I Macintosh di “Death Note”

 Articolo pubblicato il 20/01/2015 che parla di Lo sapevate che... 

Pubblicato dalla Shueisha in Giappone “Death Note” è un manga in cui uno studente delle superiori entra in possesso di un quaderno dai poteri soprannaturali che permette all’utilizzatore di uccidere qualunque persona di cui conosca volto e nome.

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Scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata, “Death Note” è stato inizialmente pubblicato a puntate sulla rivista Weekly Shōnen Jump dal dicembre 2003 al maggio 2006 e poi ristampato in tankōbon in Giappone e in svariati altri paesi. In Italia è uscito per i tipi di Panini, sotto l’etichetta Planet Manga.

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Ma perché stiamo parlando di un manga su Storie di Apple? Perché l’illustratore, Obata, ha disseminato il fumetto di prodotti Apple. Molti dei personaggi, tra cui i geniali investigatori noti come “L” e “N”, usano dei Macintosh* durante il lavoro di indagine, monitoraggio e comunicazione.

Ecco dunque una lista dei prodotti col marchio Apple che appaiono in “Death Note”, con il capitolo in cui appaiono, note tecniche ed immagini esplicative tratte dal manga.

Capitolo 1: Noia

Alla fine del primo capitolo (o pagina, come la chiamano gli autori) vediamo per la prima volta “L”. È seduto sul pavimento di una stanza non arredata, davanti a un Power Macintosh G4 collegato a un Apple Studio/Cinema Display, probabilmente da 20″ o 23″ pollici, e un altoparlante rotondo Apple Pro Speakers.

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Capitolo 2: L

Durante un incontro dell’Interpol arriva il misterioso emissario Watari e “L” parla, la prima di molte volte, attraverso un PowerBook G4 Titanium.
È probabilmente uno degli ultimi modelli della serie Titanium, prima dell’adozione del design in alluminio nel 2003, anno in cui Death Note ha iniziato la pubblicazione.

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26 anni di mouse Apple

 Articolo pubblicato il 05/03/2009 che parla di Design,Novità 

Storie di Apple a Tech-it (Bo)Quanti modelli di mouse ha prodotto Apple?
E quale è stato il primo con la mela mordicchiata?
E il primo in assoluto?
E quali tecnologie usavano?
E Microsoft quando ha realizzanto un dispositivo del genere?

A queste ed altre domande ha risposto la presentazione di fine febbraio a Bologna dove si è tenuta la più recente tappa del tour di Storie di Apple, presso Tech-it a cui va un grosso grazie per la calorosa accoglienza.
Abbiamo ripercorso ventisei anni di storia di puntatori Apple (sì, uno prima dell’arrivo del Mac), spiegando e toccando con mano le differenze tra i vari modelli, il loro funzionamento e i tipi di connessione.

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Storie di Apple a Bologna

 Articolo pubblicato il 19/02/2009 che parla di Novità 

Ricordo l’appuntamento per il prossimo sabato, 21 febbraio, a Bologna per la prima tappa del tour 2009 di Storie di Apple.

SdA tour 2009 - BolognaL’incontro si terrà alle 17 presso presso Tech-it, che si trova in Viale della Repubblica, 21/B (e sul sito trovate le istruzioni su come arrivare sia in auto o con i mezzi pubblici).

Per l’occasione il rivenditore -che ringrazio per la disponibilità e complicità- sarà luogo di una presentazione inedita su retroscena e curiosità della storia di Apple seguita da qualche sorpresina finale.

L’argomento che affronteremo questa volta sarà il quarto di secolo (e passa) di mouse Apple ed in particolare del Macintosh, di cui ripercorremo le tappe salienti e sarà possibile toccare con con mano una serie di esemplari storici selezionati dalla collezione del sottoscritto.

Come in passato invito tutti gli appassionati Apple nonché di storia dell’informatica della zona ad assistere, discutere o semplicemente passare a salutare. ;-)

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Nome in codice: Topolino

 Articolo pubblicato il 19/03/2007 che parla di Design,Hardware,Personaggi 

Apple ADB Mouse II

Il mouse più riconoscibile della storia di Apple -e probabilmente dell’informatica sino ad oggi- porta la firma di Susanne Pierce fa parte dello stile di design “Espresso” in voga a Infinite Loop 1 nei primi anni ’90.

Noto ufficialmente come “Apple ADB Mouse II”, la rotondeggiante periferica fu messa in vendita all’inizio del 1993 ma fu ideata e raffinata tra il maggio e il dicembre 1991 ed è parte integrante di uno dei momenti più felici del design industriale Apple. Il gruppo di designer Apple dell’epoca si era concentrato sulla semplicità e familiarità delle forme, sull’impatto emotivo ma con notevole attenzione alle superfici, direttive note sotto il nome “Espresso” da una macchina da caffé italiana presente negli uffici dei designer.

Il nome in codice italiano del mouse non è un caso, come non è un caso la forma estremamente furba dell’oggetto, che racchiude i cardini di Espresso, ma è il frutto di molti mesi di lavoro e di una selezione tra ben 20 prototipi. La Pierce, che in seguito lavorò anche al Message Pad, sperimentò numerose varianti e modificò il modello scelto rendendolo il più essenziale possibile sia sotto l’aspetto estetico che quello produttivo nell’ottica di un oggetto che sarebbe divenuto “IL” mouse di Apple e prodotto in milioni di esemplari.

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