E allora fammi causa!

 Articolo pubblicato il 02/07/2015 che parla di Personaggi,Software 

Durante lo sviluppo del nuovo sistema operativo del Macintosh, il System 7, la Apple Computers era alle prese con i legali della Apple Corps dei Beatles. Le due aziende avevano già un patto risalente al 1981 che proibiva alla Apple Computers di operare nel settore musicale, ma nel 1989 si ritrovarono di nuovo in tribunale a causa dell’introduzione del MIDI e della registrazione audio sui computer Apple.

Jim ReekesUna delle caratteristiche del System 7 era un nuovo Sound Manager che sostituiva le vecchie API e, tra le altre cose, permetteva una riproduzione sonora di qualità molto più elevata. Vista la delicatezza della situazione, ogni novità nel settore audio veniva passata al vaglio dall’ufficio legale.

Jim Reekes, l’ingegnere che ha gestito lo sviluppo dell’audio dei Mac dal 1990 al 1999 e che, tra le altre cose*, ha prodotto l’accordo che accompagna l’avvio del computer, si sentì dire che uno dei nuovi suoni di avvertimento creati** per il System 7 era problematico. Secondo i legali di Infinite Loop era “troppo musicale” a causa del suo nome, “xylophone”, ed era quindi necessario ribattezzarlo.
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Le mele di Apple

 Articolo pubblicato il 04/06/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Gran parte dei prodotti di Apple, oltre al nome ufficiale, ne ha uno in codice, provvisorio o atto a celarne la vera natura durante lo sviluppo. Alcuni dei nomi in codice sono semplici sigle di numeri e lettere, ma molti altri sono presi in prestito da località, animali, oggetti, personaggi e altro caro ai progettisti o ai dirigenti.
In questa tradizione rientra anche una serie di nomi tratti da varietà o meglio da cultivar di mele.

Il primo e più famoso esempio è sicuramente quello del Macintosh.
Il nome fu originariamente scelto da Jef Raskin nel 1979 per il suo progetto di un computer economico e facile da utilizzare. La McIntosh era il cultivar preferito di Raskin, che ne cambio la grafia – invano – non tanto per camuffare il riferimento al frutto ma per evitare beghe legali con un omonimo produttore di apparecchiature HiFi.

Il secondo prodotto Apple con un nome in codice preso dalle mele risale all’inizio degli anni ’80. Si tratta del disco rigido esterno ProFile, utilizzabile con l’Apple III e il Lisa, e lanciato sul mercato nel 1981. Durante lo sviluppo il ProFile venne soprannominato Pippin, nome che ricorre in diverse varietà di mela e che venne affibiato anche ad altro hardware ideato a Infinite Loop l’Apple IIc.
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Le app indispensabili: Mactracker

 Articolo pubblicato il 21/04/2015 che parla di Software 

mactracker iconCercate informazioni tecniche e storiche su un prodotto Apple? Il software gratuito Mactracker per Mac e iOS è la risposta migliore alle vostre esigenze.

Si tratta di un database portabile estremamente completo e periodicamente aggiornato con le informazioni ufficiali di Apple e altro ancora, che surclassa le risorse disponibili online.

Grazie a un’interfaccia compatta e facilmente navigabile, infatti, bastano pochi click (o tap) per trovare quale tipo di memoria RAM usa l’ultimo MacBook, quale sistema operativo è possibile installare, per individuare le differenze tra i vari modelli di Airport o sapere quanti Newton ha prodotto Apple (sette, oppure otto se vogliamo contare anche l’eMate).

Mactracker for Mac

Sviluppato e aggiornato da Ian Page sin dal maggio 2001, Mactracker fornisce informazioni dettagliate su [praticamente] tutti i prodotti mai commercializzati da Apple. Non si limita ai soli Macintosh, ma include anche i server, gli iPod, i dispositivi iOS, tutte le periferiche (anche quelle più rare, come lo schermo LCD per l’Apple IIc) e i sistemi operativi.


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Il Motorola 68020

 Articolo pubblicato il 08/04/2015 che parla di Hardware 

Quando nel gennaio 1984 Apple immise sul mercato il primo Macintosh, con all’interno un processore MC68000 a 8 MHz, gli ingegneri di Motorola, produttori del chip, erano già al lavoro sul successore. Il risultato degli sforzi venne annunciato pochi mesi dopo, in aprile, con il nome MC68020.

MC68020Compatibile con il 68000 a livello di istruzioni, il 68020 era un processore molto più moderno e capace, oltre che più veloce. Offriva un clock superiore, includeva una cache di primo livello, contemplava la possibilità di usare coprocessori e aveva un bus a 32 bit reali (laddove il 68000 era un ibrido a 16/32 bit) con il vantaggio di poter gestire molta più memoria RAM.

I primi esemplari vennero resi disponibili solo nel 1985, in quantità limitate e a velocità ridotte. Il processore venne impiegato inizialmente da Sun e Hewlett Packard in workstation UNIX, mentre Apple continuò a impiegare il 68000.
L’azienda di Cupertino sfruttò la potenza del nuovo microprocessore nel marzo del 1987, rendendolo il cuore del Macintosh II.

Grazie al 68020 a 16 MHz, il Mac II era quattro volte più veloce del Mac Plus lanciato l’anno precedente e metteva a disposizione una potenza incredibile per gestire agilmente immagini a colori di qualità fotografica, ma non solo. Opportunamente dotato del coprocessore matematico (FPU) 68881 e di un’unità per la paginazione della memoria (PMMU), il Mac II poteva trasformarsi in workstation utilizzando A/UX, nuovo sistema operativo basato su UNIX, presentato nel 1988 come (costosa) alternativa al System.

Nei Macintosh seguenti Apple accantonò il 68020 adottando un’ulteriore evoluzione del chip sfornata nel frattempo da Motorola, il 68030. Quest’ultimo incorporava già la PMMU, poteva usare un coprocessore più potente, e venne prodotto in versioni sempre più veloci, venendo spinto sino alla notevole (per l’epoca!) frequenza di clock di 50 MHz.

Il 68020 venne in seguito impiegato da Apple in due ruoli molto diversi ma entrambi strategici per l’azienda.

Nel gennaio del 1988 divenne il cuore della stampante professionale LaserWriter IINTX, versione più potente e costosa della LaserWriter IINT, che invece aveva “solo” un 68000.

Il 68020 si ripresentò nell’ottobre del 1990, quandò Apple rispose alle critiche sui prezzi alti e sulla poca diffusione dei computer con la mela morsicata, offrendo due Mac economici che ne aumentarono le quote di mercato e risollevarono le finanze.

Il modello base della linea economica era il Macintosh Classic, che usava il sempre più inadeguato 68000 a 8 MHz e il cui punto di forza era, sostanzialmente, un prezzo stracciato di listino (si partiva da 999 dollari).

Mac LC - scheda madre con 68020

A chi voleva qualcosa di più ma aveva comunque un budget limitato era rivolto il Macintosh LC, che supportava monitor a colori, aveva un ingresso audio e addirittura anche uno slot di espansione. Al suo interno c’era un 68020 a 16 MHz che, seppure rallentato da un bus lento e non dotato di fabbrica di una FPU, garantiva performance dignitose all’LC, che riscosse successo presso l’utenza casalinga e scolastica e diventò per molti il primo ingresso nel mondo Macintosh.

Nota: Le foto del Motorola MC68020 sono tratte dall’archivio di Storie di Apple e sono state realizzate da Serena Di Virgilio. Si ringrazia Luigi Serrantoni.

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La nascita di Photoshop

 Articolo pubblicato il 03/03/2015 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Verso la fine del 1988, John e Thomas Knoll strinsero un accordo con Steve Schaffran, fondatore e direttore generale di Barneyscan, una giovane azienda californiana che aveva appena prodotto uno dei primi scanner a 24 bit per pellicole a colori.

Nei due anni precedenti i fratelli Knoll avevano ideato e sviluppato un programma che non solo era in grado di di visualizzare immagini sullo schermo di un Macintosh (un Mac Plus inizialmente), ma permetteva anche di modificarne le dimensioni, contrastare, sfocare, schiarire, scurire i colori, regolare l’istogramma attraverso le curve, ed effettuare “decine di altre fantastiche trasformazioni”.

barneyscanxp-boxTra le funzioni del software, come fa notare Schaffran, la più utile era la conversione di un’immagine a colori “dallo spazio colore rosso, verde e blu dello schermo del computer a quello ciano, magenta, giallo e nero necessario per la creazione delle pellicole per la stampa a colori“.

Nel marzo 1989 la versione 0.65 del programma, rinominato per l’occasione Barneyscan XP, iniziò ad essere venduta a corredo dello scanner per pellicole Barneyscan. Questi due prodotti trasformavano il Macintosh in un potente strumento per acquisire e ritoccare immagini a colori, che sebbene portasse a un esborso complessivo di 15000 dollari, costava una frazione del prezzo di analoghe soluzioni utilizzate nell’industria della stampa fino a quel momento.

Barneyscan XP, più apprezzato dell’hardware con cui era venduto, non era altro che la prima incarnazione e distribuzione commerciale di un programma che, undici mesi più tardi, sarebbe stato pubblicato nuovamente e avrebbe avuto un impatto ben diverso sul mercato.
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I Macintosh che si assomigliano

 Articolo pubblicato il 02/02/2015 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che... 

Rinnovare l’hardware e lasciare immutato il design? È una pratica che in Apple è in auge da più di vent’anni…

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Nel 1988 Apple presentò il Macintosh IIx. Si trattava di una variante del rivoluzionario Macintosh II con processore più potente (e coprocessore matematico): la parentela venne sottolineata riutilizzando lo stesso design industriale. La scelta, per l’epoca insolita, venne ripetuta due anni dopo quando arrivò il potentissimo IIfx, anch’esso con un case praticamente indistinguibile da quello del Macintosh II. L’anno seguente venne presentato l’economico Macintosh IIcx, e pochi mesi dopo Apple riutilizzò le forme per il IIci. Dopo un paio d’anni, con qualche modifica stilistica, lo stesso case compatto venne riproposto una terza volta, al servizio del più piccolo dei Quadra, il 700.

Si trattava delle prime occorrenze di una pratica che nel giro di qualche anno sarebbe diventata molto diffusa in Apple, e che continua tuttora. Le motivazioni erano molteplici: riutilizzando lo stesso design si ammortizzava il costo iniziale per la ricerca, si ottimizzava il “time to market”, aumentando la competività, si dava coerenza al design dei prodotti e un senso di stabilità e tranquillità all’utente, puntando a minimizzare invece che evidenziare i grandi cambiamenti “sotto il cofano”.

Negli anni Novanta una manciata di computer desktop e tower attraversò immutata (o quasi) sconvolgimenti tecnologici ed aziendali notevoli. Apple sfornò e mise in vendita svariati Macintosh esteticamente simili che, in alcuni casi, di diverso avevano solo la dotazione software e una targhetta sul davanti, causando non poca confusione tra l’utenza.
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I Macintosh di “Death Note”

 Articolo pubblicato il 20/01/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Pubblicato dalla Shueisha in Giappone “Death Note” è un manga in cui uno studente delle superiori entra in possesso di un quaderno dai poteri soprannaturali che permette all’utilizzatore di uccidere qualunque persona di cui conosca volto e nome.

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Scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata, “Death Note” è stato inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal dicembre 2003 al maggio 2006 e poi ristampato in tankōbon in Giappone e in svariati altri paesi. In Italia è uscito per i tipi di Panini, sotto l’etichetta Planet Manga.

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Ma perché stiamo parlando di un manga su Storie di Apple? Perché l’illustratore, Obata, ha disseminato il fumetto di prodotti Apple. Molti dei personaggi, tra cui i geniali investigatori noti come “L” e “N”, usano dei Macintosh* durante il lavoro di indagine, monitoraggio e comunicazione.

Ecco dunque una lista dei prodotti col marchio Apple che appaiono in “Death Note”, con il capitolo in cui appaiono, note tecniche ed immagini esplicative tratte dal manga.

Capitolo 1: Noia

Alla fine del primo capitolo (o pagina, come la chiamano gli autori) vediamo per la prima volta “L”. È seduto sul pavimento di una stanza non arredata, davanti a un Power Macintosh G4 collegato a un Apple Studio/Cinema Display, probabilmente da 20″ o 23″ pollici, e un altoparlante rotondo Apple Pro Speakers.

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Capitolo 2: L

Durante un incontro dell’Interpol arriva il misterioso emissario Watari e “L” parla, la prima di molte volte, attraverso un PowerBook G4 Titanium.
È probabilmente uno degli ultimi modelli della serie Titanium, prima dell’adozione del design in alluminio nel 2003, anno in cui Death Note ha iniziato la pubblicazione.

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