Dischi, filesystem e Mac – Intervista a Drew Thaler (seconda parte)

 Articolo pubblicato il 30/10/2007 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Dopo la prima ecco di seguito la seconda parte dell’intervista con Drew Thaler, che ringraziamo per la disponibilità:

SdA:Cosa pensi del filesystem HFS+ di Apple?
DT:Penso sia un bel filesystem che si è adattato particolarmente bene alle esigenze. HFS fu rilasciato nel 1985, quando l’hard disk più capiente era da 20 MegaByte. HFS+ aveva qualche aggiustamento (supporto Unicode, l’aumento della dimensione massima di un file, etc) ma è praticamente lo stesso concetto. Nel 2003 fu aggiunto il journaling, molto importante per allungargli ulteriormente l’esistenza. Oggigiorno i server di fascia alta con Mac OS X usano HFS+ su Raid da 20 TeraByte, un milione di volte tanto gli hard disk per cui fu inizialmente progettato!

ZFSSdA: Nell’ultimo anno ci sono state molte voci riguardo Mac OS X e ZFS. Qual’è la tua opinione al riguardo? Pensi che Apple migrerà da HFS+ a ZFS, o che dovrebbe farlo?
DT: Penso che ZFS sia ottimo (e ne ho scritto parecchio nel mio blog ultimamente in “ZFS hater redux”.
La differenza tra HFS+ e ZFS è molto simile alla differenza tra Mac OS 9 e Mac OS X: è il futuro! ZFS fa molte cose che HFS+ non può fare: integrità dei dati end-to-end, storage pools snapshots, migliore caching e prefetching, file sparse, compressione, smistamento e priorità dell’I/O e altro ancora.
ZFS sta inoltre preparandosi a diventare uno standard comune di filesystem Unix: è open-source e molti altri sistemi Unix o Unix-like (Solaris, FreeBSD, NetBSD, Linux) lo supportano o stanno lavorando per farlo. Il beneficio di uno standard comune è enorme, perché permetterebbe di lavorare tutti insieme per il miglioramento del futuro dell’informazione (storage).

Disk Utility - ZFSPenso che col tempo Apple si convertirà inevitabilmente a ZFS. Non sarà un cambiamento improvviso, ma piuttosto graduale, proprio come quando fu introdotto HFS+. È stato già detto spesso che Leopard include il supporto ZFS in sola lettura. Non ci vorrà molto perché compaia il supporto in lettura-scrittura, e col tempo i nuovi Mac potranno fare il boot da ZFS. In due o tre anni (2009 o 2010) probabilmente avremo i primi Mac con ZFS come filesystem di fabbrica.

SdA:Una delle mancanze più sentite di Mac OS X, parlando di filesystem, è quella del supporto pieno ed ufficiale dell’ext3 di Linux e di NTFS di Microsoft. Qual’è la tua opinione e, se ne sai qualcosa, qual’era o è la posizione di Apple al riguardo?
DT: È una mia congettura, ma penso che il motivo per cui Apple non supporti in modo completo ed ufficiale ext3 e NTFS è in parte una questione di risorse: sarebbe molto costoso in termini di tempi di ingegnerizzazione, e il ritorno di un tale investimento sarebbe minimo. La maggior parte dei clienti Apple non userebbe mai nessuno dei due.

NTFS è un problema particolare perché non si tratta di uno standard aperto e pubblicato. Microsoft può cambiarlo quando vuole e senza alcun avvertimento. Se Apple fornisse supporto di scrittura su NTFS, il prossimo cambiamento apportato da Microsoft lo renderebbe incompatibile con Mac OS X. Immagini quanti problemi e cattiva pubblicità per Apple se (Mac) OS X danneggiasse accidentalmente i dischi NTFS montati?

USB logoSdA:Vedo che hai lavorato ai driver di “alcune delle prime memorie di archiviazione USB e FireWire”. Quali pensi siano i vantaggi di FW rispetto ad USB? Ce ne sono? Pensi che Apple stia abbandonando FW?
DT: Dal punto di vista dell’utente c’è poca differenza. Hanno velocità simili, sono entrambi inseribili ed estraibili “a caldo”, e quello che puoi fare con uno di solito puoi farlo con l’altro. A dire il vero USB è generalmente in vantaggio perché attualmente universale sul mercato dei PC, ha un unico connettore (FireWire 400 ha un connettore diverso da FireWire 800), ed è un po’ più economico per il produttore.

FireWire logoLa differenza principale tra i due è che USB è pilotata dall’host, mentre FireWire è peer-to-peer. In una rete USB tutte le comunicazioni vengono instradate per il computer host, proprio come il web server di Storie di Apple è il punto centrale che connette gli autori e i lettori del sito. Ma in una rete FireWire qualsiasi dispositivo può comunicare direttamente con qualsiasi altro, non c’è neppure bisogno che ci sia un computer. Quindi, per esempio, una videocamera può dialogare direttamente con un hard disk senza un computer in mezzo. Questo rende FireWire più potente, ma anche molto più complicato.

Qualunque sia la ragione, la tendenza sembrerebbe essere che i componenti audio-video di fascia alta abbiano adottato FireWire, mentre la maggior parte delle periferiche di fascia bassa siano fornite di USB.

SdA:Come riassumeresti gli anni di lavoro in Apple?
DT: Divertenti e a volte frustranti.
Divertenti perché c’è molta gente brillante che lavora lì e si ha la possibilità di creare della bella tecnologia. Ma può essere frustrante perché ci sono molte dinamiche interne che non sono normalmente visibili dal mondo esterno.

Conosci quel detto secondo il quale una società prende un po’ della personalità del suo direttore generale? Come Steve Jobs, Apple è brillante. Ma la sua struttura amministrativa è molto gerarchica e concentrata sul potere, spesso paranoica e riservata anche con gli stessi dipendenti. Non sempre sembra che tutti giochino nella stessa squadra. Questo la rende un ambiente impegnativo in cui crescere. Penso sia un po’ come andare “dietro le scene” di DisneyWorld (o Edenlandia, o roba del genere): una volta che sai come funziona un po’ della magia svanisce :-)

SdA:Cosa fai adesso? Ha a che fare con quello che hai fatto in Apple?
DT: Lavoro per Sony Computer Entertainment America (SCEA) su di un filesystem per giochi per PlayStation 3. Quello che faccio è sopratutto cercare di far caricare più velocemente i giochi dal disco Blu-Ray: compressione, ordinamento I/O e cache su hard disk tra le altre cose. In un certo senso è il contrario di quanto ho fatto in Apple: con DiscRecording lavoravo per mettere roba su dischi ottici, e ora lavoro per tirarla fuori.

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di ,
 
10 commenti  

Rapsodia di una migrazione: la folle corsa

 Articolo pubblicato il 15/10/2007 che parla di Eventi,Hardware,Personaggi,Software 

Rhapsody in fase di avvioUn dato importante è che la disponibilità di una DR1 prima sul palco del WWDC a settembre e poi nelle mani degli sviluppatori terzi a ottobre del 1997 fu il risultato di una serratissima tabella di marcia a Infinite Loop.

Per ricostruire gli sforzi fatti ed il clima frenetico ci viene in aiuto una preziosa testimonianza dal già citato Eryk Vershen che finì per essere coinvolto direttamente nello sviluppo di Rhapsody:

A Michael Burg fu assegnato il ruolo di sviluppatore capo per il porting di OpenStep su PowerPC perché era l’unica persona in Apple o NeXT che avesse una lunga esperienza sia con Mach che PowerPC. Ma Michael, esausto, diede le dimissioni nel gennaio 1997.
A questo punto toccò a me perché anche se non avevo molta esperienza con Mac e PowerPC ero disponibile e avevo molta esperienza con Unix e lo sviluppo di nuovi sistemi [operativi] su hardware nuovo.

OpenStepC’erano diversi sforzi che procedevano in parallelo: io e Umesh Vaishampayan (di NeXT) avevamo il compito di fare il porting della versione più recente di OpenStep su PowerPC, cosa che facemmo perlopiù approfittando di tutto ciò che si poteva da MkLinux. Nel frattempo una squadra di gente di NeXT convertiva OpenStep dal BSD 4.3 al 4.4 e una squadra Apple lavorava alla Blue Box (e cioé Mac OS emulato come singolo processo). Umesh ed io eravamo stati incaricati di creare un kernel più o meno stabile il più presto possibile così che il team della Blue Box potesse avere qualcosa per fare dei test.

Mentre Umesh ed io mettevamo insieme qualcosa più velocemente che potevamo, una squadra più numerosa veniva creata come nostro supporto per aggiustare e rifinire tutte le cose che stavamo ignorando nella nostra folle corsa verso un prompt. In qualche modo riuscimmo a mettere tutto insieme in tempo per il WWDC.
Io finii per lasciare Apple nel 1998, ormai esausto.

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , ,
 
1 commento  

Rapsodia di una migrazione: da OpenSTEP a Rhapsody

 Articolo pubblicato il 14/10/2007 che parla di Eventi,Personaggi,Software 

Il rilascio nell’autunno del 1997 di Rhapsody rappresenta un importante passo intermedio verso il sistema operativo poi noto come Mac OS X.

Rhapsody DR1 CD 2In realtà i confini tra il sistema operativo offerto da NeXT e ciò che Apple avrebbe poi proposto nel 2001 a tutta la sua utenza sono molto sfocati. C’è addirittura chi, come Eryk Vershen, non vede differenze sostanziali tra Rhapsody e Mac OS X dato che il “core OS è in entrambi i casi un misto di [kernel] Mach e BSD”.

Il lavoro per il nuovo Mac OS prese il via dalla collaborazione degli ingegneri NeXT con il team (Mk)Linux di Apple per realizzare il porting su hardware PowerPC di una versione di OpenStep interna e mai rilasciata commercialmente. Le Developer Release di Rhapsody e poi le due versioni di Mac OS X Server hanno infatti anche una numerazione secondaria non ufficiale che di fatto si interseca e prosegue quella di OpenSTEP interrotta con la 4.x da cui si passa alla 5 (Rhapsody DR1) arrivando sino alla 5.6 (Mac OS X Server 1.2).

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
1 commento  

Rapsodia di una migrazione

 Articolo pubblicato il 13/10/2007 che parla di Eventi,Software 

Il 13 ottobre del 1997 Apple annunciava la disponibilità della prima versione per sviluppatori del suo nuovo sistema operativo, Rhapsody dopo averne mostrato le (prime) meraviglie il mese precedente alla consueta manifestazione WWDC (WorldWide Developer’s Conference).

Il CD-Rom della DR1Rhapsody DR1 (abbreviazione che sta per Developer Release 1) arrivò solo sette mesi dopo l’acquisizione e fusione di Apple con NeXT sul cui sistema operativo si basava.

Il futuro del Mac OS fu distribuito a 10’000 sviluppatori in un’anteprima più unica che rara: si trattava dell’offerta di un sistema operativo distinto per i server e le aziende mentre il mercato consumer sarebbe stato servito da quel Mac OS 8 rilasciato pochi mesi prima e che includeva i rimasugli utilizzabili della precedente ed abbandonata strategia di Cupertino, Copland.

struttura modulare di Rhapsody per hardware Power PC

Avie Tevanian, responsabile del Software Engineering di Apple (e architetto capo del NextStep e OpenStep) all’epoca sottolineò in alcune dichiarazioni i tempi estremamente ridotti della consegna della versione preliminare e la potenza di Rhapsody come ambiente di sviluppo per nuovi software nelle aziende e nel settore della formazione.

L’uso della DR1 richiedeva uno dei seguenti modelli di Power Macintosh con bus PCI: 8500, 8600, 9500 and 9600. Nei mesi successivi sarebbero state rilasciata altre versioni preliminari con supporto per altri tipi di Macintosh e sopratutto per PC con processori x86 nonché per Windows del solo ambiente di sviluppo Yellow Box da cui deriva l’attuale Cocoa.

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
4 commenti  

I sopravvissuti di Pink. Anzi, di Clyde.

 Articolo pubblicato il 24/09/2007 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Pink era il nome in codice di un ambizioso quanto sfortunato progetto (uno dei tanti) di riscrittura del sistema operativo dei Macintosh.

I survived ClydeNella fase iniziale lo sviluppo di Pink fu avviato in una sede distaccata e lontana ben sette miglia dal campus Apple. Questa era nota come “Clyde”, per la tradizione dell’azienda di chiamare le sedi con il nome della strada in cui erano situate (un altro esempio era Bandley, da Bandley Drive).

Quando gli sviluppatori di Pink fecero il loro ritorno al campus Apple durante uno dei tanti riassestamenti e cambi di direzione, realizzarono una sarcastica maglietta commemorativa da post-catastrofe in cui, giusto per mantenere il clima di segretezza attorno al progetto, si autodefinirono come i “sopravvissuti di Clyde”.

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di ,
 
Avete dei commenti?  

Slackintosh reborn – An Interview with Adrian Ulrich

 Articolo pubblicato il 19/09/2007 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Slackintosh was a little-known PPC port of Slackware Linux which after some years of development was put on indefinite hiatus.

MacinTuxAdrian Ulrich has recently restarted the project and is again providing (together with Marco Bonetti) a Slackware distribution for Apple (and non-Apple) RISC-powered hardware. We contacted him for a short interview to ask him what happened, what is his role and what is the distribution’s status.

Storie di Apple: A couple of years ago Slackintosh seemed to have been shelved. What happened? How and when did you picked up the project? And is there any contact or relationship with the previous maintainer?
Adrian Ulrich: I’ve been using Slackintosh 8.1 (after ditching Yellow Dog Linux and Debian) and soon upgraded it to the unfinished 9.1 and started to build my own Packages for 9.1. Later i’ve realized that Russel had stopped working on the project so i contacted him via e-mail and offered my help. While waiting for a response i’ve started to rebuild everything from scratch using Slackware 10.1. After a few weeks, i still didn’t hear anything from Russel so i uploaded my stuff to a server i own and announced my 10.1 version in a newsgroup and a few slackware-related forums. (Well: I did get a response from Russel after 10.1 has been released ;-) )

SdA: What kind of user is Slackintosh for and how many are using it? And what are its perspectives and chances after Apple has switched from PPC to Intel CPUs?
AU: Slackintosh is made for experienced Linux-users and Slackware users who own PowerPC hardware.
It is still useful even after the switch to x86 CPUs: Apples PowerPC support for OSX is not infinite, but with a free Operating System (such as Slackintosh) support will be thereas long as people use the hardware.

SdA: What’s the best (i.e. most easy/supported) Apple hardware to try and use Slackintosh?
AU: Even without Apple there is still a lot of interesting PowerPC based
hardware. I’ve been using Slackware 10.2 on the Nintendo Gamecube a few months ago. A Wii port would be interesting…

SdA: How would you sum up these years as maintainer of the Slackintosh project?
AU: I’ve learned a lot about the ‘inner workings’ of a Linux/Unix system.
Building stuff like glibc, compilers and X.org is not much fun but educating :-)

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , ,
 
2 commenti  

La rinascita di Slackintosh – Intervista a Marco Bonetti

 Articolo pubblicato il 18/09/2007 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Un ruolo importante nel rilancio di Slackintosh è ricoperto dall’italiano Marco Bonetti che è ovviamente utente Apple oltre che appassionato Linux.

Slackintosh con il Window Manager KDEDopo quella a Adrian Ulrich ecco perciò qualche domanda e risposta anche con Marco, che ringraziamo oltre che per il lavoro che sta facendo anche per la disponibilità a coordinare queste interviste sulla rinascita di Slackintosh.

Storie di Apple: Un paio d’anni fa Slackintosh sembrava avesse tirato i remi in barca. Cosa è successo?
Marco Bonetti: Slackintosh aveva tirato i remi in barca :-)
Dopo una ottima e completa Slackintosh 8.1, Russel Kroll ha provato a rilasciare una 9.1, fermando il lavoro praticamente all’inizio (erano disponibili i pacchetti fondamentali dei set a/ e d/, qualcosa di l/ e non molto altro).

Storie di Apple:Come e quando sei subentrato?
Marco Bonetti: Durante il 2004 stavo usando il ramo unstable di gentoo/ppc, viaggiando ancora con il 56K al tempo mi affidavo alla rete della mia università per scaricare gli aggiornamenti giornalieri. Dopo i mesi della pausa estiva, mi sono ritrovato con circa 2GB di aggiornamenti da scaricare e compilare, che mi hanno fatto decidere rapidamente di cambiare distribuzione. Fino all’inizio del 2005 è stato un continuo test di distribuzioni per PowerPC, oscillando tra l’appena nata Ubuntu e la YDL, purtroppo nessuna di quella mi forniva lo stesso “feeling” che avevo con la Slackware di casa.
Da qui la decisione: dopo aver re-installato una gentoo minimale ho creato una chroot dove installare i pacchetti Slackintosh ancora disponibili e mi sono dato all’aggiornamento del lavoro interrotto, per poi passare a una Slackintosh vera e propria, sfortunatamente senza cd di installazione (usavo ancora quello della gentoo, ma non ditelo ad Adrian :-P ).
È stato un mio amico che mi ha fatto notare come ci fosse qualcun altro che stesse facendo il mio stesso medesimo lavoro, al che intorno ad aprile 2005 ho scritto una mail ad Adrian: lui aveva un cd bootabile e un sito, io i pacchetti mancanti, la collaborazione è stata immediata.

SdA: Che rapporto c’è con i curatori precedenti?
MB: Kroll l’abbiamo contatto sia individualmente durante le nostre
sperimentazioni, sia in seguito, quando il progetto cominciava a crescere, a quel punto ci ha affidato la completa direzione dei lavori, come potete notare dalla vecchia pagina http://slackintosh.exploits.org/ [che ridireziona a quella nuova, ndSdA]
Da allora non l’ho più sentito, ma devo ammettere che se non avesse iniziato e lasciato un lavoro incompiuto per i posteri, probabilmente non avrei mai deciso di prendere questa strada :-)

SdA: A chi si rivolge Slackintosh?
Slackintosh con il Window Manager GnomeMB: Slackintosh (quella nuova) si rivolge a tutti i possessori di un computer Apple di tipo New World a 32 bit, tecnicamente i programmi sono pienamente compatibili anche con gli Apple Old World, la PlayStation 3 e tutte le altre macchine powerpc come gli IBM pSeries o le EFIKA evaluation boards della Genesi. Sfortunatamente l’hw a nostra disposizione si limita al primo tipo di macchine descritto, quindi possiamo fornire supporto per il boot solo su quelle, ma una volta avviato un kernel sopra le altre macchine non c’è alcuna limitazione per l’esecuzione dei nostri programmi. Un nostro utente è riuscito ad avviare Slackintosh su un G3 Old World via bootx, sfortunatamente non si è più fatto sentire :( un howto sarebbe stato veramente utile.

SdA: Che prospettive ha dopo l’abbandono di Apple dei processori PowerPC?
MB: Come ex-Apple fan boy sono un po’ scontento del passaggio a Intel: i PowerPC sono più lenti ma i loro consumi sono estremamente più bassi. Al contrario, come sviluppatore, sono decisamente favorevole: il passaggio a Intel significa una crescita del nostro bacino di utenze e delle altre (poche) distribuzioni per PowerPC.

SdA: Quanti sono gli utenti? Di che tipo?
MB: purtroppo non so quantificare la nostra utenza. Da quello che vedo il nostro utente medio è un utente Slackware che vuole ottenere lo stesso “feeling” su una macchina Apple. Siamo una distribuzione ancora di nicchia ma ho avuto l’impressione che con l’uscita della Slackintosh 12.0 ci sia stata una forte crescita delle richieste manon so dirti perché.

SdA: Arriva feedback? Di che tipo?
MB: Il feedback ha intesità variabile: la comunità non è ancora cresciuta al punto di auto-aiutarsi attraverso la mailing list utenti, ma quando qualcuno ha bisogno di aiuto per sperimentare, il dialogo è molto fitto: queste “fiammate” di interesse ci hanno permesso di portare avanti alcuni progetti molto interessanti, come il tuning del nostro kernel di default per poter bootare gli xserve, la creazione di una toolchain biarchitettura a 32bit e a 64bit per i G5 o il boot sul G3 Old World di cui dicevo prima.
Credo che il lavoro più interessante sia anche stato quello fatto da Thorsten, un nostro utente, con il port del progetto Freerock GNOME, seguito a ruota da un gruppetto di utenti che nella migliore tradizione Slackware mettono a disposizione repository personali con SlackBuild e pacchetti precompilati.

SdA: Per chi volesse provare o usare Slackintosh, qual’è l’hardware Apple più adatto?
MB: Sicuramente un New World, dal G3 in poi vanno bene tutti. Se si ha voglia di sperimentare basta una scheda madre con un processore PPC di qualsiasi tipo :-)

SdA: Qual’è un tuo consuntivo di questio periodo di cura del progetto?
MB: Ottimo: usare una distribuzione che si è costruita con le proprie mani ti fa sentire veramente bene, sapere che qualcun altro la trova utile non ha prezzo :-)

Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , ,
 
3 commenti  


 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin