Gassèe, Drama e i Macintosh economici
Nonostante la fama dei Macintosh come computer costosi ed elitari la storia di Apple è disseminata di tentativi di produrre e commercializzare modelli o intere linee di prodotti economici.
Ben prima del Mac mini, dell’iMac o addirittura dei Performa, Apple si trovò a esplorare la possibilità di entrare nel mercato “low cost”.
Uno di questi risale alla fine degli anni ’80 quando Claris, la filiazione di Apple, aveva in corso un progetto chiamato “Drama”: l’idea era quella di una linea di Mac economici il cui design era stato commissionato a Nissan Design. Drama però venne cassato da Jean Louis Gassée, principale sostenitore della politica di prezzi alti per i Macintosh, che si era opposto anche all’idea di Bill Gates di dare in licenza il Mac OS e creare un mercato di “cloni”.
Purtroppo per Gassée nel 1990, dopo alcuni anni fenomenali, le vendite dei Mac non proseguirono nella crescita prevista e si attestarono su livelli modesti (“solo” 10 milioni di dollari). Le sue scelte vennero messe in dubbio e la sua ascesa a amministratore delegato apparve sempre più improbabile. Scavalcato dal rampante Michael Spindler che venne nominato Chief Operating Officer nel marzo del 1990 Gassée lasciò sdegnato Apple insieme a Steve Sakoman per fondare la Be Inc..
Pochi mesi dopo, in ottobre, sotto la guida di Spindler Apple lanciava sul mercato il Classic e l’LC (sigla che stava per “Low Cost”): entrambi riscossero un grande successo di pubblico e risollevarono momentaneamente le sorti dell’azienda ponendo ulteriormente in cattiva luce la strategia di Gassée.
Vent’anni fa: il Mac II
Vent’anni fa Apple lanciava il suo primo modello di Macintosh aperto e facilmente espandibile.
Il Macintosh II, noto con i nomi in codice di “Cabernet”, “Little Big mac” e sopratutto “Open mac”, risale al 2 marzo 1987 e segna diversi passi in avanti ma anche qualcuno indietro per Apple e la storia dei “computer for the rest of us”.
Con il Mac II subisce un duro colpo il design voluto e difeso a spada tratta da Steve Jobs: il Mac non è più compatto e minimale e si sviluppa in orizzontale sulla scrivania, occupando molto più spazio sia con l’unità centrale che con la tastiera, sopratutto nella enorme versione “Extended”.
Non a caso Jobs, nel 1987 non era più in Apple dopo essere stato estromesso dal consiglio dopo uno scontro con John Sculley e rimpiazzato in molti ruoli da J.L. Gassèe, fautore e responsabile dello sviluppo di questo computer “aperto”.
La diversità e difformità però costituivano anche un vantaggio: il Mac II era un computer molto più potente e versatile dei modelli che lo avevano preceduto, grazie al nuovo processore Motorola 68020 a ben 16 MHz con coprocessore numerico ed al supporto per immagini a colori di qualità fotorealistica.
Il suo maggiore volume inoltre si traduceva in una espandibilità mai vista sino a quel momento, con tanto spazio per slot di espansione: questi erano basati sulla tecnologia NuBus di Texas Instruments adottata da Apple per le sue caratteristiche “plug and play”.
Nota: l’evento citato è stato aggiunto al calendario di Storie di Apple.
Immagine tratta da Wikipedia
Dieci anni fa: Next in Apple (1)
Oggi si festeggia una ricorrenza legata al successo attuale di Apple: il decennale dell’acquisizione di NeXT.
E’ infatti del 20 dicembre 1996 l’annuncio ufficiale che la Apple avrebbe acquisito la NeXT per quattrocento milioni di dollari dopo aver rifiutato le richieste della Be di Jean Louis Gassée e contemplato anche opzioni quantomeno ardite come il Solaris di Sun e il Windows NT di Microsoft.
Di seguito riportiamo l’incipit del testo in inglese del comunicato stampa originale:
CUPERTINO, Calif.–Dec. 20, 1996–Apple Computer, Inc. today announced its intention to purchase NeXT Software Inc., in a friendly acquisition for $400 million. Pending regulatory approvals, all NeXT products, services, and technology research will become part of Apple Computer, Inc. As part of the agreement, Steve Jobs, Chairman and CEO of NeXT Software, will return to Apple–the company he co-founded in 1976–reporting to Dr. Gilbert F. Amelio, Apple’s Chairman and CEO.
(Continua nella seconda parte)
Nota: l’evento citato è stato aggiunto al calendario di Storie di Apple.
Steve Sakoman: mele, palmari e Hobbit
Steve Sakoman è un ingegnere con una lunga ed articolata storia che lo ha portato per ben due volte in Apple ma anche a contribuire alla nascita della Be.
Gli inizi professionali di Sakoman sono presso Hewlett-Packard dove fu il project manager del primo portatile MS-DOS alimentato da una batteria, l’HP-110. L’arrivo in Apple è del 1984: qui Sakoman supervisionò la produzione hardware sia dell’Apple II che del Macintosh e collaborò alla nascita del Mac II. Nel 1987 fu leader del primo team di sviluppo del Newton, di cui ideò il nome ed era un sostenitore convinto.
Sakoman fu coinvolto nelle lotte intestine tra dirigenti dell’epoca e lasciò Apple nel 1990 unendosi più tardi alla Be di Jean Louise-Gassée. Qui fu responsabile della creazione della BeBox e assunse il ruolo di Chief Operating Officer. Nel 2001 la Be fu acquisita da Palm e lì Sakoman divenne Chief Product Officer oltre che membro chiave del team di sviluppo del Palm OS 6.
Nel 2003 Sakoman infine è tornato in Apple, dove è Vice-president of Software Technology.
Sakoman è noto per l’attenzione ai palmari ed alle loro esigenze tanto che ha fondato GutenTalk una mailing list dedita alla discussione di eBook.
Un particolare interessante della sua carriera è inoltre l’impiego in ben due progetti dello stesso processore.
Sakoman, infatti, scelse nei primi anni ’90 per il neonato Newton un particolare ed innovativo chip RISC di At&T soprannominato “Hobbit”, ideato ed ottimizzato per l’esecuzione di codice in linguaggio C.
Questo in Apple fu più tardi accantonato in favore delle più potenti ed affidabili CPU ARM ma Sakoman lo riconfermò alla Be per i primi prototipi della BeBox, macchina multiprocessore che inzialmente era spinta da ben cinque processori: due Hobbit e tre DSP (Digital Signal Processor).
Immagine tratta da journal.mycom.co.jp
