Apple PhotoFlash
Quasi dieci anni prima di iPhoto Apple disponeva già di un software per gestire e modificare su Macintosh le immagini scattate con una macchina fotografica digitale. Il programma si chiamava PhotoFlash ed era stato realizzato da Apple con l’assistenza fondamentale della Storm Software. La Storm era un’azienda di Mountain View specializzata nell’elaborazione di foto e immagini e oltre a Apple aveva collaborato o dato in licenza le sue tecnologie a nomi quali Kodak, Aldus, Radius e DayStar Digital.
Dalle note di Copyright di PhotoFlash si apprende che il software venne rilasciato nel 1993, probabilmente in una prima versione. È però nel 1994 e con la release 2 che fece timidamente capolino su riviste, cataloghi software e soprattutto su qualche Macintosh.

Photoflash 2 non solo era in vendita (a 360’000 Lire, in Italia) ma venne anche fornito gratuitamente da Apple in bundle con la sua seminale fotocamera digitale QuickTake 150. Installando i driver della 150 ci si ritrovava installato su disco anche questo misconosciuto software che permetteva di visualizzare le immagini trasferite dalla QuickTake, come anche di modificarle, organizzarle in raccolte e altro ancora.
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Il PPC 603e: dai Mac allo spazio
La seconda generazione di processori PowerPC esordì nell’aprile del 1995 con l’arrivo del Power Macintosh 5200 LC: era dotato di un nuovissimo chip PPC 603 a una frequenza di 75MHz, una cache di primo livello di 8kB e un bus da 37,5 MHz.
Il 5200 -insieme al più potente 6200 di maggio- rimase però uno dei pochi modelli di Mac e utilizzare il PowerPC 603 nella sua versione originale. Si scopri infatti che la cache ridotta di cui era dotato processore non andava per nulla d’accordo con il sistema operativo dei Macintosh. Il Mac OS all’epoca era in buona parte composto da codice per i processori 68000 e veniva emulato: con poca cache le performance erano pessime tant’è che i primi Mac con il 603 si guadagnarono una cattiva fama.
Il problema venne risolto creando una variante del processore, il PPC 603e, con una cache aumentata a 16Kb (la stessa dimensione dei PPC 601) e la possibilità di spingersi a 200MHz e in seguito sino a 300 MHz dal massimo originario di 120MHz. Queste caratteristiche permisero uno sfruttamente molto più lungo e esteso del processore e l’impiego dei PowerPC sui portatili.
Così nell’agosto 1995, al Macworld Expo di Boston, Apple presentò, tra gli altri, il PowerBook 5300 e il PowerBook Duo 2300, due computer agli antipodi come concezione e target ma accomunati da un hardware sostanzialmente identico.
Da un lato c’era l’ambizioso ma sfortunato successore della serie 500 e dall’altro c’era un ultimo colpo di cosa della minimale linea Duo: entrambi, però, avevano la stessa scheda madre con sopra lo stesso processore, un PowerPC 603e a 100 MHz.
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La Mac OS Anthology
Nel maggio 1999, durante la conferenza WWDC, Steve Jobs annunciò tra le novità anche un prodotto rivolto agli sviluppatori per aiutarli nei test dei loro software. Si trattava della “Mac OS Anthology” ed era una raccolta ufficiale di Apple di molti dei suoi sistemi operativi per il Macintosh.
La Mac OS Anthology venne inizialmente presentata nella forma di un cofanetto contenente 4 DVD dati che comprendevano tutti le release dei sistemi operativi per Macintosh dal System 7 sino all’attuale Mac OS 8.5.
Grazie al sito web Applefritter riportiamo la descrizione sul retro del primo cofanetto:
Worldwide System Software for Developers
1999 Edition
From System 7 to Mac OS 8.5 and beyond
This DVD-ROM set is the first DVD offering from the Apple Developer Connection. The DVD format was selected because it delivers so much useful data on one convenient and easy-to-use medium. This collection is designed to assist you in extending your product’s reach into international markets and environments.
La Mac OS Anthology era un prodotto a pagamento e riservato ai programmatori registrati al programma ufficiale ADC di Apple. Almeno nelle intenzioni originarie doveva incoraggiare a puntare alla massima compatibilità dei software in fase di sviluppo, perché fossero eseguibili senza problemi su varie combinazioni di computer e versioni del Mac OS.
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Get unwired (e gioca) con AirPort
La tecnologia AirPort venne presentata da Apple nel 1999 ma solo nel corso dell’anno seguente l’azienda riuscì a rendere tutta la sua linea Macintosh compatibile con la sua nuova connettività WiFi 802.11b.
Nel 2000 non solo gli iBook ma anche gli iMac, i PowerBook e i Power Mac (Cube incluso) erano predisposti per accogliere una scheda interna Airport e potevano così connettersi alla (prima) base Airport.
Per illustrare le possibilità del networking senza fili Apple mise online sul suo sito web una demo, sotto forma di giochino in QuickTime. Realizzato da Greg Gilman usando LiveStage Pro, il gioco mostrava la pianta di un appartamento e, sulla sinistra, tre pulsanti numerati.

Premendo il primo pulsante si poteva selezionare un Macintosh (e il suo colore) e trascinandolo posizionarlo in qualsiasi punto della casa. Il secondo pulsante serviva invece a prelevare una scheda AirPort e aggiungerla ai Mac.
Facendo click sul terzo pulsante veniva svelata una base AirPort: non appena veniva posizionata in un punto qualsiasi della casa (o anche fuori, cosa poco plausibile) la demo si animava con onde grafiche che mostravano le trasmissioni WiFi da e verso i computer.

L’Internet Archive ha alcune copie della pagina ma purtroppo la demo nonfunziona perché manca il filmato QuickTime Movie. Fortunatamente facendo alcune ricerche è emersa una copia del file .mov su un sito di terzi così che anche a un decennio di distanza è possibile “Get unwired” (dimenticare i fili) e giocare con la tecnologia AirPort.
Le immagini del logo Airport e del sito Apple.com sono “Courtesy of Apple”.
