I sistemi operativi che non vedremo mai: A/UX 4.0

 15/10/2008 - Archiviato in: Software 

Nel 1995 Apple rilasciò quella che sarebbe divenuta l’ultima versione di A/UX, lo “UNIX for the rest of us”.
il logo di A/UXA/UX 3.1.1 sarebbe rimasta l’evoluzione finale e più sofisticata di un singolare tentativo di combinare la linea di comando con l’interfaccia grafica in una soluzione potente quanto versatile per la sua doppia compatibilità con lo standard AT&T che il System di Apple.

Purtroppo per una serie di motivi A/UX non aveva riscosso il successo previsto, complice forse anche il prezzo estremamente elevato che ne aveva limitato la diffusione a università, centri di ricerca e grosse aziende. Alle scarse fortune commerciali si sommò però un altro grosso ostacolo nella ulteriore evoluzione del sistema operativo: durante la metà degli anni ’90 Apple passò infatti ai processori PowerPC abbandonando i Motorola 68k.

[continua la lettura della storia]


Eryk Vershen: il meccanico dei sistemi operativi

 11/12/2006 - Archiviato in: Personaggi,Software 

Sul suo sito web Eryk Vershen si definisce scherzosamente “software mechanic”, “meccanico del software”. Ma in un settore in cui ci sono tanti teorici, architetti e manager serve anche chi si rimbocca le maniche e realizza, magari a tempo di record. E Vershen, poco noto ai più, può fregiarsi del notevole merito di aver portato a termine la prima conversione per macchine PowerPC Apple del cuore del sistema operativo della NeXT.

una vecchia foto di Eryk VershenA guardare meglio la carriera del “meccanico” si è intrecciata più volte con i percorsi di Apple e di Steve Jobs.

Vershen è un veterano di sistemi operativi che è stato alla UniSoft Systems nei primi anni ’80 mentre questa lavorava al porting dello Unix di AT&T per il Lisa e per un prototipo chiamato lo YACC (acronimo che stava per “Yet Another Color Computer”). Nel 1986 entrò in Apple per diventare il sesto membro del team di lavoro di un progetto partito alla fine dell’anno precedente, A/UX. Tra questi due impegni Vershen afferma di essere stato anche alla Lucasfilm/Pixar ma ancora più notevole è che dopo A/UX, lavorò sul progetto Pink/Taligent, su Copland e brevemente anche su MkLinux.

Contestualmente al lavoro su MkLinux, nel 1996 Vershen creò un apprezzato software di partizionamento per Mac chiamato pdisk, in doppia versione: a riga di comando per Linux e per Mac OS, seppure in una finestra e con interfaccia alquanto spartana.

il boot di Rhapsody, figlio di OpenStepArriviamo così al gennaio 1997 quando sulla base della lunga esperienza con Unix fu uno dei due uomini chiave nel porting sui PowerMac del kernel “Mach” di OpenStep. Il lavoro di Vershen e di uno sviluppatore della NeXT, Umesh Vaishampayan, si svolse in pochissime frenetiche settimane dopo l’acquisizione nel 1997 della NeXT e la decisione di Apple usare la tecnologia di quest’ultima come base del nuovo sistema operativo.
Vershen racconta che l’impresa fu una folle corsa in cui si pescò a piene mani da MkLinux e l’obiettivo era ottenere al più presto un kernel stabile per farci girare sopra la Blue Box, il Mac OS originario in emulazione. Il risultato fu che dopo pochi mesi, al WWDC Apple aveva un sistema più o meno funzionante da mostrare alla platea ma al costo dell’esaurimento totale di Vershen che nel 1998 si licenziò e lasciò Infinite Loop.

Foto tratta da www.cfcl.com/~eryk/





 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin