La nascita della iPod Division
Nel maggio 2004 le attività di Apple vennero profondamente riorganizzate. Tre anni dopo il lancio del suo riproduttore digitale di musica, l’azienda di Cupertino creò infatti un’apposita iPod division.
A capo della divisione fu messo Jon Rubinstein il cui ruolo cambiò da “Senior Vice President of Hardware Engineering” a quello di “Senior Vice President iPod Division”.
Le restanti attività di Apple furono invece incanalate nella Macintosh Division, guidata da Timothy Cook che però mantenne immutato il suo titolo di “Executive Vice President of Worldwide Sales and Operations”.
La riorganizzazione del 2004 rifletteva la crescente importanza dell’iPod a Infinite Loop, in particolare dopo il lancio in febbraio del fortunatissimo iPod mini.
La iPod division sarebbe durata cinque anni, fino al 2009 quando il walkman digitale è confluito insieme all’iPhone nella nuova divisione dedicata a tutti i “Device”, capitanata dal nuovo “Senior Vice President” Mark Papermaster.
Le schermate di Jon Rubinstein vengono da vecchie versioni del sito Apple archiviate su the Internet Archive e sono “courtesy of Apple”
The Perfect Thing
“The Perfect Thing: How the iPod Shuffles Commerce, Culture, and Coolness”
Autore: Steven Levy
Editore: Simon & Schuster
Altre informazioni: 304 pp – lingua: inglese
Il nome di Steven Levy dovrebbe essere familiare agli appassionati di Apple oltre che a quelli di informatica. Suo è il memorabile “Insanely Great” e con questo libro del 2007 ha affrontato un altro, più recente mito targato Apple, quello dell’iPod.
In “The Perfect Thing”, tradotto (con qualche incertezza) in italiano come “Semplicemente perfetto”, Levy ricostruisce la genesi dell’iPod dalla progettazione fatta in gran segreto alla trasformazione del lettore in un fenomeno culturale e commerciale di massa.
Particolarmente affascinante è l’attenzione prestata ai “padri dell’iPod” ed in generale all’evoluzione della tecnologia degli mp3 player e della musica digital online. Abbiamo così una ricostruzione del ruolo di Tony Fadell e Jon Rubinstein, dell’acquisizione di Sound Jam e la trasformazione in iTunes ma anche informazioni storiche sui primi walkman digitali come il Diamond Rio e chiacchierate con pionieri come Michael Robertson.
Il libro scorre ed è discretamente avvincente, costellato di curiosità e retroscena, risultando leggibile sia tutto d’un fiato che per capitoli. Levy inoltre prova ad andare al di là della mera storia dell’iPod, soffermandosi sulla funzione pseudo-casuale Shuffle o sul rapporto personale degli utenti con l’iPod. Purtroppo il risultato non è dei migliori e invece di arricchire il quadro queste parti risultano delle simpatiche ma tutto sommato superflue divagazioni in un libro per il resto di buon livello.
Buon compleanno, iPod!
Oggi il riproduttore digitale di Apple compie cinque anni di vita.
I festeggiamenti in realtà sono cominciati da un po’ ma gli auguri andrebbero fatti oggi. La data di nascita dell’erede “made in Cupertino” del walkman è il 23 ottobre 2001, come recita il comunicato stampa originale in inglese. La disponibilità effettiva nei negozi invece fu solo nel mese successivo, per la precisione il 10 novembre.
L’arco temporale 2001-2006 costituisce per Apple un periodo denso di eventi e sopratutto di successi targati iPod, arrivati più volte a sorpresa e smentendo critiche e perplessità.
Due casi eclatanti di accoglienza inzialmente tiepida o proprio fredda sono costituiti dal primo iPod, nome in codice “Dulcimer”, e dalla linea degli iPod mini. Definiti inutili, costosi, limitati come funzioni furono però vendutissimi e contribuirono alla iPod mania, fenomeno mondiale tutt’ora in corso che ha accresciuto introiti e visibilità del marchio Apple permettendole di diventare l’erede della Sony e di mettere un piede nell’elettronica di consumo e nella distribuzione digitale di musica.
Chi si aspetta qualche tipo di celebrazione da parte di Apple rimarrà molto probabilmente deluso: l’azienda non ha festeggiato nemmeno il suo trentennale, nell’aprile del 2006 e guarda avanti a nuovi modelli e a nuovi mercati, chiave del successo dell’iPod rispetto alla concorrenza di inseguitori. A suo modo però Apple permette di ripercorrere la storia dell’iPod con una nota tecnica pubblicata sul suo sito in questi giorni che elenca i diversi modelli succedutisi sino ad oggi. In ordine cronologico inverso si va dal primo iPod con disco da 5 GB, schermo monocromatico, controlli meccanici e connessione esclusivamente Firewire all’attuale e superminimale Shuffle di seconda generazione e per i più curiosi esiste anche una guida alle connessioni e controlli dei ben 30 modelli che testimonia la costante ricerca sul design dei riproduttori digitali.
Se Apple non pare mostrare alcun tipo di emozione per l’anniversario probabilmente non è così per chi l’iPod lo ha ideato.
Il nome che si fa più spesso è quello di Tony Fadell che la leggenda vuole demiurgo dell’iPod in virtù della sua esperienza con palmari presso Philips e General Magic, iniziativa finanziata da Apple stessa.
Altri invece obiettano candidando piuttosto Jon Rubinstein fino a pochi mesi fa vicepresidente Apple responsabile dell’Hardware Engineering che a Fadell diede l’incarico di sviluppare il fortunato lettore. Certo è che la posizione raggiunta da Fadell nell’organigramma cupertiniano, dove dall’aprile di quest’anno è vice presidente senior della divisione iPod è un indice significativo della sua importanza storica.
Citiamo anche la tesi di Leander Kahney, autore dei libri “The Cult of Mac” e “The Cult of IPod” che suggerisce di usare il plurale e parlare di genitori dell’iPod. Secondo Kahney la creazione dell’iPod è stata un lavoro di gruppo e evidenzia il ruolo di varie figure dentro ma anche fuori Apple. Quindi Fadell e Rubinstein ma anche la Toshiba, con i suoi primi dischi da 1,8 pollici, e la startup PortalPlayer, da cui l’azienda di Cupertino comprò gli schemi elettronici di riferimento che modificò per creare l’iPod.
Da non sottovalutare l’apporto del designer Jonathan Ive, quello di Steve Jobs, che diede l’ok a Rubinstein per il progetto e supervisionò la trasformazione del programma Sound Jam MP in iTunes oppure quello di Phil Schiller, il braccio destro di Jobs, che pare abbia suggerito l’uso della ruota come controllo delle funzioni, da cui la tanto imitata “click wheel”, la ghiera cliccabile dell’iPod.
Particolare meno noto ma non trascurabile infine è che l’interfaccia utente di Apple, quella per cui Jobs & C. hanno dovuto riconoscere la paternità e versare a Creative 100 milioni di dollari poggia sull’opera di Paul Mercer e della Pixo, di cui sicuramente riparleremo in futuro.
Foto tratte da www.apple.com
