L’Apple III, Steve Jobs e Jerry Manock

 Articolo pubblicato il 03/12/2014 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

Il primo computer di Apple pensato per le aziende, il primo non progettato da Steve Wozniak. E il primo, grande insuccesso di Apple.

L’Apple III è passato alla storia come un costoso ed imbarazzante disastro. Ha incrinato l’immagine dell’azienda e le ha fatto perdere buona parte del vantaggio strategico sul mercato accumulato con l’Apple II.

Annunciato nel maggio 1981 ma reso effettivamente disponibile solo diversi mesi più tardi, l’Apple III venne proposto a cifre che oscillavano tra i 4000 e i 7000 dollari in base alla configurazione. Era basato sullo stesso microprocessore dell’Apple II, con cui era parzialmente compatibile (e sottolineamo il parzialmente), ma aveva una frequenza di clock raddoppiata. Era dotato di fabbrica di più memoria RAM, di una risoluzione maggiore, di una unità a dischi nonché di una tastiera molto più completa di quella del II, con maiuscole, minuscole e un tastierino numerico.

Apple III in una immagine promozionale di Apple

La versione dei fatti più diffusa, ma sbagliata, vuole che l’Apple III sia stato un insuccesso perché Steve Jobs impose la sua visione in quanto a forma e dimensioni dell’involucro. Soprattutto Jobs vietò l’uso di ventole di raffreddamento, scelta che causò surriscaldamenti e malfunzionamenti tali che Apple dovette consigliare agli utenti improbabili manovre per rendere di nuovo operativo il computer, e finì comunque per sostituirne 14’000 esemplari.

È indubbio che l’hardware dell’Apple III avesse dei problemi gravi, ma nel 2007 Jerry Manock, il designer industriale responsabile del case dell’Apple III (e di quello di tutti i primi computer Apple), ha smentito definitivamente la versione di cui sopra, spesso usata per rafforzare il mito di uno Steve Jobs geniale ma bizzoso e testardo.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , ,
 
Avete dei commenti?  

One More Thing

 Articolo pubblicato il 06/10/2014 che parla di Lo sapevate che...,Personaggi 

Il G4 Cube, la tecnologia Airport, l’iMac G4, il PowerBook 12″, iTunes per Windows, il PowerMac G5, l’iPod shuffle, il primo MacBook Pro, l’iPod touch: prodotti molto diversi tra di loro che hanno però una cosa in comune. Sono stati tutti presentati al pubblico come…One More Thing

Per oltre un decennio, Steve Jobs ha concluso le sue magistrali presentazioni con una sorpresa finale, con una tecnica molto simile a quella usata dall’attore Peter Falk nei panni dell’ispettore Colombo. Partendo da un accenno buttato lì, praticamente alla fine, e (apparentemente) di poca importanza, Jobs ha tirato fuori dal cappello novità grandi e piccole, mantenendo alta l’attenzione degli spettatori e terminando spesso in bellezza il suo show.

Non tutte le presentazioni di Jobs hanno incluso una “One More Thing” e anche quando l’hanno fatto le parole usate non sono state sempre ed esclusivamente quelle, ma molti dei suoi keynote sono stati resi più appassionanti ed efficaci grazie a questa incognita della “One More Thing”. L’espressione è diventata molto popolare ed è stata usata anche come motto di uno degli incontri dell’azienda californiana con i media.

La prima volta che Jobs ha usato questa tecnica comunicativa è stato nel gennaio del 1998, al consueto appuntamento del Macworld a San Francisco.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di
 
3 commenti  

Il Newton: l’idea giusta al momento sbagliato?

 Articolo pubblicato il 21/08/2014 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

NewtonPer Apple doveva essere la più grande opportunità mai avuta dal lancio del Macintosh e un’occasione di reinventare l’azienda stessa. Ma dopo dieci anni di sviluppo, oltre cento milioni di dollari spesi e solo 300000 esemplari venduti in cinque anni, fu chiaro che il Newton non era un altro dispositivo “for the rest of us” e tantomeno rappresentava il futuro di Infinite Loop.

Il progetto era iniziato nel 1987 come ambiziosa piattaforma di pen computing. Nel 1991 dimensioni e mire si erano ridotti dopo che il Product Marketing Manager Michael Tchao aveva ottenuto dall’amministratore delegato di Apple John Sculley di focalizzare gli sforzi su un dispositivo più piccolo, di cui la prima versione venne lanciata nel 1993. Nel 1998 il CEO ad interim Steve Jobs archiviò il capitolo Newton ritirando gli ultimi prodotti ad usarne la tecnologia, il megapalmare MessagePad 2100 e il portatile eMate 300.

Il Newton non era riuscito ad affermarsi ed una Apple sull’orlo del baratro aveva deciso di investire tutte le risorse e i fondi nell’evoluzione del Mac e in un nuovo sistema operativo basato su quello di NeXT. Tchao aveva lasciato l’azienda di Cupertino nel 1994 ed altrettanto avevano fatto i due principali progettisti software, Steve Capps e Walter Smith, che nel 1996 si erano accasati presso Microsoft.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
Avete dei commenti?  

Pencil Test: lo schermo del Mac si anima

 Articolo pubblicato il 06/05/2014 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Il lancio del Macintosh II nel marzo del 1987 aveva portato in dote all’utenza professionale un potenziale enorme. La sua nuova architettura a 32 bit, basata sul processore Motorola 68020 a 16 MHz (contro il vecchio 68000 che girava a 8 MHz), la presenza di un coprocessore matematico e l’incredibile espandibilità offerta da sei slot NuBus in cui infilare schede aggiuntive, erano perfetti per l’elaborazione ad alti livelli di audio e di immagini, sia statiche che in movimento.

Pencil TestIl Mac II era il primo modello di Macintosh che supportava ufficialmente monitor a colori (anche più di uno) e l’iconografia promozionale del 1987 lo mostrava abbinato a schermi in cui apparivano fotografie e immagini ricche di dettagli e sfumature. Ma a Apple non bastava: l’azienda di Cupertino voleva mostrare di cosa fosse davvero capace il suo nuovo computer e investì diversi mesi di lavoro in un ambizioso progetto di animazione in computer grafica.

Il risultato fu “Pencil Test”, un cortometraggio comico di circa tre minuti che venne presentato l’anno seguente alla manifestazione SIGGRAPH 88. Il protagonista del filmato è lo strumento matita presente nella palette di un programma sul Mac che osserva incuriosito il mondo al di là dello schermo, in cui va a cercare di inserirsi senza molto successo, per poi tornare dentro il suo Mac.

Come spiegato con dovizia di dettagli in una nota tecnica ufficiale, Pencil Test venne prodotto dall’Advanced Technology Group, il laboratorio di ricerca di Apple, e fu creato in computer grafica esclusivamente su Macintosh II* utilizzando sia software commerciali, come Super3D della Silicon Beach Software, che programmi di pubblico dominio e strumenti sviluppati internamente. Il filmato è composto da 5000 frame con immagini a 24-bit con una risoluzione di 2160 x 1458 pixel.

[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
1 commento  

Pensare in maniera diversa, e saper guardare indietro

 Articolo pubblicato il 27/01/2014 che parla di Eventi,Novità,Personaggi 

“Abbiamo iniziato a fare alcune cose in maniera diversa”.

È quanto Phil Schiller pare abbia detto nel febbraio 2012 al blogger John Gruber durante un incontro privato per la presentazione di [Mac] OS X Mountain Lion.

Se ce ne fosse bisogno il trentennale del Macintosh è una dimostrazione ulteriore che lo sguardo di Apple non coincide più necessariamente con quello di Steve Jobs e che Tim Cook ragiona e opera in maniera diversa dal suo acclamato predecessore.

mac 128k 1984 font iconaApple ha creato un mini sito web per celebrare il “Computer for the rest of us” con un video, pagine in cui ci sono profili di sviluppatori, creativi e persone che hanno lasciato un segno tangibile grazie al Mac, foto di modelli storici e addirittura un font con icone stilizzate di gran parte dei computer con la mela morsicata.

Come Cook stesso ha affermato il 24, presentando uno “Special Event” per i dipendenti al Campus Apple:

“Non passiamo molto tempo a guardarci indietro.”
“Passiamo tutto il nostro tempo a guardare avanti e a lavorare sulla next big thing. Ma oggi facciamo un’eccezione, perché 30 anni fa, è nato il Macintosh.”

Non posso che concordare. E ora che a Cupertino (e altrove) sono tornati a lavorare e a guardare avanti, Storie di Apple è qui, a disposizione di chiunque voglia guardare indietro, per vedere il cammino fatto da Apple e cercare di capire meglio le nuove strade che intraprenderà.

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
Avete dei commenti?  

Addio, Steve. E grazie per essere stato affamato e avventato

 Articolo pubblicato il 25/10/2013 che parla di Personaggi 

Giovedì 6 ottobre 2011 le tre bandiere davanti al quartier generale di Apple a Mariani Avenue, Cupertino, non sventolano come di consueto ma sono abbassate a mezz’asta, in segno di lutto per la morte di Steve Jobs. Alcuni impiegati di Apple si trovano davanti all’ingresso con un’espressione distratta e smarrita: hanno perso la più importante figura dell’azienda, e probabilmente uno dei capisaldi degli ultimi trent’anni di storia dell’informatica.

Steve Jobs con un Apple IISono parecchie le cose che si possono rinfacciare a Steve Jobs. Impulsivo, esigentissimo, sfacciato, ossessionato dai dettagli più insignificanti, arrogante, talvolta offensivo. E probabilmente altro ancora. La letteratura in merito non manca e la sua carriera di dirigente è costellata di errori disastrosi e spesso costosi come l’Apple III, il Lisa, i computer NeXT, il Power Mac G4 Cube, il social network musicale Ping. Per non parlare del fatto che anche la sua gestione recente è costellata di questioni spinose come lo scandalo sull’attribuzione di azioni, gli attacchi legali ai concorrenti e siti di “rumor” o ancora il trattamento dei lavoratori nelle fabbriche asiatiche in cui si assemblano prodotti con il logo della mela morsicata.
Eppure ogni volta che leggiamo le ultime righe di un comunicato stampa Apple, non importa che sia recente o di qualche anno fa, non possiamo che constatare e riconoscere gli enormi meriti di Jobs e il suo intraprendere coraggiosamente, ripetutamente e spesso imprudentemente nuove strade.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di
 
Avete dei commenti?  

il Mac IIcx: il desktop compatto e versatile

 Articolo pubblicato il 03/02/2013 che parla di Design,Hardware,Personaggi 

Nel marzo 1989 Apple lanciò il Mac IIcx, il suo secondo Macintosh desktop senza monitor incorporato, e intraprese una nuova direzione dopo lo slancio verso la massima espandibilità perseguito da Jean Louis Gassèe con il Mac II.

Il case del Mac IIcx/ciNoto anche con i nomi in codice Aurora, Cobra e Atlantic, il IIcx era sostanzialmente una versione compatta del Mac IIx (la “c” in “cx” stava proprio a indicare “compact”) con spazio per “solo” tre slot di espansione NuBus a fronte di un risparmio sensibile sulla scrivania. L’altezza e la profondità erano sempre di 14 e 36,6 cm, ma la larghezza era stata ridotta da 47,5 a 30 cm.

L’idea di Apple era quella di offrire un’alternativa al modello di punta, una nuova linea che per aspetto, caratteristiche e prezzo si rivolgesse a un pubblico diverso e dalle esigenze più modeste.

Il Mac IIcx era infatti pensato come un Macintosh di potenza media per l’utenza aziendale: si rivelò un successo ben oltre le aspettative, in particolare presso i grafici, che lo preferirono al più ingombrante e costoso IIx.
Del resto, con un Motorola MC68030 a 16 MHz e la possibilità di montare fino a 128 MB di memoria Ram, la potenza bruta era identica, a fronte di una spesa sensibilmente più bassa. Il costo era di poco inferiore ai 5400 dollari (che in Italia divennero 9’450’000 Lire, Iva esclusa) invece dei 7800 del IIx.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , ,
 
Avete dei commenti?  


 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin