Dieci anni di iTunes (Music) Store

 Articolo pubblicato il 06/04/2014 che parla di Software 

Il 28 aprile del 2003 Steve Jobs salì sul palco del Moscone Center a San Francisco per presentare le ultime novità di Apple in campo musicale. La data e la presentazione sono diventate memorabili per il lancio dell’iTunes Music Store, mossa con cui Apple all’epoca si spinse ancora di più oltre gli angusti confini dei personal computer, entrando nell’ambito dei servizi.

iTunes Store market leaderIl Music Store fu inizialmente (e cautamente) offerto solo all’utenza statunitense in possesso di un Macintosh, ma nel giro di alcuni anni la sua crescita sarebbe andata oltre ogni previsione. Lo Store infatti sbaragliò i servizi digitali concorrenti, di cui oggi rimane ben poco, e superò uno dopo l’altro anche i rivenditori fisici, cambiando profondamente il mercato musicale e raggiungendo una posizione dominante che dopo un decennio ancora nessuno riesce a insidiare.

Il segreto di Apple consiste nell’aver puntato su un pubblico interessato ad acquistare (legalmente) brani “a là carte” invece che stipulare abbonamenti, e nell’aver costruito, pezzo dopo pezzo, “il primo ecosistema vero e completo per l’era della musica digitale” come lo descrisse Jobs in un’intervista dopo la presentazione.

Il primo mattone venne posato nel gennaio del 2001 con l’esordio del software iTunes. Lo stesso anno Apple lanciò il primo iPod, altro elemento fondamentale nel nuovo scenario di fruizione personale di contenuti che si andava delineando.

Contestualmente al lancio dell’iTunes Music Store Apple presentò la terza generazione del suo lettore digitale: tra le novità c’era la possibilità di sincronizzare la musica anche via USB (e non più solo via FireWire) e il supporto al formato di compressione audio AAC, adottato per il commercio di brani. Creato dal consorzio MPEG e incluso ufficialmente negli standard MPEG-4 ed MPEG-2, l’AAC offriva una qualità audio superiore all’MP3 a parità di compressione e inoltre permetteva l’inclusione di tecnologie di protezione (DRM), necessarie a tranquillizzare le paure delle etichette discografiche che mettevano a disposizione di Apple il proprio catalogo.

Questo mix di tecnologia e strategia commerciale diede ben presto i suoi frutti. Nel giro di un mese l’iTunes Music Store totalizzò il suo primo milioncino di brani venduti. E tra il 2004 e 2005 l’apertura all’utenza Windows e l’esordio in Europa ed altri Paesi fecero impennare i download, che balzarono prima a cento e poi a cinquecento milioni di copie.

Si potrebbe obiettare che i proventi della distribuzione di musica sono stati a lungo una voce marginale nel bilancio di Apple, se non proprio trascurabili di fronte a quella degli iPod. A distanza di dieci anni, però, l’importanza del walkman digitale è scemata mentre lo Store ha non solo espanso il suo catalogo ma rappresenta l’infrastruttura alla base di prodotti quali l’iPhone e l’iPad.
Rimosso nel 2006 il termine “Music”, l’iTunes Store offre video, film, libri e soprattutto app per iOS, di cui sono ha distribuito 40 miliardi di copie, generando miliardi di dollari di fatturato e rivoluzionando, dopo la musica, anche il settore del software.

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