché la rituale schermata di avvio “Welcome to Macintosh”.

Per quanto possa sembrare strano la prima realizzazione pratica risultò la parte più facile. Nel dicembre 1992 il responsabile Chris DeRossi e Roger Heinen, vice presidente Apple del software engineering, mostrarono il prototipo funzionante ad una dirigenza che, stupefatta, diede l’ok per proseguire ma più avanti decise archiviare Star Trek più esattamnete nel giugno 1993.

A chi si chieda “perché?” possiamo dare varie risposte, frutto perlopiù di ipotesi più o meno informate.
Secondo Amit Singh si trattò di una combinazione di ragioni: Apple pendeva fortemente verso la scelta dei processori PowerPC e un Mac OS (antelitteram) su PC avrebbe danneggiato i piani futuri e presenti nonché l’avrebbe costretta ad una lenta e costosa conversione forzata di tutto il parco software.
Ai pareri contrari dall’interno si aggiunsero poi anche quelli esterni con un feedback tiepido da parte dei produttori hardware.
Owen Linzmayer in “Apple Confidential” conferma quest’ultimo dettaglio raccontando di come Mark Gonzales, responsabile del marketing del progetto Star Trek, abbia fatto il giro delle aziende produttrici di cloni PC e abbia trovato sì interesse ma si sia anche scontrato con un accordo-capestro con Microsoft (poi incluso nelle accuse per presunto monopolio) che intascava una quota sul venduto che Windows (3.1 all’epoca) venisse installato o meno.

Ancora più deleteria fu probabilmente il mancato supporto da parte di Apple stessa: i due sostenitori principali di Star Trek erano, a livelli diversi, Heinen e Sculley. All’inizio del 1993 però Heinen rassegnò le dimissioni per unirsi a Microsoft e Sculley fu messo sotto pressione per i pessimi risultati generali e rimpiazzato dall’astro in crescita di Michael Spindler. Fu proprio quest’ultimo che nel corso di una riduzione drastica dei progetti in corso e del budget loro destinato, decise che non c’erano soldi e tempo a sufficienza per un’iniziativa che sarebbe durata almeno un altro anno e mezzo, avrebbe avuto un costo di venti milioni di dollari e aveva ancora tanti punti oscuri.

Immagini tratte da hp.com e wikipedia.org


Dal Titanium al MacBook Pro: sette anni di continuità o di stasi?

 25/06/2008 - Archiviato in: Design, Hardware

PBG4Presentato nel gennaio del 2001 il design del PowerBook G4 Titanium 15″ si avvia ad essere uno dei più longevi della storia dell’Industrial Design di Apple.

È difatti arrivato a noi sino all’estate del 2008 sostanzialmente immutato: è da più di sette anni che imperano le forme essenziali delineate originariamente da Daniele De Iuliis, veterano dell’IDG e collaboratore di lunga data di Jonathan Ive sin dai tempi del Newton.

PBG4 AluSi potrebbe obiettare che nel 2003, prima con l’esordio delle scocche in alluminio dei PowerBook 12″ e 17″ e poi con l’arrivo del primo 15″ anch’esso in questo materiale ci sia stato un cambiamento ma questo, oggettivamente si è limitato ad aspetti anche molto importanti ma che non hanno mutato radicalmente l’aspetto dei portatili “pro”. Per avvalorare questa affermazione basta tornare di qualche anno indietro e notare anche solo superficialmente lo scarto enorme tra il PowerBook G3, noto come Pismo, ed il primo PowerBook G4 in oggetto.

Il cambiamento, a guardare meglio, non c’è stato nemmeno nel 2006 allo storico passaggio di Apple dai processori PowerPC a quelli di Intel quando il MacBook Pro guadagnò giusto qualche millimetro, e accessori come una webcam e l’attacco magnetico della presa d’alimentazione. Lo stupore dei molti fu però mitigato dalla consapevolezza di alcuni osservatori che si trattava di una scelta “fedele alla linea” già adottata in almeno altri due momenti di mutamento tecnologico.
Motivo del look immutato di iMac, Mac mini, MacPro e (appunto) MacBook Pro era il rassicurare il pubblico e minimizzare dubbi o timori sulla transizione.

Se però in passato dopo un lasso di tempo per l’acclimatamento psicologico il cambiamento c’è stato (pensiamo ai PowerBook G3 series o ancora di più ai G3 bianchi e blu) negli ultimi due anni Apple pare aver negato o (speriamo) rimandato a più riprese un ripensamento delle forme.
Si potrebbe quasi concludere che al progredire delle fortune di Apple sia al contempo regredita la sua voglia di sperimentare e rischiare sulle linee “pro” con un’azienda occupata da altro (iPod e iPhone) e che si è limita a ritoccare qualche modello della linea consumer e piuttosto preferisce intraprendere nuove strade parallele come quella del MacBook Air.

Immagini dei computer tratte da Apple History.


Canzoni e filmati

 20/06/2008 - Archiviato in: Novità

Ci sono due novità nell’archivio dei documenti di Storie di Apple.

Storie di Apple a Futura Grafica (AQ)Per chi ha il pallino della statistica o vuole tutte le fonti a portata di mano sono stati aggiornati i dati sulle vendite di brani audio nell’iTunes (Music) Store dall’apertura nell’aprile 2003.
Il foglio di calcolo “iTunes Music Store – aprile 2003/giugno 2008″ arriva ora (appunto) al giugno 2008 ed è come in passato disponibile in tre versioni: il proprietario ma diffuso XLS di Excel ed i due formati standard multipiattaforma CSV (testo con campi delimitati da virgole) e TXT (sempre testo ma con campi delimitati da spazi).

Segnalo poi che nell’archivio ci sono ora anche i materiali della seconda tappa del tour di Storie di Apple (che è stato interrotto per motivi di salute ma riprenderà più in là).

Presentazione Storie di AppleNella sede di Futura Grafica a L’Aquila abbiamo visto e discusso delle pubblicità con la mela mordicchiata, in una presentazione intitolata “Think Different, Switch, Get A Mac: il mondo degli spot Apple”.
La presentazione così com’era, con tutti i filmati non è condivisibile per evidenti motivi ma ci sono due versioni dal peso ridotto, in PDF e Flash, con l’excursus seguito e si possono vedere le anteprime dei video scelti, alla cui “caccia” su Internet magari dedicarsi in seguito.

Buona lettura e visione!


Gli auguri di Microsoft

 19/06/2008 - Archiviato in: Eventi, Lo sapevate che..., Personaggi, Software

Ha fatto rapidamente il giro di Internet la foto della torta con cui Microsoft ha partecipato ai festeggiamenti di Mozilla per il rilascio del browser open source Firefox 3.

Non si tratta però dell’unico in bocca al lupo venuto dai pressi di Seattle: già nel 2006 il team di sviluppo di Internet Explorer ha inviato una torta ai “nemici” in occasione dell’uscita di Firefox 2 e lo stesso anno Microsoft ha fatto gli auguri ad un’altra “concorrente”, Apple, quando quest’ultima ha compiuto trent’anni dalla sua prima fondazione.

Il mittente di questi ultimi auguri è la Macintosh Business Unit (Mac BU), una divisione atipica nel mondo Microsoft, che esiste da più di un decennio ed è da sempre un’affascinante “isola” felice e semi-indipendente con un legame verso Cupertino forte quasi quanto quello con la casa madre di Redmond.

Il ruolo della Mac BU se non proprio cruciale è decisamente prezioso per le sorti di entrambe le aziende sia sotto l’aspetto commerciale, con lo sviluppo di software più o meno valido, che più in generale a livello di relazioni pubbliche. Realizzando una versione di Office per Mac si forniscono da sempre ad Apple degli strumenti ritenuti indispensabili in diversi settori e mercati strategici; al contempo Microsoft in cambio ottiene sia consistenti profitti che un piccolo ma importante ritorno di immagine ogni qual volta che viene tirata in ballo per la sua posizione dominante e le sue mire monopolistiche.

Si ringrazia Guido Sintoni e Barbara Ripepi per lo spunto iniziale



 


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