Gestire l’interazione – Intervista a Bruce Horn
La carriera di Bruce Horn è lunga e prestigiosa e comincia allo Xerox Parc. Qui, da studente, ha contribuito allo sviluppo software dei sistemi grafici lavorando in e su Smalltalk, seminale linguaggio (ed ambiente) di programmazione. Dal 1981 al 1983 è stato in Apple nel team che ha creato il Macintosh: Bruce è stato il progettista e principale sviluppatore del Finder e del sistema di metadati tipo/creatore per file e programmi e del Resource Manager.
Più avanti, alla fine degli anni ’80 Bruce ha contribuito al progetto Newton ed ha fatto parte del prestigioso gruppo di ricerca ATG (Advanced Technology Group) ed ha contribuito anche dall’esterno al mondo Mac, ad esempio lavorando presso Adobe ad uno spooler per la stampante LaserWriter di Apple.
Verso la fine degli anni ’90 ha rivelato che stava sviluppando in maniera indipendente iFile, un’interfaccia rivista e corretta per Macintosh per la gestione dei file basato sui metadati.
In occasione del venticinquennale della nascita del Macintosh abbiamo contattato Bruce che -con grande disponibilità- ha ripercorso le sue esperienze dentro e fuori Apple.
Ecco di seguito cosa ci ha raccontato.
Storie di Apple: Quali sono i ricordi più belli che hai del lavoro sul Macintosh?
Bruce Horn: Il lavorare con Andy [Hertzfeld], Steve Capps, Steve Jobs, Larry e Patti King, Bill Atkinson e gli altri del Mac software team, ma anche Chris Espinosa, Caroline Rose e gli altri dell’incredibile Publications group. Ci vorrebbe una pagina intera per elencare tutte le persone eccezionali con cui ho avuto il piacere di lavorare sul Mac.
SdA: Ci sono eventi strani o curiosi a cui hai assistito o che ti hanno visto protagonista?
BH: Sono tante e consiglio di leggere il bellissimo libro di Andy ["Revolution In The Valley", ndr]!
SdA: Pensi che lo spirito originario del Macintosh sia ancora presente nell’offerta attuale di Apple?
BH: Assolutamente sì. Il “look and feel” del primo Mac è in gran parte ancora presente e anzi, è stato drammaticamente accresciuto. Ritengo che lo spirito sia stato mantenuto e si sia evoluto nel corso degli anni. Si può ancora riconoscere un Mac come tale e distinguerlo da un PC grazie alla sua singolare) combinazione di facilità, semplicità, potenza e piacere nell’uso.
[continua la lettura della storia]
La rivoluzione mancata
Il 21 gennaio del 1983 Apple lanciava sul mercato due nuovi computer agli antipodi in quanto a filosofia e obiettivi ma anche di accoglienza del pubblico.
Si trattava dell’Apple IIe e del Lisa, proposti rispettivamente a 1395 e 9995 dollari.
Come fa notare Owen Linzmayer nel suo “Apple Confidential” il pubblico preferì l’approccio “evolutivo” dell’Apple IIe a quello “rivoluzionario” del Lisa.
L’Apple IIe fu il computer della serie Apple che ebbe più successo in assoluto per l’azienda rimanendo in vendita per più di 10 anni proprio perché non offriva nulla di radicalmente nuovo ma migliorava varie caratteristiche (Rom, Ram, espandibilità) di una formula già apprezzata.
Il Lisa invece, nato come progetto ben cinque anni prima, nel 1978, mancò clamorosamente sia il suo mercato, quello dell’utenza d’ufficio, che il suo lodevole obiettivo, la diffusione dell’interfaccia grafica ispirata dalle ricerche allo Xerox PARC.
L’insuccesso però conteneva i germi della seconda rivoluzione di Apple (e di tutto il settore): il suo sviluppo rappresentò internamente sia il fertile humus per lo sviluppo di menù, icone, mouse che un contraltare concettuale, strategico e commerciale per il Macintosh, esemplificato anche dalla sua forma compatta e verticale invece che orizzontale.
Il piccolo Mac, esordendo pochi mesi dopo, realizzò a sorpresa il sogno del Lisa e al tempo stesso ne accelerò ulteriormente l’archiviazione, non prima di una breve parentesi in cui il fratello maggiore venne proposto sotto le spoglie del Macintosh XL.
Apple, Xerox e l’interfaccia grafica
Molti testi sulla nascita dell’interfaccia grafica riportano la storia di una Apple che approfittò del lavoro del centro di ricerca Xerox Palo Alto Research Center (PARC) e lo commercializzò con il Lisa e con il Macintosh, derubando Xerox ed i suoi ricercatori di gloria e profitti.
Si tratta di un falso mito: ad indagare meglio, ad esempio leggendo testi come “Dealers of Lightning” si scopre che Apple pagò per la possibilità di visitare i laboratori del PARC. In cambio della visione dei prototipi di GUI di Xerox e dei colloqui con ingegneri e sviluppatori, la Xerox ricevette in cambio l’opzione su un pacchetto azioni di Apple, che era in procinto quotarsi in borsa.
Addirittura i ricercatori di Xerox sulle prime si opposero a mostrare a Steve Jobs e ai suoi le idee sviluppate nel centro (nell’ordine: interfaccia grafica, stampante laser e ethernet) e lo fecero solo in seguito pressione dei superiori.
Un dettaglio importante è che quella al PARC fu solo una dimostrazione e che non ci fu alcun passaggio di materiale o codice: il risultato fu indubbiamente di ispirare gli sviluppatori del Lisa e del Mac ma gli uomini di Apple reimplementarono, ripensarono e completarono le idee ancora acerbe di Xerox, in modo diverso ed originale.
Un caso esemplare fu quello di Bill Atkinson che, all’oscuro di come funzionasse il sistema di gestione della grafica su schermo del PARC e cercando di eguagliarla, ne realizzò una versione superiore chiamata prima LisaGraf e poi QuickDraw.
La perspicacia di Apple nel mettere in pratica le idee in nuce del PARC fu infine capita anche dagli stessi ricercatori del PARC: alcuni di loro come Larry Tesler e Alan Kay, passarono a Cupertino perché frustrati dalla miopia di Xerox e lavorarono al Lisa ed a vari progetti nel corso degli anni ’80.
Triste epilogo dei rapporti tra le due aziende è il ripensamento che ebbe Xerox nel dicembre 1989 quando provò a fare causa ad Apple sul copyright dell’interfaccia del Lisa e del Mac: l’anno dopo una corte statunitense pose fine ai procedimenti scagionando Apple.
Immagini tratte da http://en.wikipedia.org/wiki/Xerox_PARC e da redlightrunner.stores.yahoo.net
