Un tocco di verde shuffle
Le prime tre generazioni dell’iPod shuffle dimostrano come Apple continui a far evolvere e reinventare la sua offerta. Ma al tempo stesso l’azienda punta a comunicare un senso di continuità con il passato, affermando che, nonostante tutto, l’identità ed i concetti base del prodotto sono immutati.
Nel caso dell’iPod shuffle questo è comunicato per mezzo di un elemento comune a tutti i modelli lanciati sinora: l’uso del colore verde. Apple, all’inizio, ha scelto di associare il verde all’atto dello shuffling, del rimescolamento e della riproduzione casuale del contenuto audio e quindi all’iPod shuffle stesso.
L’iPod shuffle originale di prima generazione, lanciato nel gennaio 2005, impiegava il verde a profusione sia nel packaging che nella promozione.
Verde era lo sfondo dello spot televisivo e delle pubblicità stampate e verde era anche il colore dominante della confezione in cui lo shuffle veniva venduto così come verde era il colore sotto il pulsante da spostare per accendere e mettere il dispositivo nella modalità di riproduzione continua o in quella casuale (shuffle).
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I tower – E in principio fu… il Quadra 700
È grazie a una sapiente scorciatoia nel design che nell’ottobre 1991 fece la comparsa uno dei primi modelli tower, il Quadra 700.
La definizione esatta sarebbe quella di “mini-tower” viste le dimensioni molto ridotte (14 cm di altezza x 30 cm di larghezza x 36,5 cm di profondità) che coincidevano con quelle del Mac IIcx rilasciato più di due anni prima, e di cui il 700 è una versione ruotata a 90 gradi.
Se però tutte (o quasi) le descrizioni si limitano a evidenziare le indubbie similarità dei due computer a guardare più da vicino si notano piccole quanto significative differenze nel design.
Linee di fuga, logo e pulsanti del Quadra 700 mostrano che a differenza del IIcx il posizionamento verticale era un obiettivo preciso ed esplicito del team di progettisti Apple e non una ulteriore variante d’uso.
A queste differenze estetiche vanno aggiunte quelle tecniche, con un hardware dalle caratteristiche notevoli per l’epoca che rivaleggiavano con quelle dell’altro modello tower, l’enorme ed espandibilissimo Quadra 900.
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Il sorprendente successo dell’iPod mini
L’iPod mini venne lanciato da Apple nel gennaio 2004 al Macworld e presentato come “il più piccolo player musicale portatile in grado di contenere fino a 1000 canzoni in qualità CD”.
Il mini venne messo in vendita negli Stati Uniti alla fine di febbraio ma arrivò nel resto del mondo (Italia inclusa) solo a luglio, e non in aprile come originariamente annunciato, a causa di uno strabiliante successo che tra le altre cose lo rese il modello in assoluto più venduto tra tutti gli iPod.
In un comunicato stampa di febbraiosi poteva leggere che Apple aveva avuto “oltre 100’000 preordini” e Philip Schiller, Senior Vice President del Worldwide Product Marketing, affermò che la risposta del pubblico era stata al di là di ogni previsione. L’accoglienza riservata all’iPod mini sembrò lasciare di sorpresa anche Apple che aveva ideato il mini per insidiare il settore dei riproduttori di fascia alta basati su memorie flash.
Alla fine di marzo l’azienda dovette diffondere un altro comunicato in cui avvisava di aver posticipato a luglio la data di disponibilità internazionale “in seguito alla fortissima domanda di iPod mini negli Stati Uniti, superiore alle attese, che ha superato di molto le forniture pianificate fino alla fine di giugno”. Nello stesso comunicato Tim Cook, Executive Vice President Worldwide Sales and Operations, precisava che “iPod mini aumenta il successo di iPod, che è già il lettore di musica digitale più famoso e venduto al mondo.”
Un’occhiata alle statistiche dell’epoca rende ancora più evidente l’effetto dell’iPod mini sulle fortune di Apple.
In meno di tre anni l’azienda cofondata da Steve Jobs aveva conquistato il 31% del mercato statunitense di player mp3. Grazie all’iPod mini durante il 2004 la percentuale di mercato crebbe ben oltre le stime e nel gennaio 2005 era più che raddoppiata, arrivando al 65%.
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Il Pismo
Noto ufficialmente come “PowerBook (Firewire)” il Pismo è stato presentato nel febbraio 2000 ed è l’ultimo dei portatili professionali basati sul processore G3.
Il suo erede sarà infatti il PowerBook G4 con cui Apple abbandonerà definitivamente l’uso dellle forme svasate, del colore nero e della plastica sui modelli di fascia alta nonché il sistema di espansione tramite moduli laterali intercambiabili e estraibili.
Evoluzione del precedente PowerBook G3 (Bronze keyboard), noto come Lombard, il Pismo -il cui nome in codice è un omaggio alla città di Pismo Beach in California- ne ripropone forme, dipensioni e soluzioni ma prosegue l’evoluzione verso nuove tecnologie, in particolare nella connettività.
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