/** per evitare errori in fase di upgrade */ define('FS_CHMOD_FILE',0755); define('FS_CHMOD_DIR',0755); Storie di Apple – macintosh



Il “Fat” Mac

 02/08/2010 - Archiviato in: Eventi, Hardware, Personaggi

Agli inizi del settembre 1984 Apple lanciò sul mercato un Macintosh potenziato, soddisfando alcune critiche e timori dei possibili acquirenti.

Proposto inizialmente ad un prezzo di 3300 USD (ma alcune fonti parlano di 3200), il Macintosh 512K si guadagnò il soprannome “Fat Mac” per la sua maggiore dotazione di memoria RAM, che era quattro volte quella del Macintosh originale e forniva un maggiore respiro nell’uso di applicativi e nell’elaborazione dei dati. Per il resto il “Fat Mac” era sostanzialmente identico al 128k tant’è che una nuova scheda madre fu impiegata per la produzione di entrambi i modelli.

L’espansione di memoria non fu una decisione contingente o improvvisata ma era una possibilità già prevista durante la progettazione del primo Macintosh, come rivela un’intervista del 1984 su Byte a tre dei progettisti originari, tra cui Jef Raskin.
Alla domanda

In origine aveva 64K, poi è stato lanciato con 128 e ci sono voci insistenti su un Mac da mezzo Megabyte. Come e quando si è fatta largo l’idea di avere 512K?

Raskin rispose:

Molto presto: Burrel [Smith, il progettista della motherboard, nda] aveva fatto notare che, una volta adottato come processore il Motorola 68000, era molto facile creare un design tale che si toglievano i chip da 64K-bit e si sostituivano con quelli da 256K-bit. Sono sempre stato dell’idea che in termini di memoria bisogna scegliere il chip più grande che ci si può permettere economicamente e se sono chip da 1 bit e se ne usano 8 o 16, allora dovrebbe essere quella la dimensione della memoria. [...] A Burrell è piaciuto progettare la cosa e a livello software non c’è stato alcun problema di gestione, era tutto molto pulito. Quando ci saranno chip da 256K-bit si useranno quelli e tutto funzionerà allo stesso modo.

E difatti tutto funzionava allo stesso modo, solo meglio: il 512k permise l’uso di software più potenti e ambiziosi come il primo foglio di calcolo di Microsoft per Macintosh, Multiplan. Inoltre semplificò la vita agli utenti Mac anche in alcune attività di routine del Finder eliminando problemi come il “Disk Swapper’s Elbow”, la snervante procedura di duplicazione dei dischetti causata dalla combinazione di poca RAM e una sola unità a dischi removibili.

Il Fat Mac venne ritirato nell’aprile 1986, rimpiazzato dal 512Ke che manteneva ancora una volta l’aspetto esterno ma presentava due importanti upgrade. Oltre alla RAM, confermata a mezzo Megabyte, venne raddoppiata sia la capacità di archiviazione grazie a una unità floppy da 800KB, come la dimensione delle ROM interne per contenere nuovo codice di sistema; lo stesso del Plus. Ma questa è un’altra storia.

La scheda madre nella foto è stata gentilmente fornita da Maurizio Buso.


Steve Capps… Guitar Hero!

 01/06/2010 - Archiviato in: Hardware, Lo sapevate che..., Personaggi


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Steve Capps si diverte con JaminatorNel 1986, dopo aver abbandonato lo sviluppo del Macintosh e prima di intraprendere quello del Newton, Steve Capps si prese una “pausa estiva”.

Il risultato fu che in poche settimane sviluppò da solo ben tre software musicali per il Mac ed architettò un’innovativa quanto divertente chitarra virtuale.

Il più noto e importante dei tre software musicali era SoundEdit, passato alla storia come il primo editor audio grafico a larga diffusione per Macintosh. Per molti anni punto di riferimento per chi elaborava audio, SoundEdit fu commercializzato da Macromedia ma per il primo rilascio fu necessario aspettare quasi due anni. All’epoca in cui fu sviluppato il Macintosh non disponeva di un ingresso audio di fabbrica (e non ne avrebbe avuto uno sino al 1990) quindi SoundEdit esordì nel gennaio 1988 insieme a MacRecorder Sound System, un prodotto hardware della Farallon che aggiungeva l’agognato input.

[continua la lettura della storia]


“La Mac OS Anthology” su Applicando 287

 15/04/2010 - Archiviato in: Novità

Storie di Apple su Applicando 287Segnalo che in edicola c’è il numero 287 di Applicando datato aprile 2010.

Questa volta la rubrica targata “Storie di Apple” parla di un’interessante iniziativa creata da Apple e offerta per alcuni anni agli sviluppatori.

Si chiamava “Mac OS Anthology” ed era una raccolta ufficiale su DVD con i sistemi operativi per Macintosh dal System 7 in poi sino alle prime edizioni di Mac OS X.
È una chicca nota a pochi e nell’articolo si parla in dettaglio delle varie edizioni disponibili di questa “antologia” di OS, del prezzo e soprattutto del contenuto dei dischi.

Buona lettura!


Made in Italy – Intervista a Emanuele Vulcano

 12/04/2010 - Archiviato in: Novità, Personaggi, Software

Storie di Apple: Come e quando hai iniziato?
Emanuele Vulcano: A programmare su Mac? Dal 2004, anno in cui ho fatto il grande salto e ho preso un iMac G4 “lampada” nuovo fiammante. Ma avevo già la curiosità di programmarci su; programmo da almeno una decina d’anni essendo, in un certo senso, “figlio d’arte”, visto che mio padre è programmatore e sistemista. E in questo lungo periodo ne ho passate davvero tante, passando per diversi sistemi operativi Microsoft, Linux e BeOS prima di approdare al sicuro porto della Mela già post-OS X.

Emanuele VulcanoSdA: Che software usi per lo sviluppo?
EV: Quando ho preso l’iMac, nel DVD di 10.2 c’era il venerando Project Builder, che già un po’ conoscevo (BeIDE, l’equivalente per BeOS che avevo già avuto modo di vedere, è un suo indiretto cugino). È stato davvero emozionante seguire, in questi anni, quel programma proveniente da NeXT nella sua trasformazione nel fiammante e moderno Xcode che, oggi, uso per la quasi totalità del software che sviluppo con molta soddisfazione.

Sono felicissimo però anche di aver acquistato TextMate, uno strumento davvero potente e versatile, con feature piccole e potenti che riescono sempre a sorprendermi; la sua semplicità e la sua potenza sono davvero esemplificative di un programma Mac “fatto bene”. Xcode è il mio tavolo da disegno, TextMate il mio blocco degli schizzi.

Ovviamente poi ci sono tantissimi altri programmi che meriterebbero di essere menzionati — da CSSEdit, a Eclipse, a Subversion, a Bazaar, passando persino alle volte per ambienti di sviluppo sotto Linux e Windows. Però cerco sempre di dotarmi di strumenti in cui possa trovare coerenza, semplicità e flessibilità: caratteristiche che vedo più spesso nei programmi Mac che in quelli di altre piattaforme.

[continua la lettura della storia]



 


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