Il Motorola 68020

 Articolo pubblicato il 08/04/2015 che parla di Hardware 

Quando nel gennaio 1984 Apple immise sul mercato il primo Macintosh, con all’interno un processore MC68000 a 8 MHz, gli ingegneri di Motorola, produttori del chip, erano già al lavoro sul successore. Il risultato degli sforzi venne annunciato pochi mesi dopo, in aprile, con il nome MC68020.

MC68020Compatibile con il 68000 a livello di istruzioni, il 68020 era un processore molto più moderno e capace, oltre che più veloce. Offriva un clock superiore, includeva una cache di primo livello, contemplava la possibilità di usare coprocessori e aveva un bus a 32 bit reali (laddove il 68000 era un ibrido a 16/32 bit) con il vantaggio di poter gestire molta più memoria RAM.

I primi esemplari vennero resi disponibili solo nel 1985, in quantità limitate e a velocità ridotte. Il processore venne impiegato inizialmente da Sun e Hewlett Packard in workstation UNIX, mentre Apple continuò a impiegare il 68000.
L’azienda di Cupertino sfruttò la potenza del nuovo microprocessore nel marzo del 1987, rendendolo il cuore del Macintosh II.

Grazie al 68020 a 16 MHz, il Mac II era quattro volte più veloce del Mac Plus lanciato l’anno precedente e metteva a disposizione una potenza incredibile per gestire agilmente immagini a colori di qualità fotografica, ma non solo. Opportunamente dotato del coprocessore matematico (FPU) 68881 e di un’unità per la paginazione della memoria (PMMU), il Mac II poteva trasformarsi in workstation utilizzando A/UX, nuovo sistema operativo basato su UNIX, presentato nel 1988 come (costosa) alternativa al System.

Nei Macintosh seguenti Apple accantonò il 68020 adottando un’ulteriore evoluzione del chip sfornata nel frattempo da Motorola, il 68030. Quest’ultimo incorporava già la PMMU, poteva usare un coprocessore più potente, e venne prodotto in versioni sempre più veloci, venendo spinto sino alla notevole (per l’epoca!) frequenza di clock di 50 MHz.

Il 68020 venne in seguito impiegato da Apple in due ruoli molto diversi ma entrambi strategici per l’azienda.

Nel gennaio del 1988 divenne il cuore della stampante professionale LaserWriter IINTX, versione più potente e costosa della LaserWriter IINT, che invece aveva “solo” un 68000.

Il 68020 si ripresentò nell’ottobre del 1990, quandò Apple rispose alle critiche sui prezzi alti e sulla poca diffusione dei computer con la mela morsicata, offrendo due Mac economici che ne aumentarono le quote di mercato e risollevarono le finanze.

Il modello base della linea economica era il Macintosh Classic, che usava il sempre più inadeguato 68000 a 8 MHz e il cui punto di forza era, sostanzialmente, un prezzo stracciato di listino (si partiva da 999 dollari).

Mac LC - scheda madre con 68020

A chi voleva qualcosa di più ma aveva comunque un budget limitato era rivolto il Macintosh LC, che supportava monitor a colori, aveva un ingresso audio e addirittura anche uno slot di espansione. Al suo interno c’era un 68020 a 16 MHz che, seppure rallentato da un bus lento e non dotato di fabbrica di una FPU, garantiva performance dignitose all’LC, che riscosse successo presso l’utenza casalinga e scolastica e diventò per molti il primo ingresso nel mondo Macintosh.

Nota: Le foto del Motorola MC68020 sono tratte dall’archivio di Storie di Apple e sono state realizzate da Serena Di Virgilio. Si ringrazia Luigi Serrantoni.

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , , , ,
 
1 commento  

Pencil Test: lo schermo del Mac si anima

 Articolo pubblicato il 06/05/2014 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Il lancio del Macintosh II nel marzo del 1987 aveva portato in dote all’utenza professionale un potenziale enorme. La sua nuova architettura a 32 bit, basata sul processore Motorola 68020 a 16 MHz (contro il vecchio 68000 che girava a 8 MHz), la presenza di un coprocessore matematico e l’incredibile espandibilità offerta da sei slot NuBus in cui infilare schede aggiuntive, erano perfetti per l’elaborazione ad alti livelli di audio e di immagini, sia statiche che in movimento.

Pencil TestIl Mac II era il primo modello di Macintosh che supportava ufficialmente monitor a colori (anche più di uno) e l’iconografia promozionale del 1987 lo mostrava abbinato a schermi in cui apparivano fotografie e immagini ricche di dettagli e sfumature. Ma a Apple non bastava: l’azienda di Cupertino voleva mostrare di cosa fosse davvero capace il suo nuovo computer e investì diversi mesi di lavoro in un ambizioso progetto di animazione in computer grafica.

Il risultato fu “Pencil Test”, un cortometraggio comico di circa tre minuti che venne presentato l’anno seguente alla manifestazione SIGGRAPH 88. Il protagonista del filmato è lo strumento matita presente nella palette di un programma sul Mac che osserva incuriosito il mondo al di là dello schermo, in cui va a cercare di inserirsi senza molto successo, per poi tornare dentro il suo Mac.

Come spiegato con dovizia di dettagli in una nota tecnica ufficiale, Pencil Test venne prodotto dall’Advanced Technology Group, il laboratorio di ricerca di Apple, e fu creato in computer grafica esclusivamente su Macintosh II* utilizzando sia software commerciali, come Super3D della Silicon Beach Software, che programmi di pubblico dominio e strumenti sviluppati internamente. Il filmato è composto da 5000 frame con immagini a 24-bit con una risoluzione di 2160 x 1458 pixel.

[continua la lettura della storia]

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
1 commento  

L’era Sculley

 Articolo pubblicato il 23/04/2007 che parla di Eventi,Personaggi 

Dopo Steve Jobs, John Sculley è il manager che più ha lasciato la sua impronta sulla storia di Apple.

Jobs e Sculley, il dinamico duoSculley è rimasto alla guida di Apple per un intero decennio dopo essere stato assunto nell’aprile del 1983 inizialmente come COO (Chief Operating Officer). La frase con cui Jobs convinse Sculley, ex manager di successo della Pepsi, a lanciarsi nell’informatica, è passata alla storia:” Vuoi vendere per il resto della tua vita acqua zuccherata o vuoi cambiare il mondo?”

Ironia della sorte è che dopo circa un anno di idillio tra i due tra l’aprile e il giugno del 1985 l’alleanza si trasformerà in uno scontro aperto: Sculley diventerà il CEO di Apple e Jobs si dimetterà a settembre, perdente a sorpresa in un quadro aziendale per cui era divenuto personaggio scomodo perché troppo testardo, impulsivo e visionario.

Anche Sculley però non ebbe vita facile e nei primi anni ’90 la fine del suo regno fu sofferta: vittima di uno plateale sgambetto da parte del rampante Michael Spindler, rivelatosi poi inadeguato come leader, le sue dimissioni furono un graduale stillicidio della sua carica e voglia di condurre Apple verso un futuro fatto non solo di Macintosh. John SculleyLo dimostra il suo caparbio supporto al progetto Newton ed all’esplorazione di dispositivi palmari, che lo resero inviso a una dirigenza sempre più attenta solo a introiti immediati.

Se infatti le critiche all’operato di Sculley non mancano (una è quella di aver tradito lo spirito originario sia di Jobs che di Wozniak), è innegabile la sua mano decisa e competente nell’affermazione commerciale del Mac. Questo fu raggiunto in vari modi. Anzitutto venne giocata la carta desktop publishing (di cui Apple è stata a lungo sinonimo). Ma ci fu finalmente anche l’uscita di Macintosh forse un po’ meno eleganti e compatti, ma molto più espandibili come il Mac II o economici, come l’LC e il Classic. Altrettanto lodabile è la incessante ricerca di Sculley di soluzioni per il computing personale come il citato Newton o il futuristico“Knowledge Navigator”.

Immagini tratte da www.macworld.it e www.wikipedia.org

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
3 commenti  

Vent’anni fa: il Mac II

 Articolo pubblicato il 02/03/2007 che parla di Design,Eventi,Hardware,Personaggi 

Vent’anni fa Apple lanciava il suo primo modello di Macintosh aperto e facilmente espandibile.
Il Macintosh II, noto con i nomi in codice di “Cabernet”, “Little Big mac” e sopratutto “Open mac”, risale al 2 marzo 1987 e segna diversi passi in avanti ma anche qualcuno indietro per Apple e la storia dei “computer for the rest of us”.

Mac IICon il Mac II subisce un duro colpo il design voluto e difeso a spada tratta da Steve Jobs: il Mac non è più compatto e minimale e si sviluppa in orizzontale sulla scrivania, occupando molto più spazio sia con l’unità centrale che con la tastiera, sopratutto nella enorme versione “Extended”.

Non a caso Jobs, nel 1987 non era più in Apple dopo essere stato estromesso dal consiglio dopo uno scontro con John Sculley e rimpiazzato in molti ruoli da J.L. Gassèe, fautore e responsabile dello sviluppo di questo computer “aperto”.

La diversità e difformità però costituivano anche un vantaggio: il Mac II era un computer molto più potente e versatile dei modelli che lo avevano preceduto, grazie al nuovo processore Motorola 68020 a ben 16 MHz con coprocessore numerico ed al supporto per immagini a colori di qualità fotorealistica.
Il suo maggiore volume inoltre si traduceva in una espandibilità mai vista sino a quel momento, con tanto spazio per slot di espansione: questi erano basati sulla tecnologia NuBus di Texas Instruments adottata da Apple per le sue caratteristiche “plug and play”.

Nota: l’evento citato è stato aggiunto al calendario di Storie di Apple.

Immagine tratta da Wikipedia

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , ,
 
4 commenti  




 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin