Rapsodia di una migrazione: la folle corsa

 15/10/2007 - Archiviato in: Eventi,Hardware,Personaggi,Software 

Rhapsody in fase di avvioUn dato importante è che la disponibilità di una DR1 prima sul palco del WWDC a settembre e poi nelle mani degli sviluppatori terzi a ottobre del 1997 fu il risultato di una serratissima tabella di marcia a Infinite Loop.

Per ricostruire gli sforzi fatti ed il clima frenetico ci viene in aiuto una preziosa testimonianza dal già citato Eryk Vershen che finì per essere coinvolto direttamente nello sviluppo di Rhapsody:

A Michael Burg fu assegnato il ruolo di sviluppatore capo per il porting di OpenStep su PowerPC perché era l’unica persona in Apple o NeXT che avesse una lunga esperienza sia con Mach che PowerPC. Ma Michael, esausto, diede le dimissioni nel gennaio 1997.
A questo punto toccò a me perché anche se non avevo molta esperienza con Mac e PowerPC ero disponibile e avevo molta esperienza con Unix e lo sviluppo di nuovi sistemi [operativi] su hardware nuovo.

OpenStepC’erano diversi sforzi che procedevano in parallelo: io e Umesh Vaishampayan (di NeXT) avevamo il compito di fare il porting della versione più recente di OpenStep su PowerPC, cosa che facemmo perlopiù approfittando di tutto ciò che si poteva da MkLinux. Nel frattempo una squadra di gente di NeXT convertiva OpenStep dal BSD 4.3 al 4.4 e una squadra Apple lavorava alla Blue Box (e cioé Mac OS emulato come singolo processo). Umesh ed io eravamo stati incaricati di creare un kernel più o meno stabile il più presto possibile così che il team della Blue Box potesse avere qualcosa per fare dei test.

Mentre Umesh ed io mettevamo insieme qualcosa più velocemente che potevamo, una squadra più numerosa veniva creata come nostro supporto per aggiustare e rifinire tutte le cose che stavamo ignorando nella nostra folle corsa verso un prompt. In qualche modo riuscimmo a mettere tutto insieme in tempo per il WWDC.
Io finii per lasciare Apple nel 1998, ormai esausto.


Rapsodia di una migrazione: da OpenSTEP a Rhapsody

 14/10/2007 - Archiviato in: Eventi,Personaggi,Software 

Il rilascio nell’autunno del 1997 di Rhapsody rappresenta un importante passo intermedio verso il sistema operativo poi noto come Mac OS X.

Rhapsody DR1 CD 2In realtà i confini tra il sistema operativo offerto da NeXT e ciò che Apple avrebbe poi proposto nel 2001 a tutta la sua utenza sono molto sfocati. C’è addirittura chi, come Eryk Vershen, non vede differenze sostanziali tra Rhapsody e Mac OS X dato che il “core OS è in entrambi i casi un misto di [kernel] Mach e BSD”.

Il lavoro per il nuovo Mac OS prese il via dalla collaborazione degli ingegneri NeXT con il team (Mk)Linux di Apple per realizzare il porting su hardware PowerPC di una versione di OpenStep interna e mai rilasciata commercialmente. Le Developer Release di Rhapsody e poi le due versioni di Mac OS X Server hanno infatti anche una numerazione secondaria non ufficiale che di fatto si interseca e prosegue quella di OpenSTEP interrotta con la 4.x da cui si passa alla 5 (Rhapsody DR1) arrivando sino alla 5.6 (Mac OS X Server 1.2).


Rapsodia di una migrazione

 13/10/2007 - Archiviato in: Eventi,Software 

Il 13 ottobre del 1997 Apple annunciava la disponibilità della prima versione per sviluppatori del suo nuovo sistema operativo, Rhapsody dopo averne mostrato le (prime) meraviglie il mese precedente alla consueta manifestazione WWDC (WorldWide Developer’s Conference).

Il CD-Rom della DR1Rhapsody DR1 (abbreviazione che sta per Developer Release 1) arrivò solo sette mesi dopo l’acquisizione e fusione di Apple con NeXT sul cui sistema operativo si basava.

Il futuro del Mac OS fu distribuito a 10’000 sviluppatori in un’anteprima più unica che rara: si trattava dell’offerta di un sistema operativo distinto per i server e le aziende mentre il mercato consumer sarebbe stato servito da quel Mac OS 8 rilasciato pochi mesi prima e che includeva i rimasugli utilizzabili della precedente ed abbandonata strategia di Cupertino, Copland.

struttura modulare di Rhapsody per hardware Power PC

Avie Tevanian, responsabile del Software Engineering di Apple (e architetto capo del NextStep e OpenStep) all’epoca sottolineò in alcune dichiarazioni i tempi estremamente ridotti della consegna della versione preliminare e la potenza di Rhapsody come ambiente di sviluppo per nuovi software nelle aziende e nel settore della formazione.

L’uso della DR1 richiedeva uno dei seguenti modelli di Power Macintosh con bus PCI: 8500, 8600, 9500 and 9600. Nei mesi successivi sarebbero state rilasciata altre versioni preliminari con supporto per altri tipi di Macintosh e sopratutto per PC con processori x86 nonché per Windows del solo ambiente di sviluppo Yellow Box da cui deriva l’attuale Cocoa.


I sopravvissuti di Pink. Anzi, di Clyde.

 24/09/2007 - Archiviato in: Lo sapevate che...,Software 

Pink era il nome in codice di un ambizioso quanto sfortunato progetto (uno dei tanti) di riscrittura del sistema operativo dei Macintosh.

I survived ClydeNella fase iniziale lo sviluppo di Pink fu avviato in una sede distaccata e lontana ben sette miglia dal campus Apple. Questa era nota come “Clyde”, per la tradizione dell’azienda di chiamare le sedi con il nome della strada in cui erano situate (un altro esempio era Bandley, da Bandley Drive).

Quando gli sviluppatori di Pink fecero il loro ritorno al campus Apple durante uno dei tanti riassestamenti e cambi di direzione, realizzarono una sarcastica maglietta commemorativa da post-catastrofe in cui, giusto per mantenere il clima di segretezza attorno al progetto, si autodefinirono come i “sopravvissuti di Clyde”.

Tags: ,
Commenti?


 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin