Fringe e il Macintosh sbagliato

 Articolo pubblicato il 07/06/2016 che parla di Hardware,Lo sapevate che... 

Nella serie televisiva statunitense di fantascienza Fringe appaiono diversi Macintosh.

Fringe - Astrid with an iMac

I personaggi della serie usano MacPro (o PowerMac G5), iMac e tanti MacBook Pro. Se però è abbastanza facile mostrare il Mac “giusto” in vicende ambientate nel presente o pochi anni fa, quando si torna indietro nel tempo le cose si fanno complicate…

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Doris Norton – Personal (Apple) Computer

 Articolo pubblicato il 26/01/2016 che parla di Ascolti,Lo sapevate che... 

Nel 1984 in Italia uscì un disco di musica elettronica ispirato da (e in parte realizzato con) un Apple II. È “Personal Computer”, quinto disco di Doris Norton, registrato tra Roma e New York pubblicato dall’etichetta italiana Durium.

Pioniera nell’utilizzo di synth e computer, Norton è la moglie di Antonio Bartoccetti, chitarrista rock progressive, nonché madre del musicista e produttore techno Rexanthony.

Doris Norton - Personal Apple Computer

Tra le due parole del titolo di “Personal Computer” campeggia la (vecchia) mela morsicata a sei colori e nella foto di copertina si vede Doris Norton alle prese con un Apple IIe.

L’elaboratore di Apple, adottato nei primi anni 80 da diversi musicisti (ad esempio da Herbie Hancock), è elencato tra gli strumenti utilizzati da Norton, come “Apple IIe alphanumeric keyboard”.
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I primi font del Macintosh

 Articolo pubblicato il 02/09/2015 che parla di Lo sapevate che...,Personaggi,Software 

Nell’agosto del 1983, dopo aver passato più di sei mesi a sfornare simboli e icone per i file e menù del Macintosh, l’attenzione della designer Susan Kare si concentrò su un aspetto che le stava molto a cuore, quello dei caratteri tipografici.

Apple Macintosh Commercial - Susan Kare

All’epoca, sulla stragrande maggioranza dei personal computer, ogni lettera occupava uno spazio identico a prescindere dalla forma. Grazie al suo schermo bitmap ad alta risoluzione (e all’ossessione di Steve Jobs per la calligrafia) il Macintosh era in grado di mostrare font proporzionali, “lasciandosi alle spalle la tirannia degli alfabeti monospaziati con le loro ‘m’ strette e le ‘i’ larghe” come ricorda la Kare.

L’infaticabile progettista Bill Atkinson aveva già dotato il Macintosh di due font, uno calligrafico e uno di fortuna, convertito dai sistemi Smalltalk della Xerox, a cui Apple si era ispirata.

xeroxfonts-byte081981pag120

Libera dalla necessità di realizzare versioni digitali di font preesistenti, scalabili o di versioni per la stampa, la designer puntò a ottimizzare al massimo la leggibilità dei caratteri a schermo creando nuovi font bitmap in grandezze specifiche, operando come suo solito un controllo pressoché totale su ogni pixel.
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Le mele di Apple

 Articolo pubblicato il 04/06/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Gran parte dei prodotti di Apple, oltre al nome ufficiale, ne ha uno in codice, provvisorio o atto a celarne la vera natura durante lo sviluppo. Alcuni dei nomi in codice sono semplici sigle di numeri e lettere, ma molti altri sono presi in prestito da località, animali, oggetti, personaggi e altro caro ai progettisti o ai dirigenti.
In questa tradizione rientra anche una serie di nomi tratti da varietà o meglio da cultivar di mele.

Il primo e più famoso esempio è sicuramente quello del Macintosh.
Il nome fu originariamente scelto da Jef Raskin nel 1979 per il suo progetto di un computer economico e facile da utilizzare. La McIntosh era il cultivar preferito di Raskin, che ne cambio la grafia – invano – non tanto per camuffare il riferimento al frutto ma per evitare beghe legali con un omonimo produttore di apparecchiature HiFi.

Il secondo prodotto Apple con un nome in codice preso dalle mele risale all’inizio degli anni ’80. Si tratta del disco rigido esterno ProFile, utilizzabile con l’Apple III e il Lisa, e lanciato sul mercato nel 1981. Durante lo sviluppo il ProFile venne soprannominato Pippin, nome che ricorre in diverse varietà di mela e che venne affibiato anche ad altro hardware ideato a Infinite Loop l’Apple IIc.
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La nascita di Photoshop

 Articolo pubblicato il 03/03/2015 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Verso la fine del 1988, John e Thomas Knoll strinsero un accordo con Steve Schaffran, fondatore e direttore generale di Barneyscan, una giovane azienda californiana che aveva appena prodotto uno dei primi scanner a 24 bit per pellicole a colori.

Nei due anni precedenti i fratelli Knoll avevano ideato e sviluppato un programma che non solo era in grado di di visualizzare immagini sullo schermo di un Macintosh (un Mac Plus inizialmente), ma permetteva anche di modificarne le dimensioni, contrastare, sfocare, schiarire, scurire i colori, regolare l’istogramma attraverso le curve, ed effettuare “decine di altre fantastiche trasformazioni”.

barneyscanxp-boxTra le funzioni del software, come fa notare Schaffran, la più utile era la conversione di un’immagine a colori “dallo spazio colore rosso, verde e blu dello schermo del computer a quello ciano, magenta, giallo e nero necessario per la creazione delle pellicole per la stampa a colori“.

Nel marzo 1989 la versione 0.65 del programma, rinominato per l’occasione Barneyscan XP, iniziò ad essere venduta a corredo dello scanner per pellicole Barneyscan. Questi due prodotti trasformavano il Macintosh in un potente strumento per acquisire e ritoccare immagini a colori, che sebbene portasse a un esborso complessivo di 15000 dollari, costava una frazione del prezzo di analoghe soluzioni utilizzate nell’industria della stampa fino a quel momento.

Barneyscan XP, più apprezzato dell’hardware con cui era venduto, non era altro che la prima incarnazione e distribuzione commerciale di un programma che, undici mesi più tardi, sarebbe stato pubblicato nuovamente e avrebbe avuto un impatto ben diverso sul mercato.
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Supercriminali Marvel e tecnologia Apple

 Articolo pubblicato il 13/02/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Nel numero 18 del fumetto Secret Avengers, pubblicato in Italia da Panini*, lo scrittore Warren Ellis tira un paio di frecciate all’informatica personale e in particolare ad Apple.

Secret Avengers 18 - pag 01 dett

Il racconto, splendidamente disegnato da David Aja e Raul Allen, si colloca a metà della breve gestione di Ellis della serie e vede protagonista un insolito trio formato dal supersoldato Steve Rogers, l’agente Sharon Carter e l’artista marziale Shang-Chi. Tra gli avversari c’è una versione “danneggiata” del supercriminale Arnim Zola, in grado di trasmettere la sua coscienza in corpi robotici.
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I Macintosh che si assomigliano

 Articolo pubblicato il 02/02/2015 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che... 

Rinnovare l’hardware e lasciare immutato il design? È una pratica che in Apple è in auge da più di vent’anni…

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Nel 1988 Apple presentò il Macintosh IIx. Si trattava di una variante del rivoluzionario Macintosh II con processore più potente (e coprocessore matematico): la parentela venne sottolineata riutilizzando lo stesso design industriale. La scelta, per l’epoca insolita, venne ripetuta due anni dopo quando arrivò il potentissimo IIfx, anch’esso con un case praticamente indistinguibile da quello del Macintosh II. L’anno seguente venne presentato l’economico Macintosh IIcx, e pochi mesi dopo Apple riutilizzò le forme per il IIci. Dopo un paio d’anni, con qualche modifica stilistica, lo stesso case compatto venne riproposto una terza volta, al servizio del più piccolo dei Quadra, il 700.

Si trattava delle prime occorrenze di una pratica che nel giro di qualche anno sarebbe diventata molto diffusa in Apple, e che continua tuttora. Le motivazioni erano molteplici: riutilizzando lo stesso design si ammortizzava il costo iniziale per la ricerca, si ottimizzava il “time to market”, aumentando la competività, si dava coerenza al design dei prodotti e un senso di stabilità e tranquillità all’utente, puntando a minimizzare invece che evidenziare i grandi cambiamenti “sotto il cofano”.

Negli anni Novanta una manciata di computer desktop e tower attraversò immutata (o quasi) sconvolgimenti tecnologici ed aziendali notevoli. Apple sfornò e mise in vendita svariati Macintosh esteticamente simili che, in alcuni casi, di diverso avevano solo la dotazione software e una targhetta sul davanti, causando non poca confusione tra l’utenza.
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