“Arriva l’eMac” su Applicando 311

 04/04/2012 - Archiviato in: Novità 

Storie di Apple su Applicando 311Segnalo che, dopo una breve pausa, sul numero 311 di Applicando, datato aprile 2012, c’è un nuovo articolo della rubrica di Storie di Apple.

Si intitola “Arriva l’eMac” e punta l’obiettivo sul modello compatto ed economico di Macintosh lanciato da Apple nell’aprile di dieci anni fa, e proposto inizialmente esclusivamente al settore scolastico. Oltre ad essere un erede dell’iMac originale, l’eMac è probabilmente anche l’ultimo computer targato Apple con uno schermo a tubo catodico: all’epoca l’azienda californiana stava infatti completando la sua pubblicizzata transizione verso l’utilizzo esclusivo dei cristalli liquidi. Ma su questo particolare ci soffermeremo meglio e con più dati in un’altra occasione.

Vi auguro una buona lettura. :)

p.s. L’articolo della rubrica è stato interamente scritto su un iPhone, grazie all’ottimo editor Simplenote.


“Mac IIcx: il desktop compatto” su Applicando 309

 07/02/2012 - Archiviato in: Novità 

Storie di Apple su Applicando 309Segnalo che sul numero 309 di Applicando, datato febbraio 2012 c’è la trentunesima rubrica targata Storie di Apple.

Questo mese, in “Mac IIcx: il desktop compatto” si va indietro sino alla fine degli anni ’80, quando Apple ripensò la sua strategia lanciando il suo secondo modello di Macintosh per il desktop, offrendo un’alternativa al Mac II.

Il IIcx si rivelò un’alternativa vincente e nei mesi seguenti Apple sfruttò più volte le stesse forme e l’idea di desktop compatto, ma sufficientemente potente ed espandibile, facendo tesoro del lavoro del giovanissimo designer Gavin Ivester.

Buona lettura. :)

p.s. Sfogliando la rivista ho notato che a pagina 100 c’è anche un altro articolo del sottoscritto. Nella rubrica Talking Mac è stata pubblicata la mia intervista a Duncan Wilcox, sviluppatore dell’interessantissimo software per Mac di prototipazione di app iOS, Prototypes.


Il Macintosh di Prince in Graffiti Bridge

 09/01/2012 - Archiviato in: Novità 

Nelle sequenze di apertura e chiusura di “Graffiti Bridge” Prince, regista e protagonista del film, viene mostrato intento a lavorare sulla sua musica, davanti allo schermo di un Macintosh compatto.

A Mac in Graffiti Bridge 01 zoomSe nel 1986, in “Purple Rain”, Prince componeva al pianoforte e con spartiti di carta, sei anni dopo, nel seguito non ufficiale del film, la tecnologia la fa ormai da padrone e il musicista di Minneapolis ha nel suo antro, la stanza sotto il palco del locale “Glam Slam”, un “computer for the rest of us”.

Anche se le riprese del Mac sono tutte nella semioscurità e la macchina da presa ci concede un primo piano solamente dello schermo, è evidente che si tratta di un modello compatto.
Proviamo a indovinare quale.

Cominciamo subito con lo scartare il Mac originale, del 1984, che con i suoi 8 MHz e soli 128k di RAM è sottodimensionato per fare musica. Lo stesso ragionamento si può fare per il Fat Mac, che è del 1985 ma che rispetto al primo Mac aveva solo più memoria RAM. Da scartare anche il Classic, che poteva montare sino a 1MB, ma che aveva sempre la stessa CPU e che soprattutto venne lanciato giusto un mese prima dell’uscita del film.

La rosa si riduce perciò a soli tre modelli: il Mac Plus, l’SE e l’SE/30. Fortunatamente nei pochi secondi in cui il Mac è ripreso si scorge un dettaglio che aiuta nell’identificazione: lo slot del drive per i floppy è in basso. Questo particolare esclude il Plus che come tutti i primi modelli aveva il drive in una posizione a metà tra base del computer e il bordo dello schermo. Di contro l’SE aveva un’ampia zona libera sotto lo schermo ornata da linee orizzontali di fuga e in cui poteva alloggiare anche un secondo drive.

È altamente probabile che quello che si vede nel film sia un Mac SE, messo in commercio nel marzo 1987, oppure il più potente SE/30, che è del gennaio 1989. Il Mac è nella versione a un solo floppy, quindi ha un disco fisso interno e uno esterno, su cui il Macintosh è poggiato.

Passiamo ora al software.
In un’inquadratura si vede abbastanza bene l’interfaccia del programma, un sequencer, nonché il titolo del brano a cui Prince sta lavorando, “Can’t Stop This Feeling I’ve Got”, incluso nella colonna sonora (ma non nel film).

A Mac in Graffiti Bridge 00

Purtroppo all’epoca il sistema operativo del Mac, il System, non indicava il nome del programma in esecuzione ma solamente l’icona, in alto a destra.

Mi è però venuto in aiuto l’amico Paolo Tramannoni che ha subito riconosciuto l’applicazione. Prince usa Performer della Mark of the Unicorn (MOTU). Il programma è nella sua versione MIDI-only e non potrebbe essere altrimenti dato che le funzioni per l’audio digitale sono arrivate proprio nel 1990, quando il software ha cambiato nome in Digital Performer.


“Il Pippin” su Applicando 308

 02/01/2012 - Archiviato in: Novità 

Storie di Apple su Applicando 308È in edicola il numero 308 di Applicando di gennaio 2012 che dopo una pausa di qualche mese ha un nuovo articolo per la rubrica di Storie di Apple.

Questo mese l’obiettivo è puntato su un ambizioso prodotto derivato della tecnologia Macintosh e, come i cloni Mac, frutto dell’apertura di Apple negli anni ’90, ma che si rivelò un flop clamoroso.
Si tratta del “Pippin”, un ibrido tra console videoludica e set top box multimediale e per fruire servizi online. Frutto della collaborazione con la nipponica Bandai, era un parente prossimo dei Mac dell’epoca e come questo aveva un compito molto difficile: contrastare colossi già radicati nel mercato come Sega, Nintendo e Sony.

Come al solito, buona lettura! :)



 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin