Dieci anni di iTunes (Music) Store

 Articolo pubblicato il 06/04/2014 che parla di Software 

Il 28 aprile del 2003 Steve Jobs salì sul palco del Moscone Center a San Francisco per presentare le ultime novità di Apple in campo musicale. La data e la presentazione sono diventate memorabili per il lancio dell’iTunes Music Store, mossa con cui Apple all’epoca si spinse ancora di più oltre gli angusti confini dei personal computer, entrando nell’ambito dei servizi.

iTunes Store market leaderIl Music Store fu inizialmente (e cautamente) offerto solo all’utenza statunitense in possesso di un Macintosh, ma nel giro di alcuni anni la sua crescita sarebbe andata oltre ogni previsione. Lo Store infatti sbaragliò i servizi digitali concorrenti, di cui oggi rimane ben poco, e superò uno dopo l’altro anche i rivenditori fisici, cambiando profondamente il mercato musicale e raggiungendo una posizione dominante che dopo un decennio ancora nessuno riesce a insidiare.

Il segreto di Apple consiste nell’aver puntato su un pubblico interessato ad acquistare (legalmente) brani “a là carte” invece che stipulare abbonamenti, e nell’aver costruito, pezzo dopo pezzo, “il primo ecosistema vero e completo per l’era della musica digitale” come lo descrisse Jobs in un’intervista dopo la presentazione.
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Il Macintosh di Prince in Graffiti Bridge

 Articolo pubblicato il 09/01/2012 che parla di Novità 

Nelle sequenze di apertura e chiusura di “Graffiti Bridge” Prince, regista e protagonista del film, viene mostrato intento a lavorare sulla sua musica, davanti allo schermo di un Macintosh compatto.

A Mac in Graffiti Bridge 01 zoomSe nel 1986, in “Purple Rain”, Prince componeva al pianoforte e con spartiti di carta, sei anni dopo, nel seguito non ufficiale del film, la tecnologia la fa ormai da padrone e il musicista di Minneapolis ha nel suo antro, la stanza sotto il palco del locale “Glam Slam”, un “computer for the rest of us”.

Anche se le riprese del Mac sono tutte nella semioscurità e la macchina da presa ci concede un primo piano solamente dello schermo, è evidente che si tratta di un modello compatto.
Proviamo a indovinare quale.

Cominciamo subito con lo scartare il Mac originale, del 1984, che con i suoi 8 MHz e soli 128k di RAM è sottodimensionato per fare musica. Lo stesso ragionamento si può fare per il Fat Mac, che è del 1985 ma che rispetto al primo Mac aveva solo più memoria RAM. Da scartare anche il Classic, che poteva montare sino a 1MB, ma che aveva sempre la stessa CPU e che soprattutto venne lanciato giusto un mese prima dell’uscita del film.

La rosa si riduce perciò a soli tre modelli: il Mac Plus, l’SE e l’SE/30. Fortunatamente nei pochi secondi in cui il Mac è ripreso si scorge un dettaglio che aiuta nell’identificazione: lo slot del drive per i floppy è in basso. Questo particolare esclude il Plus che come tutti i primi modelli aveva il drive in una posizione a metà tra base del computer e il bordo dello schermo. Di contro l’SE aveva un’ampia zona libera sotto lo schermo ornata da linee orizzontali di fuga e in cui poteva alloggiare anche un secondo drive.

È altamente probabile che quello che si vede nel film sia un Mac SE, messo in commercio nel marzo 1987, oppure il più potente SE/30, che è del gennaio 1989. Il Mac è nella versione a un solo floppy, quindi ha un disco fisso interno e uno esterno, su cui il Macintosh è poggiato.

Passiamo ora al software.
In un’inquadratura si vede abbastanza bene l’interfaccia del programma, un sequencer, nonché il titolo del brano a cui Prince sta lavorando, “Can’t Stop This Feeling I’ve Got”, incluso nella colonna sonora (ma non nel film).

A Mac in Graffiti Bridge 00

Purtroppo all’epoca il sistema operativo del Mac, il System, non indicava il nome del programma in esecuzione ma solamente l’icona, in alto a destra.

Mi è però venuto in aiuto l’amico Paolo Tramannoni che ha subito riconosciuto l’applicazione. Prince usa Performer della Mark of the Unicorn (MOTU). Il programma è nella sua versione MIDI-only e non potrebbe essere altrimenti dato che le funzioni per l’audio digitale sono arrivate proprio nel 1990, quando il software ha cambiato nome in Digital Performer.



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Steve Capps… Guitar Hero!

 Articolo pubblicato il 01/06/2010 che parla di Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 


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Steve Capps si diverte con JaminatorNel 1986, dopo aver abbandonato lo sviluppo del Macintosh e prima di intraprendere quello del Newton, Steve Capps si prese una “pausa estiva”.

Il risultato fu che in poche settimane sviluppò da solo ben tre software musicali per il Mac ed architettò un’innovativa quanto divertente chitarra virtuale.

Il più noto e importante dei tre software musicali era SoundEdit, passato alla storia come il primo editor audio grafico a larga diffusione per Macintosh. Per molti anni punto di riferimento per chi elaborava audio, SoundEdit fu commercializzato da Macromedia ma per il primo rilascio fu necessario aspettare quasi due anni. All’epoca in cui fu sviluppato il Macintosh non disponeva di un ingresso audio di fabbrica (e non ne avrebbe avuto uno sino al 1990) quindi SoundEdit esordì nel gennaio 1988 insieme a MacRecorder Sound System, un prodotto hardware della Farallon che aggiungeva l’agognato input.

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Apple Corps contro Apple

 Articolo pubblicato il 02/02/2009 che parla di Lo sapevate che... 

Dieci anni fa, il 4 febbraio 1989 Apple Corps, la holding dei Beatles che controlla anche la loro etichetta Apple Records, fece causa per la seconda volta a Apple Computer, accusandola di aver violato i termini di un accordo del 1981 sulla coesistenza dei rispettivi trademark.

Apple Corps logoL’accordo era il risultato di una causa del 1978 ai danni di Apple Computer per cui quest’ultima dovette pagare 80’000 dollari e acconsentire di non operare nel settore musicale mentre Apple Corps sarebbe rimasta fuori da quello informatico.

Ma nel 1986 Apple aggiunse funzionalità MIDI e di registrazione audio ai suoi computer e l’azione legale menzionava esplicitamente il Mac Plus, il Mac SE e il Mac II, l’Apple IIGS, un kit di upgrade Apple IIe nonché il lettore AppleCD SC e l’Apple MIDI. Nonostante Apple affermasse di non aver violato i termini nell’ottobre 1991 acconsentì a risolvere la questione pagando 26,5 millioni di dollari e negli anni seguenti vigilò su ogni possibile infrazionie, per quanto piccola, dato che le era proibito usare il trademark in “opere creative il cui contenuto principale è la musica”.

Il 12 settembre 2003, Apple Corps/Records fece nuovamente causa ad Apple Computer. Questa volta era sotto accusa l’uso del nome “Apple” in congiunzione all’iTunes Music Store. Nel 2006 però la corte si pronunciò a favore della Apple Computer affermando che “non è stato dimostrata alcuna infrazione dell’accordo sul trademark”.
La Apple Corps tuttavia non accettò la decisione e annunciò di voler fare ricorso: la questione fu risolta una volta per tutte il 5 febbraio 2007 quando le due Apple annunciarono un nuovo accordo. I termini esatti non furono mai divulgati ma da allora la Apple Inc. (che da gennaio era priva del termine “Computer” nella sua ragione sociale) è la sola e unica detentrice del marchio “Apple” e ne avrebbe concesso alcuni usi alla Apple Corps.

Il logo Apple è tratto da Wikipedia.



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“The Perfect Thing”

 Articolo pubblicato il 30/01/2009 che parla di Letture,Personaggi 

“The Perfect Thing: How the iPod Shuffles Commerce, Culture, and Coolness”
Autore: Steven Levy
Editore: Simon & Schuster
Altre informazioni: 304 pp
Lingua: inglese
Disponibile in versione cartacea su Amazon, formato digitale
per Kindle e per i dispositivi Apple su su iBooks Store.

Il libro è stato tradotto (con qualche incertezza) anche in italiano e pubblicato da Sperling & Kupfer solo in versione cartacea come “Semplicemente perfetto”.

The Perfect Thing: How the iPod Shuffles Commerce, Culture, and Coolness Il nome di Steven Levy dovrebbe essere familiare agli appassionati di Apple oltre che a quelli di informatica. Suo è il memorabile “Insanely Great” e con questo libro del 2007 ha affrontato un altro, più recente mito targato Apple, quello dell’iPod.

In “The Perfect Thing”, Levy ricostruisce la genesi dell’iPod dalla progettazione fatta in gran segreto alla trasformazione del lettore in un fenomeno culturale e commerciale di massa.

Particolarmente affascinante è l’attenzione prestata ai “padri dell’iPod” ed in generale all’evoluzione della tecnologia degli mp3 player e della musica digital online. Abbiamo così una ricostruzione del ruolo di Tony Fadell e Jon Rubinstein, dell’acquisizione di Sound Jam e la trasformazione in iTunes ma anche informazioni storiche sui primi walkman digitali come il Diamond Rio e chiacchierate con pionieri come Michael Robertson.

Il libro scorre ed è discretamente avvincente, costellato di curiosità e retroscena, risultando leggibile sia tutto d’un fiato che per capitoli. Levy inoltre prova ad andare al di là della mera storia dell’iPod, soffermandosi sulla funzione pseudo-casuale Shuffle o sul rapporto personale degli utenti con l’iPod. Purtroppo il risultato non è dei migliori e invece di arricchire il quadro queste parti risultano delle simpatiche ma tutto sommato superflue divagazioni in un libro per il resto di buon livello.



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Wendy and Lisa e i Mac

 Articolo pubblicato il 13/01/2009 che parla di Lo sapevate che...,Personaggi 

Wendy and Lisa - black MacBook
Il Macintosh è uno strumento chiave per le musiciste Wendy Melvoin and Lisa Coleman, note per la collaborazione con Prince.

Negli ultimi anni il duo ha lavorato a diverse sonorizzazioni di film e serie televisive e i prodotti di Apple hanno giocato un ruolo importante.
Un esempio lampante è il serial Heroes la cui musica di sottofondo è

suonata interamente dalla Melvoin e dalla Coleman ed è realizzata grazie a tre Mac Intel ed un sistema di dischi RAID.

Nell’immagine -tratta da uno speciale “dietro le quinte” su Heroes- si vede Lisa suonare la tastiera osservando il filmato e Wendy usare un MacBook nero.



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Dave Stewart, Power fan

 Articolo pubblicato il 14/09/2007 che parla di Design,Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

Dave Stewart è un musicista, compositore e cantante britannico noto sopratutto per il duo Eurhythmics che ha fondato e portato al successo con la cantante Annie Lennox.

Stewart è anche un fan ed utente appassionato di lunga data dei Macintosh e ne é stato testimonial, sia direttamente che indirettamente.
Nel 1993 fu infatti protagonista di uno degli spot per l’allora nuova generazione di Power Macintosh, basati sui chip RISC del consorzio fondato da Apple con IBM e Motorola (e noto anche come AIM dalle iniziali).

Nel filmato, che gioca come gli altri sulla definizione del termine “Power”, Stewart si autodefinisce “cultural engineer”, “ingegnere culturale” appare in varie manipolazioni grafiche e interagisce in vario modo tra cui suonando dentro e fuori lo schermo la breve colonna sonora dominata dalla sua chitarra elettrica.

Dave Stewart digita sul suo PowerBookQualche anno dopo, per l’esattezza nel 1995, Stewart appare con un cameo nel film avventuroso fantascientifico “Hackers”. Nel film, come testimoniano anche i credits finali, Stewart figura nel pittoresco ruolo di “London Hacker”.

Nella scena clou (a dire il vero un po’ pacchiana) in cui i protagonisti della pellicola sferrano un attacco ad un sistema informatico, lo fanno con l’aiuto di vari personaggi da Russia, Giappone, Italia e Inghilterra. È proprio Stewart il primo ad essere contattato e risponde alla chiamata sul suo cellulare da un caffé all’aperto a Londra solo per lanciarsi poco dopo a digitare furiosamente sul suo portatile Powerbook.



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