Gassèe, Drama e i Macintosh economici

 Articolo pubblicato il 14/01/2008 che parla di Hardware,Personaggi 

Nonostante la fama dei Macintosh come computer costosi ed elitari la storia di Apple è disseminata di tentativi di produrre e commercializzare modelli o intere linee di prodotti economici.
Ben prima del Mac mini, dell’iMac o addirittura dei Performa, Apple si trovò a esplorare la possibilità di entrare nel mercato “low cost”.

logo ClarisUno di questi risale alla fine degli anni ’80 quando Claris, la filiazione di Apple, aveva in corso un progetto chiamato “Drama”: l’idea era quella di una linea di Mac economici il cui design era stato commissionato a Nissan Design. Drama però venne cassato da Jean Louis Gassée, principale sostenitore della politica di prezzi alti per i Macintosh, che si era opposto anche all’idea di Bill Gates di dare in licenza il Mac OS e creare un mercato di “cloni”.

Spindler con vari Macintosh Purtroppo per Gassée nel 1990, dopo alcuni anni fenomenali, le vendite dei Mac non proseguirono nella crescita prevista e si attestarono su livelli modesti (“solo” 10 milioni di dollari). Le sue scelte vennero messe in dubbio e la sua ascesa a amministratore delegato apparve sempre più improbabile. Scavalcato dal rampante Michael Spindler che venne nominato Chief Operating Officer nel marzo del 1990 Gassée lasciò sdegnato Apple insieme a Steve Sakoman per fondare la Be Inc..
Pochi mesi dopo, in ottobre, sotto la guida di Spindler Apple lanciava sul mercato il Classic e l’LC (sigla che stava per “Low Cost”): entrambi riscossero un grande successo di pubblico e risollevarono momentaneamente le sorti dell’azienda ponendo ulteriormente in cattiva luce la strategia di Gassée.

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L’era Sculley

 Articolo pubblicato il 23/04/2007 che parla di Eventi,Personaggi 

Dopo Steve Jobs, John Sculley è il manager che più ha lasciato la sua impronta sulla storia di Apple.

Jobs e Sculley, il dinamico duoSculley è rimasto alla guida di Apple per un intero decennio dopo essere stato assunto nell’aprile del 1983 inizialmente come COO (Chief Operating Officer). La frase con cui Jobs convinse Sculley, ex manager di successo della Pepsi, a lanciarsi nell’informatica, è passata alla storia:” Vuoi vendere per il resto della tua vita acqua zuccherata o vuoi cambiare il mondo?”

Ironia della sorte è che dopo circa un anno di idillio tra i due tra l’aprile e il giugno del 1985 l’alleanza si trasformerà in uno scontro aperto: Sculley diventerà il CEO di Apple e Jobs si dimetterà a settembre, perdente a sorpresa in un quadro aziendale per cui era divenuto personaggio scomodo perché troppo testardo, impulsivo e visionario.

Anche Sculley però non ebbe vita facile e nei primi anni ’90 la fine del suo regno fu sofferta: vittima di uno plateale sgambetto da parte del rampante Michael Spindler, rivelatosi poi inadeguato come leader, le sue dimissioni furono un graduale stillicidio della sua carica e voglia di condurre Apple verso un futuro fatto non solo di Macintosh. John SculleyLo dimostra il suo caparbio supporto al progetto Newton ed all’esplorazione di dispositivi palmari, che lo resero inviso a una dirigenza sempre più attenta solo a introiti immediati.

Se infatti le critiche all’operato di Sculley non mancano (una è quella di aver tradito lo spirito originario sia di Jobs che di Wozniak), è innegabile la sua mano decisa e competente nell’affermazione commerciale del Mac. Questo fu raggiunto in vari modi. Anzitutto venne giocata la carta desktop publishing (di cui Apple è stata a lungo sinonimo). Ma ci fu finalmente anche l’uscita di Macintosh forse un po’ meno eleganti e compatti, ma molto più espandibili come il Mac II o economici, come l’LC e il Classic. Altrettanto lodabile è la incessante ricerca di Sculley di soluzioni per il computing personale come il citato Newton o il futuristico“Knowledge Navigator”.

Immagini tratte da www.macworld.it e www.wikipedia.org

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