Il Jonathan Computer

 Articolo pubblicato il 03/11/2015 che parla di Design,Hardware 

Verso la fine del 1984 Apple aveva all’incirca il 15% del mercato dei personal computer e Steve Jobs, John Sculley erano alla ricerca di modi per incrementare le vendite senza però erodere i margini di profitto.
Il designer Tony Guido ricorda che la questione era:

come portare il Mac su più scrivanie possibile, senza concederlo in licenza, e al contempo attirare l’utenza DOS?

Nello stesso periodo, l’ingegnere hardware John Fitch, concluso il lavoro sul IIgs, era preoccupato dalla mancanza di un prodotto che proseguisse la linea Apple II. Fitch voleva progettare un computer con il nuovo processore Motorola 68030, abbastanza potente da supportare applicazioni professionali e adatto sia al mercato casalingo che a quello aziendale.

Influenzato dal concetto di architettura “aperta” dell’Apple II, Fitch propose un approccio modulare. Progettò una “spina dorsale” hardware per le operazioni base e l’I/O, a cui l’utente poteva aggiungere una serie di moduli “a libro” per far girare software per Apple II, Mac, UNIX e DOS, più altri moduli per connettività e archiviazione dei dati. In questo modo clienti neofiti, intermedi e di fascia alta avrebbero potuto sfruttare lo stesso hardware di base, configurando e potenziando la propria macchina nel corso del tempo.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , , , ,
 
Avete dei commenti?  

Il Newton: l’idea giusta al momento sbagliato?

 Articolo pubblicato il 21/08/2014 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

NewtonPer Apple doveva essere la più grande opportunità mai avuta dal lancio del Macintosh e un’occasione di reinventare l’azienda stessa. Ma dopo dieci anni di sviluppo, oltre cento milioni di dollari spesi e solo 300000 esemplari venduti in cinque anni, fu chiaro che il Newton non era un altro dispositivo “for the rest of us” e tantomeno rappresentava il futuro di Infinite Loop.

Il progetto era iniziato nel 1987 come ambiziosa piattaforma di pen computing. Nel 1991 dimensioni e mire si erano ridotti dopo che il Product Marketing Manager Michael Tchao aveva ottenuto dall’amministratore delegato di Apple John Sculley di focalizzare gli sforzi su un dispositivo più piccolo, di cui la prima versione venne lanciata nel 1993. Nel 1998 il CEO ad interim Steve Jobs archiviò il capitolo Newton ritirando gli ultimi prodotti ad usarne la tecnologia, il megapalmare MessagePad 2100 e il portatile eMate 300.

Il Newton non era riuscito ad affermarsi ed una Apple sull’orlo del baratro aveva deciso di investire tutte le risorse e i fondi nell’evoluzione del Mac e in un nuovo sistema operativo basato su quello di NeXT. Tchao aveva lasciato l’azienda di Cupertino nel 1994 ed altrettanto avevano fatto i due principali progettisti software, Steve Capps e Walter Smith, che nel 1996 si erano accasati presso Microsoft.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
Avete dei commenti?  

L’estate in esilio di Steve Jobs

 Articolo pubblicato il 05/09/2012 che parla di Personaggi 

Il 31 maggio del 1985 Steven Paul Jobs venne privato di tutti i poteri decisionali e esecutivi e relegato nel palazzo più distante del campus Apple.

Jobs e Sculley, il dinamico duoJobs era uscito perdente dallo scontro con l’Amministratore Delegato John Sculley, da lui assunto due anni prima, e il risultato fu che gli vennero assegnati ruoli innocui e puramente di rappresentanza: presidente di Apple e incaricato del “global thinking” dell’azienda.

Il suo allontanamento dai luoghi del potere di Apple era anche fisico: l’ufficio di Jobs venne infatti spostato dalla struttura Bandley 3 a Bandley 6, un piccolo palazzo quasi completamente vuoto che in seguito venne soprannominato “Siberia”.

In un’intervista a Playboy dello stesso anno Jobs dichiarò: “Mi sento come se qualcuno mi avesse dato un pugno nello stomaco e tolto il respiro. Ho solo trent’anni e voglio avere una possibilità di continuare a creare. So di avere l’energia per fare almeno un altro grande computer. Ma Apple non intende darmi quest’opportunità.”

[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , ,
 
Avete dei commenti?  

Steve Jobs, Apple e il Product Marketing – Intervista a Jay Elliot

 Articolo pubblicato il 02/08/2012 che parla di Personaggi 

In occasione del lancio di “Steve Jobs – L’uomo che ha inventato il futuro”, c’è stata l’occasione per una chiacchierata con Jay Elliot, ex Senior Vice President of Human Resources di Apple e coautore del testo, edito originariamente come “The Steve Jobs Way” e portato in Italia da Hoepli.

Storie di Apple: Quanti anni ha lavorato in Apple?
Jay Elliot: Sono stato in Apple dal 1980 al 1986.

Storie di Apple: In che ruolo?
Jay Elliot: Ero un Vice Presidente Senior addetto al lato operativo. Jay Elliot in BolognaMi occupavo di tutti gli aspetti del personale dell’azienda e ho continuato ad avere il titolo [di addetto alle risorse umane] anche quando curavo l’IT o il lato finanziario. Ero in carica del “motore amministrativo” di Apple ma lavoravo anche per il Mac group agli ordini di Steve.

SdA: “Product Marketing”: cosa vuol dire questo termine in Apple?
JE: Sono dell’opinione che il successo di Apple sia tutto nel prodotto. Steve è il “product guy”. Mi piace definire l’azienda come un’organizzazione prodotto-centrica e tutto viene fatto in virtù di questo. Il Product Marketing in realtà è il rapporto che c’è tra il prodotto, il marketing e la vendita e richiede uno sforzo in più per assicurarsi che le caratteristiche salienti non si perdano nell’elaborazione, nel percorso verso la messa in commercio. C’è una fase di elaborazione che serve a integrare modifiche o qualsiasi cosa emerga dal marketing vero e proprio e serve a valutare se questo qualcosa ci debba essere o meno nel prodotto. A volte la cosa funziona. Nella Apple degli anni ‘80 non funzionava: c’erano problemi tra la divisione Apple II e quella del Macintosh e così [John] Sculley decise per un’organizzazione più funzionale. Ridusse tutto a un unico dipartimento di marketing per tutti i prodotti. È una decisione che non ha funzionato.
[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , ,
 
2 commenti  

L’era Sculley

 Articolo pubblicato il 23/04/2007 che parla di Eventi,Personaggi 

Dopo Steve Jobs, John Sculley è il manager che più ha lasciato la sua impronta sulla storia di Apple.

Jobs e Sculley, il dinamico duoSculley è rimasto alla guida di Apple per un intero decennio dopo essere stato assunto nell’aprile del 1983 inizialmente come COO (Chief Operating Officer). La frase con cui Jobs convinse Sculley, ex manager di successo della Pepsi, a lanciarsi nell’informatica, è passata alla storia:” Vuoi vendere per il resto della tua vita acqua zuccherata o vuoi cambiare il mondo?”

Ironia della sorte è che dopo circa un anno di idillio tra i due tra l’aprile e il giugno del 1985 l’alleanza si trasformerà in uno scontro aperto: Sculley diventerà il CEO di Apple e Jobs si dimetterà a settembre, perdente a sorpresa in un quadro aziendale per cui era divenuto personaggio scomodo perché troppo testardo, impulsivo e visionario.

Anche Sculley però non ebbe vita facile e nei primi anni ’90 la fine del suo regno fu sofferta: vittima di uno plateale sgambetto da parte del rampante Michael Spindler, rivelatosi poi inadeguato come leader, le sue dimissioni furono un graduale stillicidio della sua carica e voglia di condurre Apple verso un futuro fatto non solo di Macintosh. John SculleyLo dimostra il suo caparbio supporto al progetto Newton ed all’esplorazione di dispositivi palmari, che lo resero inviso a una dirigenza sempre più attenta solo a introiti immediati.

Se infatti le critiche all’operato di Sculley non mancano (una è quella di aver tradito lo spirito originario sia di Jobs che di Wozniak), è innegabile la sua mano decisa e competente nell’affermazione commerciale del Mac. Questo fu raggiunto in vari modi. Anzitutto venne giocata la carta desktop publishing (di cui Apple è stata a lungo sinonimo). Ma ci fu finalmente anche l’uscita di Macintosh forse un po’ meno eleganti e compatti, ma molto più espandibili come il Mac II o economici, come l’LC e il Classic. Altrettanto lodabile è la incessante ricerca di Sculley di soluzioni per il computing personale come il citato Newton o il futuristico“Knowledge Navigator”.

Immagini tratte da www.macworld.it e www.wikipedia.org

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
3 commenti  

“Defying Gravity”

 Articolo pubblicato il 20/10/2006 che parla di Hardware,Letture,Personaggi 

Defying Gravity: The Making of Newton
Autori: Doug Menuez (fotografie) e Markos Kounalakis (testo)
Editore: Beyond Words Publishing
Altre informazioni: cartonato di 80 pagine con sovracoperta
Lingua: inglese
Disponibile in versione cartace su Amazon

Defying Gravity: the Making of NewtonIl libro narra la storia, da un punto di vista privilegiato, del Newton, il pda/palmare di Apple, geniale e amato quanto sfortunato, probabilmente perché troppo ambizioso e in anticipo sui tempi.

“Defying Gravity” è un mix di artbook e di cronistoria, molto curato esteticamente e con una forma particolare, a sviluppo orizzontale. A livello contenutistico in alcuni punti tende al pretenzioso ed all’autocelebrativo: una redazione più severa gli avrebbe giovato.
Le informazioni e le foto, realizzate da Doug Menuez, ad ogni modo sono davvero tante (troppe?) e sono stati fotografati momenti belli e brutti, intimi e importanti della nascita del Newton in poi sin dalle prime e agguerrite lotte intestine dei gruppi di sviluppatori dietro ai progetti che portarono al palmare.

logo del NewtonÈ un libro interessante ma smaccatamente rivolto a fan, storici e emanati del buon design: a chi possiede ed ama il Newton oppure ha il pallino della storia dell’informatca o ancora del retrocomputing e vuole sapere di più di questo capitolo raffinato e ambizioso della storia del made in Cupertino. Sotto questi aspetti “Defying Gravity” è impagabile perché illustra molto bene non solo la genesi, breve ascesa e rovinosa caduta del Newton ma anche la Apple di quegli anni del tardo periodo Sculley e post-Sculley.

Da non sottovalutare anche alcuni aspetti accessori del tomo, in primis la capacità di svelare e valorizzare alcuni “grandi” personaggi. Tra tutti brilla Steve Capps, spesso citato e lodato da colleghi e cronisti ma che grazie agli autori del libro emerge in tutta la sua umanità ma anche nell’oggettiva rilevanza strategica per una Apple azienda di idee e sogni.

Immagini tratte da www.amazon.it e www.wikipedia.org

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , ,
 
5 commenti  




 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin