Apple Media Tool: la scommessa di Apple sullo sviluppo multimediale

 Articolo pubblicato il 02/07/2013 che parla di Software 

La storia di Apple è ricca di prodotti e tecnologie con cui Infinite Loop ha cercato di esplorare nuove strade e offrire strumenti per la creatività e la collaborazione all’utenza Macintosh.

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Uno di questi tentativi risale alla metà degli anni ’90 e risponde al nome di Apple Media Tool. Si trattava di un software di authoring multimediale, concorrente di Director della Macromedia, rivolto in particolare a chi produceva CD-ROM interattivi e non aveva necessariamente una formazione da programmatore, ad esempio grafici e musicisti, figure che in molti casi già utilizzavano i Mac.

la confezione di AMTAMT, acronimo con cui noto presso gli utenti, aveva un’interfaccia utente avanzata e adottava il paradigma della programmazione a oggetti, due caratteristiche che rendevano lo strumento molto potente e al tempo stesso relativamente semplice.

L’ambiente visuale permetteva di assemblare immagini, testo, file audio, filmati QuickTime e QuickTime VR senza dover scrivere codice sorgente, cosa comunque possibile. La seconda caratteristica era l’interfacciamento – altrettanto intuitivo – con database per fare operazioni su archivi di dati.
AMT si occupava di trasformare quanto creato in un codice simile a Java, che veniva poi dato in pasto a un runtime multipiattaforma.
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Al servizio della mela morsicata – Intervista a Bill Fernandez

 Articolo pubblicato il 12/01/2011 che parla di Personaggi 

Bill Fernandez todayBill Fernandez si autodescrive “User Interface Architect” ma nel corso degli anni ha mostrato numerose competenze e operato in vari ruoli. Bill è stato uno dei primi impiegati di Apple ed ha contribuito immensamente alla crescita ed allo sviluppo dell’azienda aiutando, tra le altre cose, con lo sviluppo dell’ Apple I, II e ovviamente anche del Macintosh.

L’abbiamo contattato e Bill ha gentilmente inviato le risposte alle domande poste, approfondendo così una buona fetta della storia di Apple e svelando parecchi dettagli interessanti sul contributo dato a tanti software divenuti celebri. Per questo, ed in generale per la sua disponibilità lo ringraziamo e passiamo a presentarvi l’intervista.

Storie di Apple: In Apple hai lavorato in veste di ingegnere hardware, sviluppatore software, designer di interfacce e project manager. Ci racconti un po’ la tua carriera ed i vari ruoli che hai avuto?

Bill Fernandez: Non appena Woz e Jobs formalizzarono lo stato di Apple come azienda mi assunsero come tecnico elettronico. I primi tempi ho lavorato nel garage della famiglia Jobs dove il papà di Jobs aveva attrezzato per noi dei piani di lavoro. In seguito ci trasferimmo nel nostro primo ufficio, in Stevens Creek Boulevard a Cupertino, in California e più tardi nel primo palazzo in Bandley Drive, sempre in Cupertino. Durante questo periodo ho assolto un’ampio assortimento di ruoli tecnici per assistere e ampliare gli sforzi degli ingegneri e dei manager che stavamo velocemente assumendo.
Ad esempio:

  • Mi sono occupato di varie commissioni.
  • Ho costruito un forno burn-in per le schede madre dell’Apple I (mettevamo una dozzina di schede in questo forno che le scaldava mentre funzionavano così che se qualcuna era a rischio di malfunzionamenti li avrebbe mostrati nel giro di un paio di giorni, noi la potevamo aggiustare e consegnare certi che sarebbe stata affidabile).
  • Ho disegnato il primo schema tecnico (?) dell’Apple II su carta pergamena (?) così da poter fare copie cianografiche per chiunque ne avesse bisogno.
  • Quando vennero consegnate le prime schede madri dell’Apple II sono stato io ad assemblare il primo.
  • Ho costruito un forno burn-in per le schede dell’Apple II.
  • Ho modificato una televisione perché accettasse un segnale diretto da un Apple II.
  • Ho insegnato a Jobs come usare la colla di tipo Attak per incollare un altoparlante alla base dell’Apple II (il segreto era usare uno strato molto sottile di cianoacrilato).
  • E tante altre cose.

Bill Fernandez signature inside the Mac 128kAll’incirca un anno dopo ho lasciato Apple. Vi sono tornato nell’ottobre del 1981 per diventare il quindicesimo membro del team di sviluppo del Macintosh, rimanendo per altri dodici anni. Fortunatamente mi ridiedero il mio vecchio numero da impiegato (il numero 4) e il mio nuovo titolo era “Member of Technical Staff” [“Membro dello staff tecnico”]. Ancora una volta ho lavorato come risorsa tecnica a livello generale e come un tuttofare anche se questa volta ad un livello più alto. Il mio ruolo cambiava con il cambiare delle esigenze del gruppo. Ho creato gli schemi (i piani?) per il primo palazzo dedicato al Macintosh e ho coordinato il trasferimento. Ho fatto in modo che il laboratorio di ingegneria fosse sempre attrezzato con strumenti, parti ed equipaggiamento ed ho gestito un tecnico addetto (?). Quando c’è stato bisogno che qualcuno supervisionasse lo sviluppo della prima unità a disco esterna sono diventato il project manager, gestendo tutto il lavoro di ingegneria, andando in Giappone per collaborare con la Sony, lavorando con l’azienda che faceva gli involucri di plastica (?) e altro ancora.
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