Mac OS su… Itanium?
All’inizio del 2008 sono circolate voci sulla possibile adozione di Apple dei processori Itanium di nuova generazione. Grazie ai compilatori di Intel l’azienda di Cupertino potrebbe ricompilare il codice di Mac OS X e realizzare dei “super Xserve” per centri di calcolo.
Nel caso questo accada il tempismo si rivelerebbe quantomeno curioso visto che proprio un decennio fa si parlò di un porting del sistema operativo e del software di Apple per Merced, il nome in codice della famiglia di CPU a 64 bit poi ribattezzate Itanium.
Merced si differenzia dalle altre CPU Intel come il Pentium con cui è incompatibile ed è stato sviluppato insieme a Hewlett Packard per fare concorrenza ai processori RISC DEC Alpha. Apple negli anni ‘90 aveva due soluzioni commerciali che creavano su computer HP con CPU PA-RISC e sistema operativo HP-Unix un ambiente Mac emulato.
Nel gennaio del 1998 si ventilò che una di queste, Macintosh Application Environment (MAE) che permetteva di usare il Macintosh System 7.5.3 e numerosi software per Motorola 68040, avrebbe seguito HP-Unix su Merced senza grossi problemi dato che il chip includeva la tecnologia PA-RISC.
Nella pratica non se ne fece più nulla perché ai problemi di Apple della fine del decennio scorso si aggiunsero quelli nello sviluppo e commercializzazione del Merced. Originariamente previsto per il 2000, il processore è invece arrivato sul mercato solo nell’estate 2001 dopo rimandi, smentite e persino voci sull’abbandono. L’Itanium nel corso degli anni non ha brillato per costi e rendita finendo umiliato dalla concorrenza vecchia e nuova e causando problemi a chi ci aveva puntato il suo futuro, come Silicon Graphics, facendo guadagnare alla CPU il nomignolo poco lusinghiero di “Itanic”.
Immagini dell’Itanium tratte da www.hardware.info e www.donutey.com
Apple-EdIT: la nascita del DTP.
Nella primavera del 1986 comparve sulle riviste di informatica una nuova pubblicità targata Apple.
Dietro la sigla “Apple EdIT” c’era una soluzione hardware-software completa che, seppure ancora con diversi limiti, rappresentò l’inizio di una rivoluzione informatica i cui effetti sono dinanzi ai nostri occhi: il desktop publishing, per gli amici DTP.
Il cardine dell’offerta, che permetteva di trasformare un Macintosh 512k o Plus in un concorrente dei sistemi di fotocomposizione era la stampante LaserWriter di Apple basata su tecnologia ideata nei laboratori PARC di Xerox (e “in grado di stampare ben 35 caratteri tipografici” e il linguaggio di descrizione grafica PostScript, ideato dalla Adobe ma sempre basato su idee originate al PARC.
Completava il quadro un programma di layout o impaginazione, ambito in cui il primato storico spetta a PageMaker, rilasciato nel 1985 dalla Aldus (ma poi rilevato e proseguito negli anni ‘90 da Adobe).
Seppure l’accoppiata Apple-Adobe fosse il cardine del DTP, i due non monopolizzarono l’offerta che si arricchì rapidamente di nuovi attori: già nel 1987 le riviste recensiva le prime stampanti laser compatibili di terzi (e più economiche) e per l’editing dei testi in maniera più professionale e potente programmi come Word di Microsoft si erano ormai imposti a spese del meno sofisticato MacWrite.
Sul versante dell’impaginazione Aldus PageMaker dovette subito difendersi dagli attacchi di due avversari agguerriti: uno era ReadySetGo della prestigiosa Letraset, già menzionato in apple EdIT. L’altro invece era la creatura di una neonata software house statunitense, la Quark Incorporated di Denver che presentò la prima versione di Quark XPress al MacWorld Expo del 1987.
Star Trek: cosa ci resta?
L’avventura di “Star Trek” seppure relativamente poco nota ha avuto degli strascichi su alcune delle figure coinvolte.
Di Roger Heinen e della sua “defezione” a Microsoft abbiamo accennato: aggiungiamo che Star Trek non era l’unico grande progetto finito in un nulla e la frustrazione avrà probabilmente avuto un ruolo non indifferente.
Qualche anno dopo hanno invece abbandonato Apple due degli sviluppatori che resero realtà il System sui 486: Fred Monroe e Fred Huxham lavorarono per un po’ su Quick Time ma nel 1997 si ripresentarono al Macworld Expo con il nome fredlabs inc. e un prodotto molto particolare.
Si chiamava VirtualMac ed era un software di emulazione che permetteva l’esecuzione di programmi Macintosh all’interno del sistema operativo BeOS per PPC.
Sempre il 1997 fu l’occasione per una riunione di tutta la squadra di sviluppatori: a distanza di cinque anni restava loro qualche cimelio come la rituale t-shirt celebrativa (con sopra il trasmettitore usato nella serie fantascientifica), manuali, video ma anche un hard disk con una copia del codice eseguibile, che, dopo qualche tentativo, fu mostrato con successo in funzione.
Immagine tratta da bestuff.com

