Il Jonathan Computer

 Articolo pubblicato il 03/11/2015 che parla di Design,Hardware 

Verso la fine del 1984 Apple aveva all’incirca il 15% del mercato dei personal computer e Steve Jobs, John Sculley erano alla ricerca di modi per incrementare le vendite senza però erodere i margini di profitto.
Il designer Tony Guido ricorda che la questione era:

come portare il Mac su più scrivanie possibile, senza concederlo in licenza, e al contempo attirare l’utenza DOS?

Nello stesso periodo, l’ingegnere hardware John Fitch, concluso il lavoro sul IIgs, era preoccupato dalla mancanza di un prodotto che proseguisse la linea Apple II. Fitch voleva progettare un computer con il nuovo processore Motorola 68030, abbastanza potente da supportare applicazioni professionali e adatto sia al mercato casalingo che a quello aziendale.

Influenzato dal concetto di architettura “aperta” dell’Apple II, Fitch propose un approccio modulare. Progettò una “spina dorsale” hardware per le operazioni base e l’I/O, a cui l’utente poteva aggiungere una serie di moduli “a libro” per far girare software per Apple II, Mac, UNIX e DOS, più altri moduli per connettività e archiviazione dei dati. In questo modo clienti neofiti, intermedi e di fascia alta avrebbero potuto sfruttare lo stesso hardware di base, configurando e potenziando la propria macchina nel corso del tempo.
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Robert Brunner, l’angelo del design

 Articolo pubblicato il 01/01/2010 che parla di Design,Hardware,Personaggi 

Bob BrunnerIl rischio di Robert “Bob” Brunner è quello di passare alla storia come “l’uomo che ha assunto Jonathan Ive”, come ha ironizzato lui stesso in pubblico. Forse proprio per questo vale la pena ricordare e sottolineare i meriti innegabili del biondissimo ed occhialuto progettista, meriti che lo fanno rientrare di diritto tra i designer più importanti della storia di Apple se non dell’informatica degli ultimi vent’anni.

Nato nel 1955 e figlio di un ingegnere della IBM, Brunner ha collaborato con Apple sin dalla fine degli anni ’80 anzitutto come titolare dello studio Lunar Design e poi come responsabile in capo dell’IDG (Industrial Design Group) a Infinite Loop dal 1990 al 1996, dove ha apposto la sua firma su numerosi prodotti chiave dell’azienda.

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I brevetti di NeXT

 Articolo pubblicato il 21/11/2008 che parla di Design,Hardware,Personaggi 

Andando sul sito web NeXTComputers.org e seguendo il link “Black Hardware Patents” si giunge ad una directory piena di file PDF.

NeXt - Central Processing UnitSi tratta delle copie dei brevetti originali della NeXT, Inc. presso gli uffici statunitensi, brevetti che dalla fusione/assimilazione del 20 dicembre 1996 sono ora di proprietà di Apple.

Tra i tanti file PDF vale la pena segnalarne alcuni con un po’ di contesto per apprezzarne il valore e l’importanza storica.

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Yves Béhar: dal Mac al portatile da 100 dollari

 Articolo pubblicato il 22/10/2007 che parla di Design,Hardware,Personaggi 

Una carriera notevole quella del designer Yves Béhar: tra i suoi clienti ci sono nomi prestigiosi come Mini, Birkenstock, Johnson & Johnson, Nike, Nissan e Target. Ma anche Microsoft, Hewlett Packard, Toshiba, Silicon Graphics e Apple.

Yves BeharBehar è nato nel 1967 in Svizzera, dove è cresciuto, da padre turco e madre tedesca ed ha studiato industrial design prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove ha ottenuto un diploma dal College of Design di Pasadena. Nel 1999 ha fondato lo studio Fuseproject tramite cui realizza gran parte dei suoi lavori e studi.

Anche se non risulta che abbia firmato in prima persona alcun prodotto con la mela mordicchiata Behar nei primi anni ’90 ha fatto parte di ben due seminali studi di design cruciali nella storia di Apple. Behar fu membro prima del frog design di Helmut Esslinger e poi del gruppo che ne raccolse il testimone, Lunar Design di Robert Brunner.

Tra i lavori realizzati da Behar non per Apple ma comunque in ambito informatico ci sono inoltre due computer di primo piano: la workstation 02 per Silicon Graphics e più recentemente l’OLPC, il notebook per gli studenti dei paesi in via di sviluppo ideato da Nicholas Negroponte e noto anche come “portatile da 100 dollari”.

Immagine tratta da www.wired.com

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