L’Apple I

 Articolo pubblicato il 29/06/2015 che parla di Eventi,Hardware 

Il 29 luglio 1975 vide la luce il primo computer vero e proprio realizzato da Steve Wozniak.

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Agli inizi del marzo 1975 nella città californiana di Menlo Park, l’ingegnere informatico Gordon French organizzò nel suo garage la prima riunione dell’Homebrew Computer Club, in cui venne presentato l’Altair.

L’incontro fu di notevole stimolo per Wozniak, che vi partecipò con l’amico Allen Baum, e gli fece capire l’enorme potenziale dei microprocessori come l’Intel 8080 usato nell’Altair.
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L’Apple Store alla conquista del mondo

 Articolo pubblicato il 06/11/2014 che parla di Eventi 

Nel maggio 2001 Apple inaugurò i suoi primi Apple Store a Tysons Corner, in Virginia, e a Glendale, in California. La formula di un negozio interamente controllato e gestito da Apple in tutti i suoi aspetti per presentare e vendere al meglio i propri prodotti (che all’epoca erano sostanzialmente due: Macintosh e iPod) si rivelò azzeccata. Nel giro di un paio d’anni i negozi con il logo della mela mordicchiata superarono quota settanta, disseminati un po’ ovunque sul territorio statunitense.

Nel novembre del 2003 aprì invece i battenti il primo Apple Store situato all’estero. L’onore spettò al Giappone, con un palazzo di cinque piani progettato da Paul Warchol, situato nel prestigioso quartiere Ginza di Tokyo.

Apple

Dotato di uno staff di “Mac specialist” versati in dieci lingue tra cui il giapponese, cinese mandarino e cantonese, tailandese, coreano, italiano, francese, spagnolo, portoghese e inglese, la rivendita di Ginza adottò anche la tradizione tipicamente giapponese delle Fukubukuro, le “borse fortunate”, che i primi dell’anno vengono proposte ai clienti a un prezzo fisso e con un contenuto a sorpresa di prodotti.
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Pensare in maniera diversa, e saper guardare indietro

 Articolo pubblicato il 27/01/2014 che parla di Eventi,Novità,Personaggi 

“Abbiamo iniziato a fare alcune cose in maniera diversa”.

È quanto Phil Schiller pare abbia detto nel febbraio 2012 al blogger John Gruber durante un incontro privato per la presentazione di [Mac] OS X Mountain Lion.

Se ce ne fosse bisogno il trentennale del Macintosh è una dimostrazione ulteriore che lo sguardo di Apple non coincide più necessariamente con quello di Steve Jobs e che Tim Cook ragiona e opera in maniera diversa dal suo acclamato predecessore.

mac 128k 1984 font iconaApple ha creato un mini sito web per celebrare il “Computer for the rest of us” con un video, pagine in cui ci sono profili di sviluppatori, creativi e persone che hanno lasciato un segno tangibile grazie al Mac, foto di modelli storici e addirittura un font con icone stilizzate di gran parte dei computer con la mela morsicata.

Come Cook stesso ha affermato il 24, presentando uno “Special Event” per i dipendenti al Campus Apple:

“Non passiamo molto tempo a guardarci indietro.”
“Passiamo tutto il nostro tempo a guardare avanti e a lavorare sulla next big thing. Ma oggi facciamo un’eccezione, perché 30 anni fa, è nato il Macintosh.”

Non posso che concordare. E ora che a Cupertino (e altrove) sono tornati a lavorare e a guardare avanti, Storie di Apple è qui, a disposizione di chiunque voglia guardare indietro, per vedere il cammino fatto da Apple e cercare di capire meglio le nuove strade che intraprenderà.

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Il 2013 di Apple

 Articolo pubblicato il 20/01/2014 che parla di Eventi 

Quali sono i prodotti di rilievo presentati da Apple nel corso del 2013? E i traguardi più importanti?

Ecco una sintesi dell’anno appena concluso, focalizzata su una decina di novità hardware e software dell’azienda californiana, tratti da una lista ben più ampia. Replicando l’esperimento dello scorso anno, ho scremato dati importanti ma secondari e assemblato un quadro veloce delle “tre gambe” su cui continua a reggersi il tavolo di Apple: Macintosh, dispositivi iOS e servizi. Proprio questi ultimi, nel 2013, hanno registrato due traguardi non da poco e l’aggiunta di una nuova offerta musicale, iTunes Radio.

Anche questa volta, per assemblare la presentazione, ho usato Haiku Deck, ma non più tramite l’app per iPad ma dalla versione via web, lanciata nel frattempo. Ha un set di funzioni più limitato dell’app (nel frattempo evolutasi) ma comunque più che sufficiente allo scopo prefissatomi.

La presentazione “Il 2013 di Apple” è stata pubblicata online dove si può visualizzare, condividere, se ne può scaricare una copia, e fare embedding.

Buona visione!

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Il 2012 di Apple

 Articolo pubblicato il 10/01/2013 che parla di Eventi 

Da alcuni anni curo uno spazio dedicato a “Le migliori applicazioni per iPad” sul sito di un noto editore italiano. Questa settimana il software scelto è Haiku Deck, con cui è possibile creare presentazioni semplici ma efficaci e d’impatto grafico notevole. A dimostrazione ho creato una breve presentazione, intitolata “Il 2012 di Apple”, che riporto qui su Storie di Apple.

Si tratta una sintesi dell’anno appena concluso, focalizzata solo su nove prodotti hardware e software dell’azienda californiana, tratti da una lista ben più ampia. Ho pensato di scremare dati importanti ma secondari e fornire un quadro veloce delle “tre gambe” su cui si regge il tavolo di Apple: Macintosh, iPhone e servizi.

“Il 2012 di Apple” è stata pubblicata online dove si può visualizzare, condividere, se ne può scaricare una copia, e fare embedding.

Buona visione!

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La Laser Writer in Italia: date e prezzi

 Articolo pubblicato il 09/09/2010 che parla di Eventi,Hardware 

Laser WriterLanciata nel marzo del 1985, la Laser Writer ha contribuito a cambiare le sorti del Macintosh e a renderlo lo strumento di riferimento per il nascente settore del DeskTop Publishing (DTP).

In Italia, però, la prima stampante laser targata Apple arrivò diversi mesi dopo e a un prezzo non indifferente. I 6’995 dollari statunitensi si trasformarono in 14’400’000 Lire, Iva esclusa quando comparve a listino sulle principali riviste di settore nel settembre 1985.
Se si somma la spesa a quella di un Mac 128k il totale arrivava a sfiorare i venti milioni e lo superava se si optava per il più capace 512K, il “Fat Mac”.

Listino Apple Italia - settembre 1985

Il prezzo rimase invariato sino all’aprile 1986 quando venne lievemente ritoccato a 12’600’000 Lire e a ottobre scese a 10’900’000 Lire, cifra ben più accessibile di quella iniziale, che come si leggeva in un articolo dell’epoca, bastava ad acquistare un’automobile di piccola cilindrata.

Un ulteriore ribasso avvenne nell’aprile del 1987 quando arrivò in Italia la nuova Laser Writer Plus, proposta a 11’400’000 Lire. La “vecchia” Laser Writer rimase a listino a 9’900’000 Lire prima e poi a 7’990’000, sino al maggio del 1988 quando venne ritirata dal mercato italiano.

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Il “Fat” Mac

 Articolo pubblicato il 02/08/2010 che parla di Eventi,Hardware,Personaggi 

Agli inizi del settembre 1984 Apple lanciò sul mercato un Macintosh potenziato, soddisfando alcune critiche e timori dei possibili acquirenti.

Proposto inizialmente ad un prezzo di 3300 USD (ma alcune fonti parlano di 3200), il Macintosh 512K si guadagnò il soprannome “Fat Mac” per la sua maggiore dotazione di memoria RAM, che era quattro volte quella del Macintosh originale e forniva un maggiore respiro nell’uso di applicativi e nell’elaborazione dei dati. Per il resto il “Fat Mac” era sostanzialmente identico al 128k tant’è che una nuova scheda madre fu impiegata per la produzione di entrambi i modelli.

L’espansione di memoria non fu una decisione contingente o improvvisata ma era una possibilità già prevista durante la progettazione del primo Macintosh, come rivela un’intervista del 1984 su Byte a tre dei progettisti originari, tra cui Jef Raskin.
Alla domanda

In origine aveva 64K, poi è stato lanciato con 128 e ci sono voci insistenti su un Mac da mezzo Megabyte. Come e quando si è fatta largo l’idea di avere 512K?

Raskin rispose:

Molto presto: Burrel [Smith, il progettista della motherboard, nda] aveva fatto notare che, una volta adottato come processore il Motorola 68000, era molto facile creare un design tale che si toglievano i chip da 64K-bit e si sostituivano con quelli da 256K-bit. Sono sempre stato dell’idea che in termini di memoria bisogna scegliere il chip più grande che ci si può permettere economicamente e se sono chip da 1 bit e se ne usano 8 o 16, allora dovrebbe essere quella la dimensione della memoria. […] A Burrell è piaciuto progettare la cosa e a livello software non c’è stato alcun problema di gestione, era tutto molto pulito. Quando ci saranno chip da 256K-bit si useranno quelli e tutto funzionerà allo stesso modo.

E difatti tutto funzionava allo stesso modo, solo meglio: il 512k permise l’uso di software più potenti e ambiziosi come il primo foglio di calcolo di Microsoft per Macintosh, Multiplan. Inoltre semplificò la vita agli utenti Mac anche in alcune attività di routine del Finder eliminando problemi come il “Disk Swapper’s Elbow”, la snervante procedura di duplicazione dei dischetti causata dalla combinazione di poca RAM e una sola unità a dischi removibili.

Il Fat Mac venne ritirato nell’aprile 1986, rimpiazzato dal 512Ke che manteneva ancora una volta l’aspetto esterno ma presentava due importanti upgrade. Oltre alla RAM, confermata a mezzo Megabyte, venne raddoppiata sia la capacità di archiviazione grazie a una unità floppy da 800KB, come la dimensione delle ROM interne per contenere nuovo codice di sistema; lo stesso del Plus. Ma questa è un’altra storia.

La scheda madre nella foto è stata gentilmente fornita da Maurizio Buso.

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