Apple Media Tool: la scommessa di Apple sullo sviluppo multimediale

 Articolo pubblicato il 02/07/2013 che parla di Software 

La storia di Apple è ricca di prodotti e tecnologie con cui Infinite Loop ha cercato di esplorare nuove strade e offrire strumenti per la creatività e la collaborazione all’utenza Macintosh.

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Uno di questi tentativi risale alla metà degli anni ’90 e risponde al nome di Apple Media Tool. Si trattava di un software di authoring multimediale, concorrente di Director della Macromedia, rivolto in particolare a chi produceva CD-ROM interattivi e non aveva necessariamente una formazione da programmatore, ad esempio grafici e musicisti, figure che in molti casi già utilizzavano i Mac.

la confezione di AMTAMT, acronimo con cui noto presso gli utenti, aveva un’interfaccia utente avanzata e adottava il paradigma della programmazione a oggetti, due caratteristiche che rendevano lo strumento molto potente e al tempo stesso relativamente semplice.

L’ambiente visuale permetteva di assemblare immagini, testo, file audio, filmati QuickTime e QuickTime VR senza dover scrivere codice sorgente, cosa comunque possibile. La seconda caratteristica era l’interfacciamento – altrettanto intuitivo – con database per fare operazioni su archivi di dati.
AMT si occupava di trasformare quanto creato in un codice simile a Java, che veniva poi dato in pasto a un runtime multipiattaforma. Una delle particolarità di Apple Media Tool, infatti, è che non era solo per utenti Macintosh: sia l’ambiente di sviluppo che le creazioni potevano essere utilizzate anche sui “PC” con sistema operativo Windows.

Apple Media Tool era uno strumento estremamente sofisticato e ambizioso, e l’azienda californiana vi riponeva diverse speranze per conquistare nuovi mercati: all’epoca il multimedia era un settore in forte crescita, e l’idea era quella di ripetere l’exploit fatto dieci anni prima con il Desktop Publishing.

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A questo punto lasciamo la parola a Dan Crow, sviluppatore e imprenditore britannico, che è stato prima utilizzatore di Apple Media Tool e poi è stato assunto a Cupertino come lead software engineer del progetto e in seguito ha lavorato su due altre tecnologie multimediali dell’azienda californiana, QuickTime e Hypercard.

“Originariamente Apple Media Tool fu scritto da uno sviluppatore belga, Patrick Soquet. Patrick è un programmatore estremamente dotato e una persona squisita. Ispirato dal linguaggio di programmazione Eiffel ne implementò una sua versione che chiamò Key. Non solo creò un compilatore ma anche un sistema di sviluppo completo e un’interfaccia grafica facile da usare per scrivere codice sorgente in Key. L’interfaccia grafica era pensata per realizzare presentazioni multimediali.

AMT Users Reference Guide - Mac UI

Patrick offrì il tutto a Apple, che ne intuì il potenziale e lo mise in commercio come Apple Media Tool (AMT) insieme all’ambiente Apple Media Tool Programming Environment (AMTPE). Inizialmente Patrick era l’unico sviluppatore e Apple semplicemente lo promuoveva e vendeva con il suo marchio. Nell’estate del 1996, però, Apple negoziò con Patrick per acquisire tutti i diritti di AMT e AMTPE e creò un piccolo team interno di sviluppatori per produrre le versioni successive del programma. Io ho guidato questo team dalla fine del 1996 agli inizi del 1997″

Il 1997, purtroppo, si sarebbe rivelato un anno di grande difficoltà e confusione per l’azienda di Cupertino, ed Apple Media Tool fu tra i progetti che risentirono di questa situazione.
Crow ricorda:

“Lanciammo la versione 2.1 [di AMT] un paio di mesi dopo il mio arrivo. Poi cominciammo a lavorare sulla versione successiva. Sfortunatamente all’epoca Apple era in subbuglio. Era il periodo in cui l’amministratore delegato era Gil Amelio e l’azienda stava avendo grossi problemi economici. Apple era estremamente frammentaria e c’erano persone che lavoravano a progetti in competizione l’uno con l’altro. Producevamo dozzine di modelli diversi di Mac che confondevano la clientela e molti di questi non erano granché interessanti. Internamente c’era un grosso dibattito sulla questione se dovessimo essere un’azienda software o hardware e se dovessimo concentrarci sul mercato consumer, su quello della formazione o su quello aziendale. La cosa peggiore era che il Mac OS era vecchio, lento e aveva perso il suo vantaggio in termini di interfaccia utente. C’era tanta gente scontenta in Apple.”

“La dirigenza decise di razionalizzare le attività. Sfortunatamente per me AMT fu una delle vittime. Apple aveva AMT, FileMaker (attraverso la sussidiaria Claris) e HyperCard e si concluse che tra questi tre software simili ce ne fosse uno di troppo. Apple decise di terminare AMT. Il problema consisteva nel fatto che anche se AMT aveva degli sviluppatori entusiasti che lo usavano per creare prodotti all’avanguardia, numericamente erano solo circa diecimila. HyperCard, invece, era usato da centinaia di migliaia di utenti Mac e così lo sviluppo AMT venne annullato e il suo team impiegato su QuickTime.”

Fortunatamente Apple Media Tool non è rimasto nel dimenticatoio.

“Dopo la decisione di Apple ci sono stati vari tentativi di trovare una nuova casa al programma. Alcuni sviluppatori che lo usavano avevano espresso il desiderio di farlo diventare un prodotto indipendente e il desiderio era condiviso da alcuni membri del team in Apple. Alla fine Patrick ha unito le sue forze a quelle di altri fan e ha ricomprato i diritti di AMT e di AMTPE. Hanno lanciato una nuova azienda, Tribeworks, per continuare a sviluppare e vendere AMT, con il nuovo nome di iShell. Nel 2006 iShell è stato rilevato da una nuova azienda chiamata Tribalmedia. iShell continua ad avere un seguito fedele di sviluppatori e all’indirizzo tribalmedia.com, si può vedere in cosa si è evoluto Apple Media Tool.”

Nota: la prima immagine è un particolare della confezione di Apple Media Tool ed è tratta dall’archivio di Storie di Apple. Le altre immagini sono “courtesy of Apple” e provengono da guide, materiali promozionali e vecchie versioni del sito Apple.com.

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