The Perfect Thing
“The Perfect Thing: How the iPod Shuffles Commerce, Culture, and Coolness”
Autore: Steven Levy
Editore: Simon & Schuster
Altre informazioni: 304 pp – lingua: inglese
Il nome di Steven Levy dovrebbe essere familiare agli appassionati di Apple oltre che a quelli di informatica. Suo è il memorabile “Insanely Great” e con questo libro del 2007 ha affrontato un altro, più recente mito targato Apple, quello dell’iPod.
In “The Perfect Thing”, tradotto (con qualche incertezza) in italiano come “Semplicemente perfetto”, Levy ricostruisce la genesi dell’iPod dalla progettazione fatta in gran segreto alla trasformazione del lettore in un fenomeno culturale e commerciale di massa.
Particolarmente affascinante è l’attenzione prestata ai “padri dell’iPod” ed in generale all’evoluzione della tecnologia degli mp3 player e della musica digital online. Abbiamo così una ricostruzione del ruolo di Tony Fadell e Jon Rubinstein, dell’acquisizione di Sound Jam e la trasformazione in iTunes ma anche informazioni storiche sui primi walkman digitali come il Diamond Rio e chiacchierate con pionieri come Michael Robertson.
Il libro scorre ed è discretamente avvincente, costellato di curiosità e retroscena, risultando leggibile sia tutto d’un fiato che per capitoli. Levy inoltre prova ad andare al di là della mera storia dell’iPod, soffermandosi sulla funzione pseudo-casuale Shuffle o sul rapporto personale degli utenti con l’iPod. Purtroppo il risultato non è dei migliori e invece di arricchire il quadro queste parti risultano delle simpatiche ma tutto sommato superflue divagazioni in un libro per il resto di buon livello.
Ecco gli Apple 32 SuperMicro
Nel comunicato stampa del Macintosh diffuso da Apple nel gennaio 1984 si poteva leggere* che il
Macintosh, insieme a tre potenti modelli Lisa 2, rappresenta la base su cui poggia la famiglia di computer Apple 32 SuperMicro. Tutti i sistemi della famiglia eseguono software Macintosh.
e che
“Riteniamo che la tecnologia del Lisa rappresenti la direzione futura per tutti i personal computer” ha affermato Steven P. Jobs, presidente del consiglio di amministrazione Apple. “Macintosh rende questa tecnologia per la prima volta disponibile ad un pubblico ampio- ad un prezzo e dimensioni sinora impossibili con altri produttori. In virtù dell’ampio parco di software realizzato, l’Apple II e il PC IBM sono diventati i primi due standard di mercato del personal computing. Ci aspettiamo che Macintosh diventi il terzo.”
Si trattava di una strategia di marketing con cui Apple intendeva sfruttare il divario tra i sistemi a 8 e 16 bit e i suoi più nuovi (e potenti) microcomputer a 32 bit ed allo stesso tempo un modo grazie al quale presentare insieme il Macintosh ed il Lisa cercando così di spingere un po’ le (deludenti) vendite del suo primo computer con interfaccia grafica e mouse.
[continua la lettura della storia]
Le persone dietro il Macintosh
“Le persone che fanno il lavoro sono la vera forza dietro il Macintosh. Il mio compito è sgombrare loro la strada, per mettere da parte e tenere a bada il resto dell’azienda. Sfortunatamente non riesco a passare abbastanza tempo qui con loro perché ho anche altre responsabilità. Ma ogni volta che ho un momento libero torno subito perché questo è il posto più divertente al mondo.
Si tratta del gruppo di persone più acute con cui ho mai lavorato. Sono tutti incredibilmente intelligenti, ma la cosa ancora più importante è che hanno in comune il modo in cui affrontano la vita e cioé che la vera ricompensa è il cammino intrapreso. Loro desiderano davvero che questo prodotto veda la luce. In questo momento è più importante delle loro vite personali.
L’Apple II aveva un qualcosa di magico. Non era quantificabile ma era comunque percepibile. Il Macintosh è la seconda cosa nella mia vita che dà le stesse sensazioni. Opportunità come questa non capitano spesso. In qualche modo lo si sente quando ci si trova agli inizi di qualcosa di grande. È per questo che tutti vogliono che sia perfetto e lavorano duramente. Tutti sentono una responsabilità personale verso il prodotto.
Il Macintosh è il futuro di Apple Computer. Ed è opera di un gruppo di persone dall’incredibile talento ma che nel grosso delle aziende si troverebbe tropo in basso perché le loro decisioni abbiano lo stesso impatto che hanno qui. È una di quelle cose che si sa non dureranno per sempre. Il gruppo forse rimarrà insieme per un’altra iterazione del prodotto e poi ognuno andrà per la sua strada. Ma in questo momento molto speciale, tutti noi siamo stati insieme per realizzare questo prodotto. E sentiamo che potrebbe rappresentare la cosa migliore che abbiamo fatto con le nostre vite.”
Traduzione libera del saggio di Steve Jobs nel 1984 nel primo numero di Macworld
Buon compleanno, Macintosh!
La scheda madre nell’immagine è stata gentilmente fornita da Maurizio Buso


