MacPaint

 Articolo pubblicato il 03/12/2013 che parla di Software 

All’inizio del 1983 Bill Atkinson, terminato di lavorare sull’Apple Lisa, poté finalmente dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo del Macintosh. Durante l’ideazione delle librerie grafiche del Lisa, poi adattate anche per il Mac con il nome di QuickDraw, Atkinson aveva creato un programma in cui poteva usare il mouse per disegnare sullo schermo usando vari tipi di pennelli e motivi grafici, così da poter testare e mostrare le nuove funzioni e i progressi fatti.

Copertina del manuale italiano di MacPaintL’anno precedente era stato deciso che il “Computer for the rest of us” sarebbe stato venduto insieme a due applicativi, uno di videoscrittura e uno di disegno, che dimostrassero le sue straordinarie capacità, la sua facilità d’uso e il suo potenziale produttivo.

Originariamente Steve Jobs spinse per un programma di disegno tecnico, non dissimile da quello fornito con il Lisa, ma Atkinson decise che sarebbe stato uno strumento troppo complesso per l’utente e che era meglio fornire qualcosa di semplice, elegante e divertente da usare.

Atkinson ideò un’interfaccia composta da palette da cui selezionare motivi e linee, e una tavolozza strumenti per disegnare, aggiungere testo, forme geometriche, selezionare e spostarsi agilmente nel documento.
Il risultato dei suoi sforzi, pronto nell’ottobre del 1983, venne chiamato MacPaint ed ebbe un ruolo importantissimo nel pubblicizzare il Mac e nell’ispirare gli sviluppatori terzi di software di grafica.
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Al servizio della mela morsicata – Intervista a Bill Fernandez

 Articolo pubblicato il 12/01/2011 che parla di Personaggi 

Bill Fernandez todayBill Fernandez si autodescrive “User Interface Architect” ma nel corso degli anni ha mostrato numerose competenze e operato in vari ruoli. Bill è stato uno dei primi impiegati di Apple ed ha contribuito immensamente alla crescita ed allo sviluppo dell’azienda aiutando, tra le altre cose, con lo sviluppo dell’ Apple I, II e ovviamente anche del Macintosh.

L’abbiamo contattato e Bill ha gentilmente inviato le risposte alle domande poste, approfondendo così una buona fetta della storia di Apple e svelando parecchi dettagli interessanti sul contributo dato a tanti software divenuti celebri. Per questo, ed in generale per la sua disponibilità lo ringraziamo e passiamo a presentarvi l’intervista.

Storie di Apple: In Apple hai lavorato in veste di ingegnere hardware, sviluppatore software, designer di interfacce e project manager. Ci racconti un po’ la tua carriera ed i vari ruoli che hai avuto?

Bill Fernandez: Non appena Woz e Jobs formalizzarono lo stato di Apple come azienda mi assunsero come tecnico elettronico. I primi tempi ho lavorato nel garage della famiglia Jobs dove il papà di Jobs aveva attrezzato per noi dei piani di lavoro. In seguito ci trasferimmo nel nostro primo ufficio, in Stevens Creek Boulevard a Cupertino, in California e più tardi nel primo palazzo in Bandley Drive, sempre in Cupertino. Durante questo periodo ho assolto un’ampio assortimento di ruoli tecnici per assistere e ampliare gli sforzi degli ingegneri e dei manager che stavamo velocemente assumendo.
Ad esempio:

  • Mi sono occupato di varie commissioni.
  • Ho costruito un forno burn-in per le schede madre dell’Apple I (mettevamo una dozzina di schede in questo forno che le scaldava mentre funzionavano così che se qualcuna era a rischio di malfunzionamenti li avrebbe mostrati nel giro di un paio di giorni, noi la potevamo aggiustare e consegnare certi che sarebbe stata affidabile).
  • Ho disegnato il primo schema tecnico (?) dell’Apple II su carta pergamena (?) così da poter fare copie cianografiche per chiunque ne avesse bisogno.
  • Quando vennero consegnate le prime schede madri dell’Apple II sono stato io ad assemblare il primo.
  • Ho costruito un forno burn-in per le schede dell’Apple II.
  • Ho modificato una televisione perché accettasse un segnale diretto da un Apple II.
  • Ho insegnato a Jobs come usare la colla di tipo Attak per incollare un altoparlante alla base dell’Apple II (il segreto era usare uno strato molto sottile di cianoacrilato).
  • E tante altre cose.

Bill Fernandez signature inside the Mac 128kAll’incirca un anno dopo ho lasciato Apple. Vi sono tornato nell’ottobre del 1981 per diventare il quindicesimo membro del team di sviluppo del Macintosh, rimanendo per altri dodici anni. Fortunatamente mi ridiedero il mio vecchio numero da impiegato (il numero 4) e il mio nuovo titolo era “Member of Technical Staff” [“Membro dello staff tecnico”]. Ancora una volta ho lavorato come risorsa tecnica a livello generale e come un tuttofare anche se questa volta ad un livello più alto. Il mio ruolo cambiava con il cambiare delle esigenze del gruppo. Ho creato gli schemi (i piani?) per il primo palazzo dedicato al Macintosh e ho coordinato il trasferimento. Ho fatto in modo che il laboratorio di ingegneria fosse sempre attrezzato con strumenti, parti ed equipaggiamento ed ho gestito un tecnico addetto (?). Quando c’è stato bisogno che qualcuno supervisionasse lo sviluppo della prima unità a disco esterna sono diventato il project manager, gestendo tutto il lavoro di ingegneria, andando in Giappone per collaborare con la Sony, lavorando con l’azienda che faceva gli involucri di plastica (?) e altro ancora.
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It was thirty years ago today…

 Articolo pubblicato il 06/01/2008 che parla di Eventi,Hardware,Personaggi,Software 

All’inizio del gennaio del 1978 Jef Raskin entrò ufficialmente in Apple divenendone il trentunesimo impiegato e assumendo il ruolo di “manager of Publications”. Jef Raskin ai tempi di AppleRaskin collaborava già da alcuni mesi con Jobs e Wozniak che aveva incontrato nel 1977 alla presentazione dell’Apple II e per cui aveva realizzato il manuale di programmazione in BASIC.

La figura di Raskin e l’entità del suo contributo ad Apple sono tuttora oggetto di discussione. Possiamo affermare senza ombra di dubbio però che si tratta di un personaggio importante per lo sviluppo dell’azienda di Cupertino su cui ha lasciato un’impronta sia diretta che indiretta: un esempio è l’assunzione da parte sua del geniale Bill Atkinson.

In Apple Raskin oltre che responsabile del settore editorial-manualistico e del controllo qualità si occupò anche di relazioni con gli sviluppatori e di packaging ma è ricordato principalmente per aver convinto i dirigenti ad intraprendere un progetto che culminò con la nascita del Macintosh in cui coinvolse Burrell Smith e Bud Tribble.

Jef Raskin con un modellino del Canon CatLe idee di Raskin per la creazione di un computer economico e facile erano erano indubbiamente geniali, originali e rivoluzionarie nonché cronologicamente antecedenti alla visita di Jobs e dei suoi presso Xerox ma purtroppo anche disseminate di scelte radicali (Raskin ad esempio era contrario al mouse) e cozzarono con la visione e la personalità di Jobs. Quest’ultimo prese il controllo del progetto Macintosh ed estromise Raskin che realizzò (almeno parzialmente) i suoi concetti solo più avanti per la concorrenza sotto la forma del poco noto Canon Cat.

Immagini tratte da http://folklore.org/ e da Wikipedia

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Apple, Xerox e l’interfaccia grafica

 Articolo pubblicato il 22/06/2007 che parla di Personaggi,Software 

Molti testi sulla nascita dell’interfaccia grafica riportano la storia di una Apple che approfittò del lavoro del centro di ricerca Xerox Palo Alto Research Center (PARC) e lo commercializzò con il Lisa e con il Macintosh, derubando Xerox ed i suoi ricercatori di gloria e profitti.

il vecchio logo PARCSi tratta di un falso mito: ad indagare meglio, ad esempio leggendo testi come “Dealers of Lightning”, si scopre che Apple pagò per la possibilità di visitare i laboratori del PARC. In cambio della visione dei prototipi di GUI di Xerox e dei colloqui con ingegneri e sviluppatori, la Xerox ricevette in cambio l’opzione su un pacchetto di azioni di Apple, che all’epoca era in procinto quotarsi in borsa.
Addirittura i ricercatori di Xerox sulle prime si opposero a mostrare a Steve Jobs e ai suoi le idee sviluppate nel centro (nell’ordine: interfaccia grafica, stampante laser e ethernet) e lo fecero solo in seguito a pressione dei dirigenti.

Adesivo del vecchio logo AppleUn dettaglio importante è che quella al PARC fu solo una dimostrazione e che non ci fu alcun passaggio di materiale o codice: il risultato fu indubbiamente di ispirare gli sviluppatori del Lisa e del Mac ma gli uomini di Apple reimplementarono, ripensarono e completarono le idee ancora acerbe di Xerox, in modo diverso ed originale.
Un caso esemplare fu quello di Bill Atkinson che, all’oscuro di come funzionasse il sistema di gestione della grafica su schermo del PARC e cercando di eguagliarla, ne realizzò una versione superiore chiamata prima LisaGraf e poi QuickDraw.

La perspicacia di Apple nel mettere in pratica le idee in nuce del PARC fu infine capita anche dagli stessi ricercatori del PARC: alcuni di loro, come Larry Tesler e Alan Kay, passarono a Cupertino perché frustrati dalla miopia di Xerox e lavorarono al Lisa ed a vari progetti di Apple nel corso degli anni ’80.

Triste epilogo dei rapporti tra le due aziende è il ripensamento che ebbe Xerox nel dicembre 1989 quando provò a fare causa ad Apple sul copyright dell’interfaccia del Lisa e del Macintosh: l’anno dopo una corte statunitense pose fine ai procedimenti scagionando Apple.

Immagini tratte da http://en.wikipedia.org/wiki/Xerox_PARC e da redlightrunner.stores.yahoo.net

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Andy Hertzfeld

 Articolo pubblicato il 21/11/2006 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Di Andy Hertzfeld e del suo contributo alla storia di Apple si potrebbe parlare a lungo e riempire diversi libri o siti web: il suo nome è fissato negli annali del Macintosh per il suo ruolo di creatore, di liason e infine di autore e divulgatore.

Hertzfeld è anzitutto parte del team originario che sviluppò il Mac nei primi anni ’80 ed è uno dei padri del software che lo anima, insieme a Bill Atkinson e a Burrel Smith, miconosciuto demiurgo hardware. Ma è anche la persona che chiamò e coinvolse l’allora sconosciuta Susan Kare a realizzare le icone ed i font del Mac.

Andy Hertzfeld fine anni 70Mentre era uno studente all’Università della California a Berkley, nel 1978, Hertzfeld investì ben 1300 dollari per un Apple II, e si immerse nell’esplorazione dell’hardware e software del personal computer. Man mano che approfondiva la creatura di Steve Wozniak, la scelta di Hertzfeld si trasformò in un’ossessione, al punto di entrare in Apple l’anno dopo, nell’estate del 1978.
Soli 18 mesi dopo, qualche giorno in seguito all’estromissione dell’ideatore originario Jef Raskin, Hertzfeld si univa alla squadra di sviluppo del Mac, su cui lavorò sempre più alacremente fino al 1984 sotto la guida e l’incitamento di Steve Jobs.

Lo sforzo di finire e consegnare il Mac fu tale che Hertzfeld lasciò -esausto nel fisico e nel morale- Apple, solo due mesi dopo il lancio e la trasmissione del famoso spot “1984”.

La sua storia rimase e rimane però saldamente legata al mondo Apple: negli anni successivi cofondò con Smith la Radius, storico produttore di periferiche, schede e monitor per il computer con la mela morsicata e fu anche l’autore di Switcher prima e acerba implementazione di multitasking cooperativo per il Mac.

Hertzfeld con Atkinson, Tribble e JobsNegli anni ’90 Hertzfeld fu coinvolto in altre due iniziative ad alto tasso Apple, purtroppo entrambe sfortunate. La prima volta con Atkinson nella General Magic, che con il benestare di Cupertino doveva sviluppare un “personal intelligent communicator”, un PDA orientato alla comunicazione. La seconda nell’avventura Eazel con Bud Tribble (fedelissimo di Jobs in Apple e poi NeXT) votato alla creazione di un file manager per l’ambiente grafico di Linux.

Negli ultimi anni Hertztfeld, che ora lavora in Google, ha assunto un ulteriore e prezioso ruolo: quello di narratore e autore di una storia del Mac dal “di dentro”. I suoi ricordi e testimonianze e quelli dei colleghi dell’epoca sono infatti stati raccolti e pubblicate sul sito folklore.org ed in seguito, con altro materiale -sopratutto iconografico-, editi in un bel libro intitolato “Revolution In The Valley”, che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato di Apple e di storia dell’informatica.

Immagini tratte da www.folklore.org e da differnet.com

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