Chris Espinosa: l’uomo dei manuali

 18/01/2007 - Archiviato in: Personaggi,Software 

Assunto nel 1976 e tutt’ora in Apple, Chris Espinosa è stato il più giovane impiegato di Apple, dove è entrato ancora adolescente guadagnandosi poi la tessera numero 8.

Espinosa ai tempi dello sviluppo del MacintoshIn questi decenni Espinosa è stato coinvolto in parecchi progetti importanti a Cupertino, dall’Apple II al Macintosh (sua è una delle firme all’interno del case del Mac originale) in HyperCard ed AppleScript ma anche in A/UX, Taligent, i Kaleida Labs, e infine Mac OS X. Attualmente è parte del team dell’ambiente di sviluppo Xcode, di cui è “development engineering manager”.

Ma torniamo al 1976. All’epoca Espinosa era alle superiori e il suo primo ruolo era di dimostratore al pubblico dell’Apple II presso l’azienda, o meglio il garage di Jobs, che raggiungeva in bicicletta (o con un motorino, ci sono due versioni). Più tardi Espinosa lasciò Apple e si iscrisse all’Università della California a Berkeley dove come studente anziano di riferimento si ritrovò Andy Hertzfeld e scopri il suo vero amore: la redazione di documentazione tecnica. A Berkeley gli fu infatti assegnato come compito produrre un manuale tecnico degno di questo nome per l’Apple II usando come base la raccolta fotocopiata incoerente di singole istruzioni ed appunti (tra cui pagine scritte a mano da Wozniak) che fino a quel momento era stato l’unico riferimento per gli utilizzatori.

Il Red Book di Chris EspinosaLa leggenda vuole che Espinosa abbia lavorato al progetto giorno e notte sul mainframe di Berkeley e a causa degli orari insoliti spesso non sia riuscito a tornare al dormitorio prima della chiusura dormendo sui divani del laboratorio di informatica o dove capitava. Il risultato di queste fatiche fu l’“Apple II Technical Reference Manual” noto come “Red Book” (dal colore rosso della copertina), una pubblicazione che rispondeva alle richieste di professionalità e ricercatezza volute da Jobs per il rivoluzionario Apple II e -secondo molti- rappresenta un punto fermo per la storia della manualistica informatica.

Anche se Espinosa sapeva programmare ed ha realizzato demo per l’Apple II in BASIC e parte della mitica calcolatrice originale del Mac OS il veterano di Apple si è sempre definito uno sviluppatore mediocre ma profondamente interessato e appagato dal lavoro di documentazione ed illustrazione del funzionamento del software.
Per nostra fortuna.


Steve Sakoman: mele, palmari e Hobbit

 23/11/2006 - Archiviato in: Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

Steve Sakoman è un ingegnere con una lunga ed articolata storia che lo ha portato per ben due volte in Apple ma anche a contribuire alla nascita della Be.

Gli inizi professionali di Sakoman sono presso Hewlett-Packard dove fu il project manager del primo portatile MS-DOS alimentato da una batteria, l’HP-110. L’arrivo in Apple è del 1984: qui Sakoman supervisionò la produzione hardware sia dell’Apple II che del Macintosh e collaborò alla nascita del Mac II. Nel 1987 fu leader del primo team di sviluppo del Newton, di cui ideò il nome ed era un sostenitore convinto.

Sakoman ai tempi di PalmSakoman fu coinvolto nelle lotte intestine tra dirigenti dell’epoca e lasciò Apple nel 1990 unendosi più tardi alla Be di Jean Louise-Gassée. Qui fu responsabile della creazione della BeBox e assunse il ruolo di Chief Operating Officer. Nel 2001 la Be fu acquisita da Palm e lì Sakoman divenne Chief Product Officer oltre che membro chiave del team di sviluppo del Palm OS 6.

Nel 2003 Sakoman infine è tornato in Apple, dove è Vice-president of Software Technology.

Sakoman è noto per l’attenzione ai palmari ed alle loro esigenze tanto che ha fondato GutenTalk una mailing list dedita alla discussione di eBook.

Un particolare interessante della sua carriera è inoltre l’impiego in ben due progetti dello stesso processore.
Sakoman, infatti, scelse nei primi anni ’90 per il neonato Newton un particolare ed innovativo chip RISC di At&T soprannominato “Hobbit”, ideato ed ottimizzato per l’esecuzione di codice in linguaggio C.

Questo in Apple fu più tardi accantonato in favore delle più potenti ed affidabili CPU ARM ma Sakoman lo riconfermò alla Be per i primi prototipi della BeBox, macchina multiprocessore che inzialmente era spinta da ben cinque processori: due Hobbit e tre DSP (Digital Signal Processor).

Immagine tratta da journal.mycom.co.jp



 


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