La nascita dell’iPod

 Articolo pubblicato il 02/10/2012 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Nel febbraio 2001, in concomitanza con la manifestazione MacWorld di Tokyo, Jon Rubinstein fece visita alla Toshiba. Rubinstein all’epoca era il responsabile in capo dell’Hardware Engineering di Apple e Toshiba il fornitore dei dischi fissi usati nei Macintosh. I dirigenti dell’azienda giapponese mostrarono dei prototipi di nuovi dischi spessi solo 1,8 pollici ed erano sensibilmente più sottili di quelli da 2,5 pollici utilizzati computer portatili e nei lettori digitali.

iPodToshiba non aveva ancora individuato un utilizzo per i nuovi dischi ma per Rubinstein era tutto chiaro: si trattava di un altro elemento fondamentale di ciò che sarebbe poi diventato noto come iPod.

Dopo aver parlato con Steve Jobs ebbe l’OK definitivo per procedere con lo sviluppo del progetto: l’obiettivo era quello di avere un prodotto in commercio entro l’autunno, per sfruttare il periodo degli acquisti natalizi.

Il passo successivo di Rubinstein fu di chiamare in Apple Tony Fadell, brillante consulente che aveva lavorato su dispositivi portatili alla General Magic e alla Phillips, su ambienti di sviluppo per videogiochi nonché su sistemi di gestione e controllo di macchine fotografiche digitali e lettori MP3. Fadell venne messo a capo di un team di trenta persone tra progettisti hardware, programmatori e designer che assemblò il dispositivo combinando tecnologie in commercio con altre sviluppate internamente.
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L’estate in esilio di Steve Jobs

 Articolo pubblicato il 05/09/2012 che parla di Personaggi 

Il 31 maggio del 1985 Steven Paul Jobs venne privato di tutti i poteri decisionali e esecutivi e relegato nel palazzo più distante del campus Apple.

Jobs e Sculley, il dinamico duoJobs era uscito perdente dallo scontro con l’Amministratore Delegato John Sculley, da lui assunto due anni prima, e il risultato fu che gli vennero assegnati ruoli innocui e puramente di rappresentanza: presidente di Apple e incaricato del “global thinking” dell’azienda.

Il suo allontanamento dai luoghi del potere di Apple era anche fisico: l’ufficio di Jobs venne infatti spostato dalla struttura Bandley 3 a Bandley 6, un piccolo palazzo quasi completamente vuoto che in seguito venne soprannominato “Siberia”.

In un’intervista a Playboy dello stesso anno Jobs dichiarò: “Mi sento come se qualcuno mi avesse dato un pugno nello stomaco e tolto il respiro. Ho solo trent’anni e voglio avere una possibilità di continuare a creare. So di avere l’energia per fare almeno un altro grande computer. Ma Apple non intende darmi quest’opportunità.”

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Steve Jobs, Apple e il Product Marketing – Intervista a Jay Elliot

 Articolo pubblicato il 02/08/2012 che parla di Personaggi 

In occasione del lancio di “Steve Jobs – L’uomo che ha inventato il futuro”, c’è stata l’occasione per una chiacchierata con Jay Elliot, ex Senior Vice President of Human Resources di Apple e coautore del testo, edito originariamente come “The Steve Jobs Way” e portato in Italia da Hoepli.

Storie di Apple: Quanti anni ha lavorato in Apple?
Jay Elliot: Sono stato in Apple dal 1980 al 1986.

Storie di Apple: In che ruolo?
Jay Elliot: Ero un Vice Presidente Senior addetto al lato operativo. Jay Elliot in BolognaMi occupavo di tutti gli aspetti del personale dell’azienda e ho continuato ad avere il titolo [di addetto alle risorse umane] anche quando curavo l’IT o il lato finanziario. Ero in carica del “motore amministrativo” di Apple ma lavoravo anche per il Mac group agli ordini di Steve.

SdA: “Product Marketing”: cosa vuol dire questo termine in Apple?
JE: Sono dell’opinione che il successo di Apple sia tutto nel prodotto. Steve è il “product guy”. Mi piace definire l’azienda come un’organizzazione prodotto-centrica e tutto viene fatto in virtù di questo. Il Product Marketing in realtà è il rapporto che c’è tra il prodotto, il marketing e la vendita e richiede uno sforzo in più per assicurarsi che le caratteristiche salienti non si perdano nell’elaborazione, nel percorso verso la messa in commercio. C’è una fase di elaborazione che serve a integrare modifiche o qualsiasi cosa emerga dal marketing vero e proprio e serve a valutare se questo qualcosa ci debba essere o meno nel prodotto. A volte la cosa funziona. Nella Apple degli anni ‘80 non funzionava: c’erano problemi tra la divisione Apple II e quella del Macintosh e così [John] Sculley decise per un’organizzazione più funzionale. Ridusse tutto a un unico dipartimento di marketing per tutti i prodotti. È una decisione che non ha funzionato.
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CRUX PPC, il Linux italiano per Mac con PowerPC – Intervista a Nico Macrionitis

 Articolo pubblicato il 09/07/2012 che parla di Personaggi,Software 

Flattr thisSono ormai passati diversi anni da quando Apple ha accantonato i processori PowerPC a favore di quelli Intel. Nel frattempo utenti e sviluppatori si sono adeguati e questo vale anche per i sistemi operativi alternativi. C’è però ancora chi si rivolge a chi ha un vecchio Macintosh e tra questi c’è CRUX PPC, un porting per PowerPC di una distribuzione GNU/Linux.

cruxppcCRUX PPC è un progetto ideato e seguito da sviluppatori italiani che in questi anni prosegue sulla sua strada con lo sviluppo del sistema operativo.
Abbiamo contattato uno dei curatori, Nico Macrionitis che, con la collaborazione di Giorgio Agrelli, ci ha illustrato il progetto, le sue caratteristiche e permesso di fare il punto della situazione di questo “Linux” italiano per PowerPC.

Storie di Apple: Come è nato CRUX PPC?
Nico Macrionitis: Mater artium necessitas.
Correva l’anno 2003 quando venne fatto un primo port della distribuzione CRUX su di un, all’epoca, nuovo portatile: un Apple iBook G3. Era da poco più di un anno che nel NaLug (Napoli Linux User Group) alcuni di noi avevano eletto la CRUX quale degna sostituta della cara vecchia Slackware. Così sono nati il Progetto CRUX Italia e parallelamente CRUX PPC.

SdA: A chi si rivolge Crux PPC? Chi sono i vostri utenti?
NM: La filosofia KISS [acronimo che sta per “Keep It Simple, Stupid”, nda] è alla base della distribuzione CRUX e l’ha portata ad avere come target principale utenti decisamente esperti che non disdegnano di ottimizzare a loro volta, lavorando autonomamente, la distribuzione stessa.
CRUX PPC ha il pregio di esser minimale e per tal motivo è sconsigliato il suo utilizzo ad utenti alle prime armi o che cercano un sistema operativo totalmente automatizzato.
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La chiacchierata di Steve e Bill

 Articolo pubblicato il 03/04/2012 che parla di Personaggi 

Nel 2007 Steve Jobs e Bill Gates hanno diviso il palco della quinta conferenza “D: All Things Digital” per una chiacchierata a quattro con i giornalisti Walt Mossberg e Kara Swisher.

Steve Jobs and Bill Gates

In quell’occasione Jobs ha usato una citazione, il ritornello del brano “Two of Us” dei Beatles per sottolineare quanto i due fossero simili e la storia che avevano in comune:

“You and I have memories longer than the road that stretches out ahead.”

(Traduzione in italiano)

“Tu ed io abbiamo ricordi più lunghi della strada che si perde di fronte”

Commentando che “And that’s clearly true here”, era proprio il loro caso.
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1955-2011

 Articolo pubblicato il 06/10/2011 che parla di Novità,Personaggi 

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Apple ed Astarte

 Articolo pubblicato il 08/06/2011 che parla di Personaggi,Software 

Il 10 aprile del 2000 Apple rese noto di aver stretto un accordo con la software house Astarte GmbH, rilevandone tutti i prodotti, tecnologie e brevetti detenuti.
I primi frutti di questa acquisizione maturarono nel gennaio seguente quando, al consueto appuntamento del Macworld, esordì la coppia di software iDVD e DVD Studio Pro.
Non si trattò però dell’unico apporto di Astarte all’azienda di Cupertino, anzi.

DVDirector

Basata in Germania, a Karlsruhe, la Astarte era nota tra gli addetti ai lavori per aver creato il popolare software di masterizzazione Toast, poi venduto alla Adaptec. Alla fine degli anni ’90 la Astarte era di nuovo all’avanguardia e proponeva software che si rivolgevano al nascente mercato dell’authoring DVD. I suoi prodotti si chiamavano DVDelight e DVDirector, costosa soluzione Mac-only che includeva schede di codifica e/o decodifica MPEG-2 (fornite dalla Wired Inc).

A differenza di Adaptec, Apple non era interessata semplicemente alla tecnologia e nel comunicato si specificava che il team di Astarte che si sarebbe unito a quello Apple.
Negli anni a venire il personale acquisito si rivelò estremamente importante, forse ancora di più di software, per la crescita del Mac nell’audio-video.

Uno dei nuovi collaboratori era Mike Evangelist, che gestiva le operazioni di Astarte negli Stati Uniti, che divenne Product Marketing Manager del settore “Professional Applications”.
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