Il Pismo sul sito web di Apple
Ecco come nel corso del 2000 Apple presentava su Internet il suo nuovo PowerBook G3 (Firewire).
In evidenza c’è la possibilità di utilizzare il portatile per produzioni professionali in passato prerogativa dei desktop, in primis quelle video.
L’incipit di www.apple.com/powerbook è tutto dedicato alla maggiore potenza del Pismo, che gli interessati potevano approfondire nella pagina con le caratteristiche tecniche. In fondo si sottolineava la presenza di porte FireWire da 400 Mbps che “consentono di trasferire file video e di grafica di grandi dimensioni da una videocamera digitale o da un’unità a disco esterna”.
Sulla colonna di sinistra si notano riquadri sul video-editing e la pubblicità di Final Cut Pro, il software che Apple, due anni prima, aveva rilevato da Macromedia.
Nella colonna di destra, dopo un’ulteriore menzione sulla potenza di eleaborazione da mettere a frutto con Adobe Photoshop, ci sono informazioni sulla connettività Airport a cui è dedicata anche una pagina apposita.
Questa sezione non è però presente sulla versione italiana della pagina dedicata al Pismo. Questo perché l’esordio ufficiale di Airport nel nostro paese risale a molto più tardi, al novembre 2000, quando la tecnologia wireless di Apple è finalmente “atterrata” anche in Italia.
Nota bene: le pagine web originarie sono state recuperate grazie alla eccellente Wayback Machine di Internet Archive. Qui sono archiviate numerose copie ma purtroppo solo alcune sono complete di testo e immagini come quelle segnalate nei link di questo articolo.
Il Pismo
Noto ufficialmente come “PowerBook (Firewire)” il Pismo è stato presentato nel febbraio 2000 ed è l’ultimo dei portatili professionali basati sul processore G3.
Il suo erede sarà infatti il PowerBook G4 con cui Apple abbandonerà definitivamente l’uso dellle forme svasate, del colore nero e della plastica sui modelli di fascia alta nonché il sistema di espansione tramite moduli laterali intercambiabili e estraibili.
Evoluzione del precedente PowerBook G3 (Bronze keyboard), noto come Lombard, il Pismo -il cui nome in codice è un omaggio alla città di Pismo Beach in California- ne ripropone forme, dipensioni e soluzioni ma prosegue l’evoluzione verso nuove tecnologie, in particolare nella connettività.
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Made in Italy – Intervista a Daniele Margutti
Storie di Apple: Come e quando hai iniziato?
Daniele Margutti: Avevo intorno ai 9 anni ed era il Mac (un LCII che ancora oggi fa custodisco gelosamente) che mio padre, grafico, aveva deciso di riportare a casa per portarsi avanti il lavoro durante il fine settimana.
Poteva essere l’inizio della “carriera” dell’ennesimo artista della famiglia (mio nonno era un pittore e entrambi i miei genitori erano appassionati del disegno) ma chissà per quale strano motivo un giorno mi ritrovai con un dischetto di sistema in mano. L’etichetta recitava “HyperCard”.
C’è chi (molti) hanno iniziato con il Basic e chi con il Pascal; io lo feci con HyperCard, una vera pietra miliare dell’epoca.
Si poteva realizzare praticamente tutto con HyperCard (perlomeno quello che un bambino appassionato di lego immaginava sui computer) e ancora mi ricordo l’emozione di riuscire a costruire qualcosa, di sentire crescere la consapevolezza che quella macchina era un foglio bianco dove potevo essere a comandare.
E così mentre gli altri amici giocavano col Nintendo, io iniziavo la mia avventura nella programmazione passando per SuperCard, REALbasic, C, Java e infine Objective-C (con relative incursioni anche nel web development).
Sono sempre stato lo “strano” del gruppo, ma almeno in questo ambito sono stato sempre così egocentrico da farlo diventare un vanto. C’è chi superava il livello col mostro e chi, come me, quel giorno era riuscito a far funzionare quel maledetto algoritmo (e credetemi, oggi come allora, è per me una iniezione di vita).
SdA: Che software usi per lo sviluppo?
DM: Ora come era è impossibile prescindere dall’uso di XCode, almeno per quanto riguarda lo sviluppo su Mac. Dopo l’abbandono di Metrowerks (di cui anni fa possedevo anche una versione Student) è anche l’unico tool. Comunque, a parte qualche problemino che ancora rimane da vecchie versioni, è davvero uno dei più potenti e comodi strumenti di sviluppo per computer (anche ben oltre la nostra piattaforma).
Poi ci sono altri tool, come Netbeans o Komodo che uso a seconda del linguaggio di cui ho bisogno.
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Larry, John, Steve e Bruce
Se si richiama la finestra “About” del Finder del System 6 si può notare che oltre alle indicazioni tecniche sulla destra compare una serie di nomi: Larry, John, Steve, and Bruce. Sono i nomi degli sviluppatori di questa versione dell’interfaccia grafica di gestione dei file del Macintosh.

All’epoca (1988) Apple era solita dare credito ai creatori dei programmi facendoli apparire nelle finestre informative richiamabili dalla prima voce del menù mela. In genere i nomi erano per esteso ed erano talvolta corredati da ritratti (più o meno realistici): nel caso del Finder del System 6 abbiamo però solo dei nomi di battesimo. Vediamo allora di individuare i loro cognomi ed il ruolo che hanno avuto nella storia dell’azienda.
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