L’era Sculley
Dopo Steve Jobs, John Sculley è il manager che più ha lasciato la sua impronta sulla storia di Apple.
Sculley è rimasto alla guida di Apple per un intero decennio dopo essere stato assunto nell’aprile del 1983 inizialmente come COO (Chief Operating Officer). La frase con cui Jobs convinse Sculley, ex manager di successo della Pepsi, a lanciarsi nell’informatica, è passata alla storia:” Vuoi vendere per il resto della tua vita acqua zuccherata o vuoi cambiare il mondo?”
Ironia della sorte è che dopo circa un anno di idillio tra i due tra l’aprile e il giugno del 1985 l’alleanza si trasformerà in uno scontro: Sculley diventerà il CEO di Apple e Jobs si dimetterà a settembre, perdente a sorpresa in un quadro aziendale per cui era divenuto personaggio scomodo perché ancora troppo impulsivo e visionario.
Anche Sculley però non ebbe vita facile e nei primi anni ’90 la fine del suo regno fu sofferta: vittima di uno plateale sgambetto da parte del rampante Michael Spindler, rivelatosi poi inadeguato come leader, le sue dimissioni furono un graduale stillicidio della sua carica e voglia di condurre Apple verso un futuro fatto non solo di Macintosh.
Lo dimostra il suo caparbio supporto al progetto Newton ed all’esplorazione di dispositivi palmari, che al tempo stesso lo resero inviso a una dirigenza sempre più attenta ai guadagni immediati.
Se infatti le critiche all’operato di Sculley non mancano (una è quella di aver tradito lo spirito originario sia di Jobs che di Wozniak), è innegabile la sua mano decisa e competente nell’affermazione commerciale del Mac. Questo fu raggiunto in vari modi: anzitutto giocando la carta desktop publishing di cui Apple è stata a lungo sinonimo ma anche finalmente con l’uscita di Macintosh magari meno eleganti e compatti ma espandibili come il Mac II e di economici come l’LC e il Classic. Altrettanto lodabile è la incessante ricerca di Sculley di soluzioni per il computing personale come appunto il citato Newton o il futuristico“Knowledge Navigator”.
Immagini tratte da www.macworld.it e www.wikipedia.org
Defying Gravity
“Defying Gravity – The Making Of Newton”
Autore: Doug Menuez (fotografie) e Markos Kounalakis (testo)
Editore: Beyond Words Publishing
Altre informazioni: 80 pp hardback con sovracoperta – lingua: inglese
Il libro narra la storia, da un punto di vista privilegiato, del Newton, il pda/palmare di Apple, geniale e amato quanto sfortunato, probabilmente perché troppo ambizioso e in anticipo sui tempi.
“Defying Gravity” è un mix di artbook e di cronistoria, molto curato esteticamente e con una forma particolare, a sviluppo orizzontale. A livello contenutistico in alcuni punti tende al pretenzioso ed all’autocelebrativo: una redazione più severa gli avrebbe giovato.
Le informazioni e le foto ad ogni modo sono davvero tante (troppe?) e sono stati fotografati momenti belli e brutti, intimi e importanti della nascita del Newton in poi sin dalle lotte intestine dei gruppi di sviluppatori che erano dietro ai progetti che portarono al palmare.
E’ un libro interessante ma smaccatamente rivolto a fan, storici e emanati del buon design: a chi possiede ed ama il Newton oppure ha il pallino della storia dell’informatca o ancora del retrocomputing e vuole sapere di più di questo capitolo raffinato e ambizioso della storia del made in Cupertino. Sotto questi aspetti “Defying Gravity” è impagabile perché illustra molto bene non solo la genesi, breve ascesa e rovinosa caduta del Newton ma anche la Apple di quegli anni del tardo periodo Sculley e post-Sculley.
Da non sottovalutare anche alcuni aspetti accessori del tomo, in primis la capacità di svelare e valorizzare alcuni “grandi” personaggi. Tra tutti brilla Steve Capps, spesso citato e lodato da colleghi e cronisti ma che grazie agli autori del libro emerge in tutta la sua umanità ma anche nell’oggettiva rilevanza strategica per una Apple azienda di idee e sogni.
Immagini tratte da www.amazon.co.uk e www.wikipedia.org
