L’Apple IIsi

 Articolo pubblicato il 01/04/2009 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

Ultima zampata della linea Apple II prima di avviarsi definitivamente al capolinea, l’Apple IIsi fu progettato nella prima metà del 1988 come erede del IIgs, con il nome in codice “Centossa”.

Apple IIsiL’Apple IIsi richiama non solo nel nome il Mac IIsi dell’anno successivo ma sono in pochissimi a conoscerlo e ancora meno ad avere un esemplare di questo computer, dietro cui c’è la figura di Jean-Louis Gassèe. Gassèe, che aveva sostituito Jobs nel ruolo di responsabile della ricerca e sviluppo, alla fine degli anni ’80 diede un enorme impulso alla creazione e commercializzazione di una pletora di prodotti, sull’onda del successo commerciale del Mac II.

Il design industriale, basato su quello del IIgs per esigenze hardware ma comunque reintepretato con la modifica di numerosi particolari (tra cui un floppy incorporato), fu affidato allo studio Lunar Design di Palo Alto e cioé alla coppia Ken Wood e Robert Brunner. Fu uno dei lavori di Brunner da esterno che lo avrebbero portato, di lì a breve, a inaugurare una nuova fase e nuove linee guida per l’estetica dei computer con la mela mordicchiata, raccogliendo l’eredità di frogdesign.

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Captain Crunch e Apple – Intervista a John Draper

 Articolo pubblicato il 04/12/2008 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Note: the interview is also available in english on Stories of Apple.net

John T. Draper, meglio noto come Captain Crunch è senza ombra di dubbio una delle figure chiave della storia dell’informatica e della telematica sin da quando, alla fine degli anni ’60 apprese che inviando un suono a 2600 Hz era possibile effettuare telefonate interurbane attraverso la rete telefonica Statunitense.

Celebrità e guai arrivarono contemporanemante con un articolo su Esquire nel 1971, in seguito al quale Draper venne contattato da un tale Steve Wozniak, ansioso di mostrargli la blue box che aveva costruito e capire come farla funzionare.

È nata così un’amicizia ed un rapporto anche professionale che dura ancora a distanza di più di 30 anni. In questo lungo periodo Draper, con le sue gesta, la sua curiosità e caparbia indipendenza ha avuto a che fare con Apple, la IBM ed ispirato direttamente ed indirettamente generazioni di smanettoni in tutto il mondo ad esplorare i sistemi ed a piegarli a fare cose nuove e proibite con pochi mezzi, ma tanta inventiva e entusiasmo. Lo stesso entusiasmo con cui, giunto in Italia ospite del campeggio tecnologico MOCA2008, ci ha raccontato alcuni episodi del passato e aggiornato sulle sue ultime imprese.

Captain Crunch chat 03Storie di Apple: Tu hai lavorato per Apple ad un’interfaccia telefonica per l’Apple II: com’è andata?
John Draper: Bisogna cominciare da come ho conosciuto Steve Wozniak. Mi contattò quando facevo il DJ in radio, alla KKUP e chiese se volevo venire a trovarlo e dare un’occhiata alla sua blue box. Voleva che gli mostrassi come usarla. Io ero molto sospettoso. Era un periodo in cui c’era un bust in corso, c’erano molti arresti e avevo paura che stessero cercando di incastrarmi. Così ho fatto in modo di andare a trovarlo senza avere con me nulla di compromettente e che non succedesse nulla di illegale. Quando sono arrivato Woz mi fece vedere la blue box che aveva costruito e non era un granché.
Il problema della sua blue box era che generava onde quadre invece che sinusoidali: in questo modo i toni non sono puliti. Sono di pessima qualità e chi l’avesse usata avrebbe generato una richiesta di assistenza in centrale perché non avrebbero accettato i toni.
Dopo essere diventati amici mi presentò Steve Jobs. Stava lavorando ad un computer a 6 bit al che io ho chiesto “Ehi, perché solo 6 bit?” Con 6 bit si è molto limitati e lui rispose che lo faceva “solo per provare che era in grado di creare un computer, ecco tutto”. Poi qualche anno dopo lavorando prima alla Apple I e poi all’Apple II usò un cross-assembler fatto da me. Lo avevo fatto perché stavano arrivando sul mercato tutti questi microprocessori e c’era bisogno di assembler per sviluppare il software.

SdA: Quali microprocessori?
JD: Il cross-assembler era per l'[Intel] 8080, lo Z80, il 6502, il 1802 e il 6800.
Lo feci su un sistema time-sharing system su cui c’era solo il Basic. Prendeva il codice assembler, ne faceva il parsing in opcode e poi l’output era in binhex (esadecimale) così che si poteva fare il dump su nastro.
SdA: Non si stampava?
JD: No, all’epoca per soli quindici dollari si poteva avere un lettore di nastri che venivano svenduti. E probabilmente lo stesso Gates inizialmente usò questo sistema in Microsoft attrezzandosi solo dopo con un sistema di sviluppo più robusto, chiamato Crust.
Wozniak stava lavorando all’Apple II e mi propose di progettare per loro una “charlie board”.

[continua la lettura della storia]

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It was thirty years ago today…

 Articolo pubblicato il 06/01/2008 che parla di Eventi,Hardware,Personaggi,Software 

All’inizio del gennaio del 1978 Jef Raskin entrò ufficialmente in Apple divenendone il trentunesimo impiegato e assumendo il ruolo di “manager of Publications”. Jef Raskin ai tempi di AppleRaskin collaborava già da alcuni mesi con Jobs e Wozniak che aveva incontrato nel 1977 alla presentazione dell’Apple II e per cui aveva realizzato il manuale di programmazione in BASIC.

La figura di Raskin e l’entità del suo contributo ad Apple sono tuttora oggetto di discussione. Possiamo affermare senza ombra di dubbio però che si tratta di un personaggio importante per lo sviluppo dell’azienda di Cupertino su cui ha lasciato un’impronta sia diretta che indiretta: un esempio è l’assunzione da parte sua del geniale Bill Atkinson.

In Apple Raskin oltre che responsabile del settore editorial-manualistico e del controllo qualità si occupò anche di relazioni con gli sviluppatori e di packaging ma è ricordato principalmente per aver convinto i dirigenti ad intraprendere un progetto che culminò con la nascita del Macintosh in cui coinvolse Burrell Smith e Bud Tribble.

Jef Raskin con un modellino del Canon CatLe idee di Raskin per la creazione di un computer economico e facile erano erano indubbiamente geniali, originali e rivoluzionarie nonché cronologicamente antecedenti alla visita di Jobs e dei suoi presso Xerox ma purtroppo anche disseminate di scelte radicali (Raskin ad esempio era contrario al mouse) e cozzarono con la visione e la personalità di Jobs. Quest’ultimo prese il controllo del progetto Macintosh ed estromise Raskin che realizzò (almeno parzialmente) i suoi concetti solo più avanti per la concorrenza sotto la forma del poco noto Canon Cat.

Immagini tratte da http://folklore.org/ e da Wikipedia

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Chris Espinosa: l’uomo dei manuali

 Articolo pubblicato il 18/01/2007 che parla di Personaggi,Software 

Assunto nel 1976 e tutt’ora in Apple, Chris Espinosa è stato il più giovane impiegato di Apple, dove è entrato ancora adolescente guadagnandosi poi la tessera numero 8.

Espinosa ai tempi dello sviluppo del MacintoshIn questi decenni Espinosa è stato coinvolto in parecchi progetti importanti a Cupertino, dall’Apple II al Macintosh (sua è una delle firme all’interno del case del Mac originale) in HyperCard ed AppleScript ma anche in A/UX, Taligent, i Kaleida Labs, e infine Mac OS X. Attualmente è parte del team dell’ambiente di sviluppo Xcode, di cui è “development engineering manager”.

Ma torniamo al 1976. All’epoca Espinosa era alle superiori e il suo primo ruolo era di dimostratore al pubblico dell’Apple II presso l’azienda, o meglio il garage di Jobs, che raggiungeva in bicicletta (o con un motorino, ci sono due versioni). Più tardi Espinosa lasciò Apple e si iscrisse all’Università della California a Berkeley dove come studente anziano di riferimento si ritrovò Andy Hertzfeld e scopri il suo vero amore: la redazione di documentazione tecnica. A Berkeley gli fu infatti assegnato come compito produrre un manuale tecnico degno di questo nome per l’Apple II usando come base la raccolta fotocopiata incoerente di singole istruzioni ed appunti (tra cui pagine scritte a mano da Wozniak) che fino a quel momento era stato l’unico riferimento per gli utilizzatori.

Il Red Book di Chris EspinosaLa leggenda vuole che Espinosa abbia lavorato al progetto giorno e notte sul mainframe di Berkeley e a causa degli orari insoliti spesso non sia riuscito a tornare al dormitorio prima della chiusura dormendo sui divani del laboratorio di informatica o dove capitava. Il risultato di queste fatiche fu l’“Apple II Technical Reference Manual” noto come “Red Book” (dal colore rosso della copertina), una pubblicazione che rispondeva alle richieste di professionalità e ricercatezza volute da Jobs per il rivoluzionario Apple II e -secondo molti- rappresenta un punto fermo per la storia della manualistica informatica.

Anche se Espinosa sapeva programmare ed ha realizzato demo per l’Apple II in BASIC e parte della mitica calcolatrice originale del Mac OS il veterano di Apple si è sempre definito uno sviluppatore mediocre ma profondamente interessato e appagato dal lavoro di documentazione ed illustrazione del funzionamento del software.
Per nostra fortuna.

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Steve Sakoman: mele, palmari e Hobbit

 Articolo pubblicato il 23/11/2006 che parla di Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

Steve Sakoman è un ingegnere con una lunga ed articolata storia che lo ha portato per ben due volte in Apple ma anche a contribuire alla nascita della Be.

Gli inizi professionali di Sakoman sono presso Hewlett-Packard dove fu il project manager del primo portatile MS-DOS alimentato da una batteria, l’HP-110. L’arrivo in Apple è del 1984: qui Sakoman supervisionò la produzione hardware sia dell’Apple II che del Macintosh e collaborò alla nascita del Mac II. Nel 1987 fu leader del primo team di sviluppo del Newton, di cui ideò il nome ed era un sostenitore convinto.

Sakoman ai tempi di PalmSakoman fu coinvolto nelle lotte intestine tra dirigenti dell’epoca e lasciò Apple nel 1990 unendosi più tardi alla Be di Jean Louise-Gassée. Qui fu responsabile della creazione della BeBox e assunse il ruolo di Chief Operating Officer. Nel 2001 la Be fu acquisita da Palm e lì Sakoman divenne Chief Product Officer oltre che membro chiave del team di sviluppo del Palm OS 6.

Nel 2003 Sakoman infine è tornato in Apple, dove è Vice-president of Software Technology.

Sakoman è noto per l’attenzione ai palmari ed alle loro esigenze tanto che ha fondato GutenTalk una mailing list dedita alla discussione di eBook.

Un particolare interessante della sua carriera è inoltre l’impiego in ben due progetti dello stesso processore.
Sakoman, infatti, scelse nei primi anni ’90 per il neonato Newton un particolare ed innovativo chip RISC di At&T soprannominato “Hobbit”, ideato ed ottimizzato per l’esecuzione di codice in linguaggio C.

Questo in Apple fu più tardi accantonato in favore delle più potenti ed affidabili CPU ARM ma Sakoman lo riconfermò alla Be per i primi prototipi della BeBox, macchina multiprocessore che inzialmente era spinta da ben cinque processori: due Hobbit e tre DSP (Digital Signal Processor).

Immagine tratta da journal.mycom.co.jp

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