I tower – E in principio fu… il Quadra 700
È grazie a una sapiente scorciatoia nel design che nell’ottobre 1991 fece la comparsa uno dei primi modelli tower, il Quadra 700.
La definizione esatta sarebbe quella di “mini-tower” viste le dimensioni molto ridotte (14 cm di altezza x 30 cm di larghezza x 36,5 cm di profondità) che coincidevano con quelle del Mac IIcx rilasciato più di due anni prima, e di cui il 700 è una versione ruotata a 90 gradi.
Se però tutte (o quasi) le descrizioni si limitano a evidenziare le indubbie similarità dei due computer a guardare più da vicino si notano piccole quanto significative differenze nel design.
Linee di fuga, logo e pulsanti del Quadra 700 mostrano che a differenza del IIcx il posizionamento verticale era un obiettivo preciso ed esplicito del team di progettisti Apple e non una ulteriore variante d’uso.
A queste differenze estetiche vanno aggiunte quelle tecniche, con un hardware dalle caratteristiche notevoli per l’epoca che rivaleggiavano con quelle dell’altro modello tower, l’enorme ed espandibilissimo Quadra 900.
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Get unwired (e gioca) con AirPort
La tecnologia AirPort venne presentata da Apple nel 1999 ma solo nel corso dell’anno seguente l’azienda riuscì a rendere tutta la sua linea Macintosh compatibile con la sua nuova connettività WiFi 802.11b.
Nel 2000 non solo gli iBook ma anche gli iMac, i PowerBook e i Power Mac (Cube incluso) erano predisposti per accogliere una scheda interna Airport e potevano così connettersi alla (prima) base Airport.
Per illustrare le possibilità del networking senza fili Apple mise online sul suo sito web una demo, sotto forma di giochino in QuickTime. Realizzato da Greg Gilman usando LiveStage Pro, il gioco mostrava la pianta di un appartamento e, sulla sinistra, tre pulsanti numerati.

Premendo il primo pulsante si poteva selezionare un Macintosh (e il suo colore) e trascinandolo posizionarlo in qualsiasi punto della casa. Il secondo pulsante serviva invece a prelevare una scheda AirPort e aggiungerla ai Mac.
Facendo click sul terzo pulsante veniva svelata una base AirPort: non appena veniva posizionata in un punto qualsiasi della casa (o anche fuori, cosa poco plausibile) la demo si animava con onde grafiche che mostravano le trasmissioni WiFi da e verso i computer.

L’Internet Archive ha alcune copie della pagina ma purtroppo la demo nonfunziona perché manca il filmato QuickTime Movie. Fortunatamente facendo alcune ricerche è emersa una copia del file .mov su un sito di terzi così che anche a un decennio di distanza è possibile “Get unwired” (dimenticare i fili) e giocare con la tecnologia AirPort.
Le immagini del logo Airport e del sito Apple.com sono “Courtesy of Apple”.
La Laser Writer in Italia: date e prezzi
Lanciata nel marzo del 1985, la Laser Writer ha contribuito a cambiare le sorti del Macintosh e a renderlo lo strumento di riferimento per il nascente settore del DeskTop Publishing (DTP).
In Italia, però, la prima stampante laser targata Apple arrivò diversi mesi dopo e a un prezzo non indifferente. I 6’995 dollari statunitensi si trasformarono in 14’400’000 Lire, Iva esclusa quando comparve a listino sulle principali riviste di settore nel settembre 1985.
Se si somma la spesa a quella di un Mac 128k il totale arrivava a sfiorare i venti milioni e lo superava se si optava per il più capace 512K, il “Fat Mac”.
Il prezzo rimase invariato sino all’aprile 1986 quando venne lievemente ritoccato a 12’600’000 Lire e a ottobre scese a 10’900’000 Lire, cifra ben più accessibile di quella iniziale, che come si leggeva in un articolo dell’epoca, bastava ad acquistare un’automobile di piccola cilindrata.
Un ulteriore ribasso avvenne nell’aprile del 1987 quando arrivò in Italia la nuova Laser Writer Plus, proposta a 11’400’000 Lire. La “vecchia” Laser Writer rimase a listino a 9’900’000 Lire prima e poi a 7’990’000, sino al maggio del 1988 quando venne ritirata dal mercato italiano.
Il “Fat” Mac
Agli inizi del settembre 1984 Apple lanciò sul mercato un Macintosh potenziato, soddisfando alcune critiche e timori dei possibili acquirenti.
Proposto inizialmente ad un prezzo di 3300 USD (ma alcune fonti parlano di 3200), il Macintosh 512K si guadagnò il soprannome “Fat Mac” per la sua maggiore dotazione di memoria RAM, che era quattro volte quella del Macintosh originale e forniva un maggiore respiro nell’uso di applicativi e nell’elaborazione dei dati. Per il resto il “Fat Mac” era sostanzialmente identico al 128k tant’è che una nuova scheda madre fu impiegata per la produzione di entrambi i modelli.
L’espansione di memoria non fu una decisione contingente o improvvisata ma era una possibilità già prevista durante la progettazione del primo Macintosh, come rivela un’intervista del 1984 su Byte a tre dei progettisti originari, tra cui Jef Raskin.
Alla domanda
In origine aveva 64K, poi è stato lanciato con 128 e ci sono voci insistenti su un Mac da mezzo Megabyte. Come e quando si è fatta largo l’idea di avere 512K?
Raskin rispose:
Molto presto: Burrel [Smith, il progettista della motherboard, nda] aveva fatto notare che, una volta adottato come processore il Motorola 68000, era molto facile creare un design tale che si toglievano i chip da 64K-bit e si sostituivano con quelli da 256K-bit. Sono sempre stato dell’idea che in termini di memoria bisogna scegliere il chip più grande che ci si può permettere economicamente e se sono chip da 1 bit e se ne usano 8 o 16, allora dovrebbe essere quella la dimensione della memoria. [...] A Burrell è piaciuto progettare la cosa e a livello software non c’è stato alcun problema di gestione, era tutto molto pulito. Quando ci saranno chip da 256K-bit si useranno quelli e tutto funzionerà allo stesso modo.
E difatti tutto funzionava allo stesso modo, solo meglio: il 512k permise l’uso di software più potenti e ambiziosi come il primo foglio di calcolo di Microsoft per Macintosh, Multiplan. Inoltre semplificò la vita agli utenti Mac anche in alcune attività di routine del Finder eliminando problemi come il “Disk Swapper’s Elbow”, la snervante procedura di duplicazione dei dischetti causata dalla combinazione di poca RAM e una sola unità a dischi removibili.
Il Fat Mac venne ritirato nell’aprile 1986, rimpiazzato dal 512Ke che manteneva ancora una volta l’aspetto esterno ma presentava due importanti upgrade. Oltre alla RAM, confermata a mezzo Megabyte, venne raddoppiata sia la capacità di archiviazione grazie a una unità floppy da 800KB, come la dimensione delle ROM interne per contenere nuovo codice di sistema; lo stesso del Plus. Ma questa è un’altra storia.
La scheda madre nella foto è stata gentilmente fornita da Maurizio Buso.

