I Macintosh made in Italy

 01/10/2009 - Archiviato in: Hardware,Lo sapevate che... 

Sono in pochi a saperlo e ancora in meno ad averne avuto uno tra le mani ma per un breve periodo il Mac è stato prodotto anche in Italia. Per la precisione si tratta di cloni Macintosh: tra le aziende autorizzate nella seconda metà degli anni ’90 c’è stata anche la catena nostrana Centro HL.

Il logo di Centro HLLa versione ufficiale ricostruita da archivi online afferma che CHL produsse tre modelli su licenza di Umax, uno dei primi e più noti nomi che strinsero accordi con Cupertino.

Da indagini ulteriori siamo però venuti a sapere che più che produrre si trattava di commercializzare sotto nuovo nome senza progettare o cambiare nulla: i cloni di CHL erano in tutto e per tutto degli Umax rimarchiati di questi venivano usate le componenti che venivano poi assemblate in un laboratorio a Firenze (e pubblicizzate sulla stampa locale).

I modelli proposti da Centro HL furono i seguenti.

Come entry level c’era il MacOS 180, noto anche come Umax SuperMac S900/180: era un tower basato sulla potente e flessibile architettura PCI Tsunami di Apple, usata nel PowerMac 9500. Il processore era un PowerPC 604e a 180 MHz (da cui la sigla del modello), aveva 16 MB di RAM, un disco fisso da 2.1GB hard drive una scheda grafica Diamond Javelin da 2MB. industry-standard tower case.

Il modello di mezzo era il MacOS 200, identico al SuperMac S900/200: di diverso rispetto al precedente aveva un clock più alto, di 200 MHz, il doppio di RAM (32MB) e la scheda grafica, che era una IMS Twin Turbo da 2MB.

Come offerta di punta c’era infine il MacOS 225, anche questo basato sulla piastra Tsunami e copia dello Umax SuperMac S900/225 che si differenziava per un clock che arrivava a 225MHz e la RAM video della scheda grafica Twin Turbo aumentata a 4MB.

I prezzi erano rispettivamente di 4’469’000, 5’165’000 e 5’620’000 di Lire.

I compatibili Mac di CHL/Umax furono in commercio per un solo anno, dall’ottobre del 1996 all’ottobre 1997 quando Centro HL e gran parte degli altri produttori di cloni chiusero baracca in seguito alla decisione di Apple di di non rinnovare le concessioni con l’escamotage di rilasciare il Mac OS 8, una delle decisioni prese da Steve Jobs dopo il suo ritorno.

È probabile però che anche se Apple avesse continuato con il suo programma di licenze, CHL avrebbe comunque fatto dietrofront: a sentire chi c’era all’epoca l’iniziativa fu un fiasco su tutta la linea e dei cloni Mac italiani furono vendute solo poche decine di esemplari tant’è che è praticamente impossibile recuperarne uno anche nel giro iperspecializzato del retrocomputing.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata su “Applicando” numero 269 dell’ottobre 2008



2 commenti »

  1. tutti rottamati, dici ?

    o custoditi gelosamente ?

    commenti by kOoLiNuS — 1 October 2009 @ 10:48 am

  2. Qualcuno sicuramente gettato via. Altri più che custoditi gelosamente me li immagino abbandonati e dimenticati in soffitte, garage e sgabuzzini di studi grafici e di architetti.
    Sono dopotutto dei vecchi, vecchissimi Macintosh con un’utilità pratica ormai nulla o quasi e -non essendo di Apple- considerati anche privi di significative qualità estetiche.

    nda

    commenti by Nicola D'Agostino — 1 October 2009 @ 10:56 am

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