Il Pippin

 Articolo pubblicato il 09/01/2013 che parla di Hardware 

Nel dicembre del 1994, dopo quasi un decennio di rifiuti ostinati, Apple cambiò posizione e decise di dare in licenza la tecnologia Macintosh.

Questo periodo di “apertura” durò poco meno di tre anni e terminò nel 1997, quando Steve Jobs, al suo ritorno, revocò la licenza tramite l’escamotage del rilascio di Mac OS 8 e rilevò le spoglie di uno dei più capaci e fortunati concorrenti, la Power Computing.

Logo PIPP!NLa concessione delle licenze produsse non solo una serie di cloni Macintosh ma anche un ambizioso dispositivo che venne proposto a partire dal 1996 dalla giapponese Bandai basandosi sulla tecnologia del “computer for the rest of us”. Si trattava di una console per giochi e per titoli multimediali, chiamata Pippin o Pipp!n, con un punto esclamativo al posto della seconda “i”.
Il nome scelto non era affatto casuale e attingeva alla tradizione “fruttifera” di Apple: Newtown Pippin è un cultivar di mela, più piccolo e aspro della mela McIntosh.
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La sottile innovazione del Lombard

 Articolo pubblicato il 25/05/2009 che parla di Design,Hardware 

Il PowerBook G3 “Lombard” o “Bronze” (dal colore ambrato trasparente della tastiera) venne presentato il 10 maggio 1999 da Steve Jobs sul palco del WWDC 99 e reso disponibile a partire dalla fine del mese.

Il PowerBook G3 LombardSi trattava del terzo PowerBook con processore G3 (e del secondo dal ritorno di Jobs): anche se a prima vista ricalcava le linee del Wallstreet, portava in dote numerose innovazioni tecnologiche e elementi strategici su cui Apple avrebbe puntato negli anni seguenti.

I modelli offerti erano due e si differenziavano oltre che per la velocità del processore, cache e dotazione di disco per la predisposizione alla riproduzione di DVD.

Il modello base, proposto a 2499 dollari, aveva un processore G3 a 333 MHz, 512K di cache L2, 4GB di disco e un lettore CD a 24x mentre quello superiore a 3,499 dollari offriva il G3 a una frequenza di 400 MHz potenziata dal doppio di cache L2 (1MB), 6GB di disco e soprattutto un decoder MPEG-2 incorporato sulla scheda madre che lavorava in coppia con un lettore DVD-ROM 2x come unità ottica.

In Italia le due configurazioni furono vendute rispettivamente a 5’032’000 e 6’969’000 Lire Iva esclusa (fonte: Applicando 164 del giugno 1999)

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