Disponibile CRUX PPC 3.0

 Articolo pubblicato il 17/06/2013 che parla di Novità,Software 

cruxppcNel settembre 2011 ho intervistato Nico Macrionitis, uno dei curatori (italiani) della versione per processori PowerPC della distribuzione Linux CRUX.

A distanza di quasi due anni segnalo con estremo piacere che il progetto è ancora vivo. In questi giorni è infatti stata resa disponibile la versione 3.0 del CRUX PPC.

Come spiegato nell’intervista, questo OS può rivelarsi utile per chi vuole usare e/o rivitalizzare un (ormai) vecchio Macintosh con processore RISC PowerPC, utilizzando software libero e gratuito e un po’ più sicuro e più aggiornato di quello fornito da Apple all’epoca e ormai vetusto, discorso che purtroppo vale anche per gli strumenti di terzi, nonostante lodevoli eccezioni come Classilla e TenFourFox.

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CRUX PPC, il Linux italiano per Mac con PowerPC – Intervista a Nico Macrionitis

 Articolo pubblicato il 09/07/2012 che parla di Personaggi,Software 

Flattr thisSono ormai passati diversi anni da quando Apple ha accantonato i processori PowerPC a favore di quelli Intel. Nel frattempo utenti e sviluppatori si sono adeguati e questo vale anche per i sistemi operativi alternativi. C’è però ancora chi si rivolge a chi ha un vecchio Macintosh e tra questi c’è CRUX PPC, un porting per PowerPC di una distribuzione GNU/Linux.

cruxppcCRUX PPC è un progetto ideato e seguito da sviluppatori italiani che in questi anni prosegue sulla sua strada con lo sviluppo del sistema operativo.
Abbiamo contattato uno dei curatori, Nico Macrionitis che, con la collaborazione di Giorgio Agrelli, ci ha illustrato il progetto, le sue caratteristiche e permesso di fare il punto della situazione di questo “Linux” italiano per PowerPC.

Storie di Apple: Come è nato CRUX PPC?
Nico Macrionitis: Mater artium necessitas.
Correva l’anno 2003 quando venne fatto un primo port della distribuzione CRUX su di un, all’epoca, nuovo portatile: un Apple iBook G3. Era da poco più di un anno che nel NaLug (Napoli Linux User Group) alcuni di noi avevano eletto la CRUX quale degna sostituta della cara vecchia Slackware. Così sono nati il Progetto CRUX Italia e parallelamente CRUX PPC.

SdA: A chi si rivolge Crux PPC? Chi sono i vostri utenti?
NM: La filosofia KISS [acronimo che sta per “Keep It Simple, Stupid”, nda] è alla base della distribuzione CRUX e l’ha portata ad avere come target principale utenti decisamente esperti che non disdegnano di ottimizzare a loro volta, lavorando autonomamente, la distribuzione stessa.
CRUX PPC ha il pregio di esser minimale e per tal motivo è sconsigliato il suo utilizzo ad utenti alle prime armi o che cercano un sistema operativo totalmente automatizzato.
[continua la lettura della storia]

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Rapsodia di una migrazione: da OpenSTEP a Rhapsody

 Articolo pubblicato il 14/10/2007 che parla di Eventi,Personaggi,Software 

Il rilascio nell’autunno del 1997 di Rhapsody rappresenta un importante passo intermedio verso il sistema operativo poi noto come Mac OS X.

Rhapsody DR1 CD 2In realtà i confini tra il sistema operativo offerto da NeXT e ciò che Apple avrebbe poi proposto nel 2001 a tutta la sua utenza sono molto sfocati. C’è addirittura chi, come Eryk Vershen, non vede differenze sostanziali tra Rhapsody e Mac OS X dato che il “core OS è in entrambi i casi un misto di [kernel] Mach e BSD”.

Il lavoro per il nuovo Mac OS prese il via dalla collaborazione degli ingegneri NeXT con il team (Mk)Linux di Apple per realizzare il porting su hardware PowerPC di una versione di OpenStep interna e mai rilasciata commercialmente. Le Developer Release di Rhapsody e poi le due versioni di Mac OS X Server hanno infatti anche una numerazione secondaria non ufficiale che di fatto si interseca e prosegue quella di OpenSTEP interrotta con la 4.x da cui si passa alla 5 (Rhapsody DR1) arrivando sino alla 5.6 (Mac OS X Server 1.2).

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Slackintosh reborn – An Interview with Adrian Ulrich

 Articolo pubblicato il 19/09/2007 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Slackintosh was a little-known PPC port of Slackware Linux which after some years of development was put on indefinite hiatus.

MacinTuxAdrian Ulrich has recently restarted the project and is again providing (together with Marco Bonetti) a Slackware distribution for Apple (and non-Apple) RISC-powered hardware. We contacted him for a short interview to ask him what happened, what is his role and what is the distribution’s status.

Storie di Apple: A couple of years ago Slackintosh seemed to have been shelved. What happened? How and when did you picked up the project? And is there any contact or relationship with the previous maintainer?
Adrian Ulrich: I’ve been using Slackintosh 8.1 (after ditching Yellow Dog Linux and Debian) and soon upgraded it to the unfinished 9.1 and started to build my own Packages for 9.1. Later i’ve realized that Russel had stopped working on the project so i contacted him via e-mail and offered my help. While waiting for a response i’ve started to rebuild everything from scratch using Slackware 10.1. After a few weeks, i still didn’t hear anything from Russel so i uploaded my stuff to a server i own and announced my 10.1 version in a newsgroup and a few slackware-related forums. (Well: I did get a response from Russel after 10.1 has been released ;-) )

SdA: What kind of user is Slackintosh for and how many are using it? And what are its perspectives and chances after Apple has switched from PPC to Intel CPUs?
AU: Slackintosh is made for experienced Linux-users and Slackware users who own PowerPC hardware.
It is still useful even after the switch to x86 CPUs: Apples PowerPC support for OSX is not infinite, but with a free Operating System (such as Slackintosh) support will be thereas long as people use the hardware.

SdA: What’s the best (i.e. most easy/supported) Apple hardware to try and use Slackintosh?
AU: Even without Apple there is still a lot of interesting PowerPC based
hardware. I’ve been using Slackware 10.2 on the Nintendo Gamecube a few months ago. A Wii port would be interesting…

SdA: How would you sum up these years as maintainer of the Slackintosh project?
AU: I’ve learned a lot about the ‘inner workings’ of a Linux/Unix system.
Building stuff like glibc, compilers and X.org is not much fun but educating :-)

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La rinascita di Slackintosh – Intervista a Marco Bonetti

 Articolo pubblicato il 18/09/2007 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Un ruolo importante nel rilancio di Slackintosh è ricoperto dall’italiano Marco Bonetti che è ovviamente utente Apple oltre che appassionato Linux.

Slackintosh con il Window Manager KDEDopo quella a Adrian Ulrich ecco perciò qualche domanda e risposta anche con Marco, che ringraziamo oltre che per il lavoro che sta facendo anche per la disponibilità a coordinare queste interviste sulla rinascita di Slackintosh.

Storie di Apple: Un paio d’anni fa Slackintosh sembrava avesse tirato i remi in barca. Cosa è successo?
Marco Bonetti: Slackintosh aveva tirato i remi in barca :-)
Dopo una ottima e completa Slackintosh 8.1, Russel Kroll ha provato a rilasciare una 9.1, fermando il lavoro praticamente all’inizio (erano disponibili i pacchetti fondamentali dei set a/ e d/, qualcosa di l/ e non molto altro).

Storie di Apple:Come e quando sei subentrato?
Marco Bonetti: Durante il 2004 stavo usando il ramo unstable di gentoo/ppc, viaggiando ancora con il 56K al tempo mi affidavo alla rete della mia università per scaricare gli aggiornamenti giornalieri. Dopo i mesi della pausa estiva, mi sono ritrovato con circa 2GB di aggiornamenti da scaricare e compilare, che mi hanno fatto decidere rapidamente di cambiare distribuzione. Fino all’inizio del 2005 è stato un continuo test di distribuzioni per PowerPC, oscillando tra l’appena nata Ubuntu e la YDL, purtroppo nessuna di quella mi forniva lo stesso “feeling” che avevo con la Slackware di casa.
Da qui la decisione: dopo aver re-installato una gentoo minimale ho creato una chroot dove installare i pacchetti Slackintosh ancora disponibili e mi sono dato all’aggiornamento del lavoro interrotto, per poi passare a una Slackintosh vera e propria, sfortunatamente senza cd di installazione (usavo ancora quello della gentoo, ma non ditelo ad Adrian :-P ).
È stato un mio amico che mi ha fatto notare come ci fosse qualcun altro che stesse facendo il mio stesso medesimo lavoro, al che intorno ad aprile 2005 ho scritto una mail ad Adrian: lui aveva un cd bootabile e un sito, io i pacchetti mancanti, la collaborazione è stata immediata.

SdA: Che rapporto c’è con i curatori precedenti?
MB: Kroll l’abbiamo contatto sia individualmente durante le nostre
sperimentazioni, sia in seguito, quando il progetto cominciava a crescere, a quel punto ci ha affidato la completa direzione dei lavori, come potete notare dalla vecchia pagina http://slackintosh.exploits.org/ [che ridireziona a quella nuova, ndSdA]
Da allora non l’ho più sentito, ma devo ammettere che se non avesse iniziato e lasciato un lavoro incompiuto per i posteri, probabilmente non avrei mai deciso di prendere questa strada :-)

SdA: A chi si rivolge Slackintosh?
Slackintosh con il Window Manager GnomeMB: Slackintosh (quella nuova) si rivolge a tutti i possessori di un computer Apple di tipo New World a 32 bit, tecnicamente i programmi sono pienamente compatibili anche con gli Apple Old World, la PlayStation 3 e tutte le altre macchine powerpc come gli IBM pSeries o le EFIKA evaluation boards della Genesi. Sfortunatamente l’hw a nostra disposizione si limita al primo tipo di macchine descritto, quindi possiamo fornire supporto per il boot solo su quelle, ma una volta avviato un kernel sopra le altre macchine non c’è alcuna limitazione per l’esecuzione dei nostri programmi. Un nostro utente è riuscito ad avviare Slackintosh su un G3 Old World via bootx, sfortunatamente non si è più fatto sentire :( un howto sarebbe stato veramente utile.

SdA: Che prospettive ha dopo l’abbandono di Apple dei processori PowerPC?
MB: Come ex-Apple fan boy sono un po’ scontento del passaggio a Intel: i PowerPC sono più lenti ma i loro consumi sono estremamente più bassi. Al contrario, come sviluppatore, sono decisamente favorevole: il passaggio a Intel significa una crescita del nostro bacino di utenze e delle altre (poche) distribuzioni per PowerPC.

SdA: Quanti sono gli utenti? Di che tipo?
MB: purtroppo non so quantificare la nostra utenza. Da quello che vedo il nostro utente medio è un utente Slackware che vuole ottenere lo stesso “feeling” su una macchina Apple. Siamo una distribuzione ancora di nicchia ma ho avuto l’impressione che con l’uscita della Slackintosh 12.0 ci sia stata una forte crescita delle richieste manon so dirti perché.

SdA: Arriva feedback? Di che tipo?
MB: Il feedback ha intesità variabile: la comunità non è ancora cresciuta al punto di auto-aiutarsi attraverso la mailing list utenti, ma quando qualcuno ha bisogno di aiuto per sperimentare, il dialogo è molto fitto: queste “fiammate” di interesse ci hanno permesso di portare avanti alcuni progetti molto interessanti, come il tuning del nostro kernel di default per poter bootare gli xserve, la creazione di una toolchain biarchitettura a 32bit e a 64bit per i G5 o il boot sul G3 Old World di cui dicevo prima.
Credo che il lavoro più interessante sia anche stato quello fatto da Thorsten, un nostro utente, con il port del progetto Freerock GNOME, seguito a ruota da un gruppetto di utenti che nella migliore tradizione Slackware mettono a disposizione repository personali con SlackBuild e pacchetti precompilati.

SdA: Per chi volesse provare o usare Slackintosh, qual’è l’hardware Apple più adatto?
MB: Sicuramente un New World, dal G3 in poi vanno bene tutti. Se si ha voglia di sperimentare basta una scheda madre con un processore PPC di qualsiasi tipo :-)

SdA: Qual’è un tuo consuntivo di questio periodo di cura del progetto?
MB: Ottimo: usare una distribuzione che si è costruita con le proprie mani ti fa sentire veramente bene, sapere che qualcun altro la trova utile non ha prezzo :-)

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La rinascita di Slackintosh – Intervista a Adrian Ulrich

 Articolo pubblicato il 17/09/2007 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Slackintosh è stato un curioso e poco noto porting per processore PowerPC della nota distribuzione Linux Slackware.
Dopo alcuni anni di esistenza sono venute a mancare le energie (o forse la voglia) di proseguire e il progetto è stato interrotto.

MacinTuxA raccogliere il testimone di Slackintosh ci ha però pensato Adrian Ulrich che, con l’aiuto di Marco Bonetti, ormai da un po’ cura e nuovamente fornisce, una versione aggiornata di Slackware per hardware Apple (e non-Apple) con processore RISC.

Abbiamo contattato i due curatori e, vista la loro disponibilità, gli abbiamo posto alcune domande cercando di chiarire il passaggio del testimone e sopratutto quale sia il ruolo, l’utenza nonché il futuro di Slackintosh.

Storie di Apple: Un paio d’anni fa Slackintosh sembrava avesse tirato i remi in barca. Cosa è successo? Come e quando sei subentrato? Che rapporto c’è con i curatori precedenti?
Adrian Ulrich: Sono stato un utente di Slackintosh dalla 8.1 (dopo aver provato ed abbandonato Yellow Dog Linux e Debian) e in seguito l’ho aggiornata alla incompleta 9.1 compilando da me i pacchetti.
In seguito ho capito che Russel [il curatore precedente, ndSdA] aveva interrotto lo sviluppo così l’ho contattato via email e gli ho offerto il mio aiuto. Mentre aspettavo una sua rispista ho cominciato a ricostruire tutto da zero usando come base Slackware 10.1. Dopo qualche settimana visto che non avevo ricevuto alcuna risposta da Russel ho messo online il materiale su un mio server ed ho annunciato la versione 10.1 in un newsgroup e un paio di forum su Slackware. In realtà la risposta da Russell l’ho avuta, ma dopo aver rilasciato la 10.1 ;-)

SdA: A chi si rivolge Slackintosh? Quanti sono gli utenti? E che prospettive ha dopo l’abbandono di Apple dei processori PowerPC?
AU: Slackintosh è pensata per utenti esperti di Linux e amanti di Slackware che hanno hardware con CPU PowerPC.
È un progetto utile anche dopo lo switch a x86: il supporto di Apple a Mac OS X non è infinito mentre un sistema operativo libero (come Slackintosh) sarà supportato fino a che ci saranno utenti.

SdA: Per chi volesse provare o usare Slackintosh, qual’è l’hardware Apple più adatto o supportato?
AU: Anche escludendo Apple c’è in giro parecchio hardware PPC interessante. Ho usato Slackware 10.2 sul Nintendo Gamecube qualche mese fa. E sarebbe interessante un port per la Wii…

SdA: Qual’è un tuo consuntivo di questi anni di cura del progetto?
AU: Che anzitutto ho imparato molto sui meccanismi interni di un sistema Unix/linux. Approntare cose come glibc, i compilatori oppure X.org non è divertente ma di sicuro è formativo :-)

(Segue con la seconda intervista a Marco Bonetti)

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Eryk Vershen: il meccanico dei sistemi operativi

 Articolo pubblicato il 11/12/2006 che parla di Personaggi,Software 

Sul suo sito web Eryk Vershen si definisce scherzosamente “software mechanic”, “meccanico del software”. Ma in un settore in cui ci sono tanti teorici, architetti e manager serve anche chi si rimbocca le maniche e realizza, magari a tempo di record. E Vershen, poco noto ai più, può fregiarsi del notevole merito di aver portato a termine la prima conversione per macchine PowerPC Apple del cuore del sistema operativo della NeXT.

una vecchia foto di Eryk VershenA guardare meglio la carriera del “meccanico” si è intrecciata più volte con i percorsi di Apple e di Steve Jobs.

Vershen è un veterano di sistemi operativi che è stato alla UniSoft Systems nei primi anni ’80 mentre questa lavorava al porting dello Unix di AT&T per il Lisa e per un prototipo chiamato lo YACC (acronimo che stava per “Yet Another Color Computer”). Nel 1986 entrò in Apple per diventare il sesto membro del team di lavoro di un progetto partito alla fine dell’anno precedente, A/UX. Tra questi due impegni Vershen afferma di essere stato anche alla Lucasfilm/Pixar ma ancora più notevole è che dopo A/UX, lavorò sul progetto Pink/Taligent, su Copland e brevemente anche su MkLinux.

Contestualmente al lavoro su MkLinux, nel 1996 Vershen creò un apprezzato software di partizionamento per Mac chiamato pdisk, in doppia versione: a riga di comando per Linux e per Mac OS, seppure in una finestra e con interfaccia alquanto spartana.

il boot di Rhapsody, figlio di OpenStepArriviamo così al gennaio 1997 quando sulla base della lunga esperienza con Unix fu uno dei due uomini chiave nel porting sui PowerMac del kernel “Mach” di OpenStep. Il lavoro di Vershen e di uno sviluppatore della NeXT, Umesh Vaishampayan, si svolse in pochissime frenetiche settimane dopo l’acquisizione nel 1997 della NeXT e la decisione di Apple usare la tecnologia di quest’ultima come base del nuovo sistema operativo.
Vershen racconta che l’impresa fu una folle corsa in cui si pescò a piene mani da MkLinux e l’obiettivo era ottenere al più presto un kernel stabile per farci girare sopra la Blue Box, il Mac OS originario in emulazione. Il risultato fu che dopo pochi mesi, al WWDC Apple aveva un sistema più o meno funzionante da mostrare alla platea ma al costo dell’esaurimento totale di Vershen che nel 1998 si licenziò e lasciò Infinite Loop.

Foto tratta da http://www.cfcl.com/eryk/

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