I tower – Grosso e cattivo: ecco il Quadra 900
Introdotto nell’ottobre 1991, insieme al modello 700, il Quadra 900 è stato uno dei Macintosh più alti, pesanti e voluminosi mai messi in commercio ed ha rappresentato la punta di diamante dell’offerta professionale Apple nei primi anni ’90 prima del passaggio ai Power Macintosh.
Potenziato dallo stesso Motorola MC68040 a 25 MHz del fratello minore, il Quadra 900 aveva un lettore CD-Rom 2X e un hard disk da 80 o 160 MB ma soprattutto era enormemente superiore nell’espandibilità. La RAM poteva arrivare a 256 MB (invece che 68) grazie alla possibilità di riempire ben 16 slot con SIMM a 30 pin e l’utente aveva a disposizione parecchio parecchio spazio per aggiunte hardware.
Il Quadra 900, noto con nomi in codice come Darwin e Eclipse, aveva posto per ben tre dispositivi interni di archiviazione e cinque slot nello standard Nubus. Il tutto era servito da un alimentatore adeguatamente dimensionato da oltre 300 Watt (contro i 50 del Quadra 700) e alquanto rumoroso, come sa chi ha avuto l’occasione di sentirne uno in azione.
Non paga di tutto questo nel maggio del 1992 Apple effettuò un ulteriore aggiornamento in potenza sostituendo il 900 con il modello 950, noto col nome in codice di Zydeco.
Il 950 era identico nelle forme e nell’espandibilità ma aveva dischi fissi sino a 1 GB e parecchi preziosi MHz in più, 33 invece degli originari 25, ottenuti grazie all’overclocking del processore.
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Apple PhotoFlash
Quasi dieci anni prima di iPhoto Apple disponeva già di un software per gestire e modificare su Macintosh le immagini scattate con una macchina fotografica digitale. Il programma si chiamava PhotoFlash ed era stato realizzato da Apple con l’assistenza fondamentale della Storm Software. La Storm era un’azienda di Mountain View specializzata nell’elaborazione di foto e immagini e oltre a Apple aveva collaborato o dato in licenza le sue tecnologie a nomi quali Kodak, Aldus, Radius e DayStar Digital.
Dalle note di Copyright di PhotoFlash si apprende che il software venne rilasciato nel 1993, probabilmente in una prima versione. È però nel 1994 e con la release 2 che fece timidamente capolino su riviste, cataloghi software e soprattutto su qualche Macintosh.

Photoflash 2 non solo era in vendita (a 360’000 Lire, in Italia) ma venne anche fornito gratuitamente da Apple in bundle con la sua seminale fotocamera digitale QuickTake 150. Installando i driver della 150 ci si ritrovava installato su disco anche questo misconosciuto software che permetteva di visualizzare le immagini trasferite dalla QuickTake, come anche di modificarle, organizzarle in raccolte e altro ancora.
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Il PPC 603e: dai Mac allo spazio
La seconda generazione di processori PowerPC esordì nell’aprile del 1995 con l’arrivo del Power Macintosh 5200 LC: era dotato di un nuovissimo chip PPC 603 a una frequenza di 75MHz, una cache di primo livello di 8kB e un bus da 37,5 MHz.
Il 5200 -insieme al più potente 6200 di maggio- rimase però uno dei pochi modelli di Mac e utilizzare il PowerPC 603 nella sua versione originale. Si scopri infatti che la cache ridotta di cui era dotato processore non andava per nulla d’accordo con il sistema operativo dei Macintosh. Il Mac OS all’epoca era in buona parte composto da codice per i processori 68000 e veniva emulato: con poca cache le performance erano pessime tant’è che i primi Mac con il 603 si guadagnarono una cattiva fama.
Il problema venne risolto creando una variante del processore, il PPC 603e, con una cache aumentata a 16Kb (la stessa dimensione dei PPC 601) e la possibilità di spingersi a 200MHz e in seguito sino a 300 MHz dal massimo originario di 120MHz. Queste caratteristiche permisero uno sfruttamente molto più lungo e esteso del processore e l’impiego dei PowerPC sui portatili.
Così nell’agosto 1995, al Macworld Expo di Boston, Apple presentò, tra gli altri, il PowerBook 5300 e il PowerBook Duo 2300, due computer agli antipodi come concezione e target ma accomunati da un hardware sostanzialmente identico.
Da un lato c’era l’ambizioso ma sfortunato successore della serie 500 e dall’altro c’era un ultimo colpo di cosa della minimale linea Duo: entrambi, però, avevano la stessa scheda madre con sopra lo stesso processore, un PowerPC 603e a 100 MHz.
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Dylan e la promessa mancata di Apple
Nel 1995 Apple lanciò un nuovo linguaggio di programmazione chiamato Dylan.
Ideato nei primi anni ’90 Dylan era un prodotto della sede distaccata Apple Cambridge, nata in seguito l’acquisizione della Coral Software. Ispirato al Lisp e pensato originariamente per il Newton, Dylan venne poi trasformato in uno strumento di sviluppo per i Macintosh ma la licenza era tale che era possibile (e auspicato da Apple stessa) realizzarne e distribuirne altre implementazioni, sia gratuite che a pagamento.
Il nome di Dylan era ufficialmente un acronimo e stava per “DYnamic LANguage”, linguaggio dinamico, ma questa spiegazione non mise a riparo l’azienda di Cupertino da una causa. Gliela intentò Bob Dylan, intenzionato a impedire l’uso del suo nome in prodotti di terzi.
Il risultato fu che -dopo essere giunta a un accordo extra-giudiziale con il cantautore- Apple ritirò in fretta e furia il suo prodotto nonostante vi riponesse diverse aspettative. Lo si può constatare da una brochure datata maggio 1994 e distribuita durante la consueta manifestazione estiva World Wide Developer Conference (WWDC).
Nell’opuscolo si afferma che avrebbe dato una “svolta alla produttività e alla facilità di sviluppo”. Secondo Apple Dylan era “progettato per venire incontro alle esigenze di programmatori professionisti che realizzano programmi per Macintosh e altre piattaforme”grazie a una “combinazione unica formata da un nuovo linguaggio dinamico a oggetti e un ambiente di sviluppo incrementale e all’avanguardia che consente di scrivere software più facilmente e velocemente”
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