Andy Hertzfeld

 Articolo pubblicato il 21/11/2006 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Di Andy Hertzfeld e del suo contributo alla storia di Apple si potrebbe parlare a lungo e riempire diversi libri o siti web: il suo nome è fissato negli annali del Macintosh per il suo ruolo di creatore, di liason e infine di autore e divulgatore.

Hertzfeld è anzitutto parte del team originario che sviluppò il Mac nei primi anni ’80 ed è uno dei padri del software che lo anima, insieme a Bill Atkinson e a Burrel Smith, miconosciuto demiurgo hardware. Ma è anche la persona che chiamò e coinvolse l’allora sconosciuta Susan Kare a realizzare le icone ed i font del Mac.

Andy Hertzfeld fine anni 70Mentre era uno studente all’Università della California a Berkley, nel 1978, Hertzfeld investì ben 1300 dollari per un Apple II, e si immerse nell’esplorazione dell’hardware e software del personal computer. Man mano che approfondiva la creatura di Steve Wozniak, la scelta di Hertzfeld si trasformò in un’ossessione, al punto di entrare in Apple l’anno dopo, nell’estate del 1978.
Soli 18 mesi dopo, qualche giorno in seguito all’estromissione dell’ideatore originario Jef Raskin, Hertzfeld si univa alla squadra di sviluppo del Mac, su cui lavorò sempre più alacremente fino al 1984 sotto la guida e l’incitamento di Steve Jobs.

Lo sforzo di finire e consegnare il Mac fu tale che Hertzfeld lasciò -esausto nel fisico e nel morale- Apple, solo due mesi dopo il lancio e la trasmissione del famoso spot “1984”.

La sua storia rimase e rimane però saldamente legata al mondo Apple: negli anni successivi cofondò con Smith la Radius, storico produttore di periferiche, schede e monitor per il computer con la mela morsicata e fu anche l’autore di Switcher prima e acerba implementazione di multitasking cooperativo per il Mac.

Hertzfeld con Atkinson, Tribble e JobsNegli anni ’90 Hertzfeld fu coinvolto in altre due iniziative ad alto tasso Apple, purtroppo entrambe sfortunate. La prima volta con Atkinson nella General Magic, che con il benestare di Cupertino doveva sviluppare un “personal intelligent communicator”, un PDA orientato alla comunicazione. La seconda nell’avventura Eazel con Bud Tribble (fedelissimo di Jobs in Apple e poi NeXT) votato alla creazione di un file manager per l’ambiente grafico di Linux.

Negli ultimi anni Hertztfeld, che ora lavora in Google, ha assunto un ulteriore e prezioso ruolo: quello di narratore e autore di una storia del Mac dal “di dentro”. I suoi ricordi e testimonianze e quelli dei colleghi dell’epoca sono infatti stati raccolti e pubblicate sul sito folklore.org ed in seguito, con altro materiale -sopratutto iconografico-, editi in un bel libro intitolato “Revolution In The Valley”, che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato di Apple e di storia dell’informatica.

Immagini tratte da www.folklore.org e da differnet.com

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7 commenti  


7 commenti »

  1. Per me uno dei segni della genialità del tipo rimane il concetto del Thunderscan (suo sicuramente il software, ma non solo), ovvero quel semplice hardware (praticamente una fotocellula) che sfruttava la meccanica della ImageWriter (una stampante, per chi non si ricordasse) per digitalizzare immagini. In tempi in cui gli scanner costavano decine di milioni, era una soluzione più che soddisfacente: ho visto nascere libri, per non parlare di innumerevoli tesi di laurea, con immagini acquisite via Thunderscan…

    commenti by Epimenide — 21 novembre 2006 @ 8:12 pm

  2. bellissimo post, davvero !

    commenti by kOoLiNuS — 25 novembre 2006 @ 3:45 pm

  3. […] Quando qualche anno fa a Andy Hertzfeld fu chiesto in un’intervista quale fosse l’oggetto più memorabile rimastogli dallo sviluppo del Macintosh, la risposta fu: […]

    Pingback by Storie di Apple » I prototipi del Mac — 27 novembre 2006 @ 10:14 am

  4. […] Prima che l’idea venisse accantonata, Jobs fece in tempo a commissionare il disegno del personaggio, un uomo con indosso l’impermeabile “Macintosh”, all’artista belga Folon che fu apposto su alcune schede logiche e spille. Jobs inoltre convinse Andy Hertzfeld a inserire un hack nel sistema operativo perché in futuro i colleghi sviluppatori Apple (e non) potessero richiamare a piacimento dalla memoria e far comparire sullo schermo l’immagine di Mr. Macintosh. […]

    Pingback by Storie di Apple » Mister Macintosh — 20 marzo 2007 @ 8:35 am

  5. […] Ne parla Andy Hertzfeld, che si è ritrovato coinvolto nella burla: Un giorno dell’ottobre 1983 mentre ero al lavoro in Apple ricevetti una chiamata dalla polizia di Cupertino che mi diceva più o meno “La macchina che lei ha denunciato perché parcheggiata nello spazio riservato agli handicappati. Beh, non la possiamo portare via col carro attrezzi perché i confini dello spazio non sono adeguatamente demarcati.” Al che la mia risposta fu “Scusi come?” […]

    Pingback by Storie di Apple » Gli scherzi di Woz - Il parcheggio di Jobs — 29 maggio 2007 @ 10:15 pm

  6. […] interviste esclusive fatte nel corso dello scorso anno ad altrettanti personaggi chiave di Apple: Andy Hertzfeld, Caroline Rose e Bill Fernandez e Bruce […]

    Pingback by Storie di Apple – “Mac Team: venticinque anni dopo” in Applicando 284 — 11 gennaio 2010 @ 12:05 pm

  7. […] testo, riccamente illustrato, deriva da un sito, Folklore.org che Andy Hertzfeld ha ideato già nel 1996, dopo la (dis)avventura. Il sito web ha esordito molto dopo, nel 2003 ma […]

    Pingback by Storie di Apple – “Revolution In The Valley” — 26 luglio 2014 @ 4:47 pm

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