I sopravvissuti di Pink. Anzi, di Clyde.

 Articolo pubblicato il 24/09/2007 che parla di Lo sapevate che...,Software 

Pink era il nome in codice di un ambizioso quanto sfortunato progetto (uno dei tanti) di riscrittura del sistema operativo dei Macintosh.

I survived ClydeNella fase iniziale lo sviluppo di Pink fu avviato in una sede distaccata e lontana ben sette miglia dal campus Apple. Questa era nota come “Clyde”, per la tradizione dell’azienda di chiamare le sedi con il nome della strada in cui erano situate (un altro esempio era Bandley, da Bandley Drive).

Quando gli sviluppatori di Pink fecero il loro ritorno al campus Apple durante uno dei tanti riassestamenti e cambi di direzione, realizzarono una sarcastica maglietta commemorativa da post-catastrofe in cui, giusto per mantenere il clima di segretezza attorno al progetto, si autodefinirono come i “sopravvissuti di Clyde”.

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Eryk Vershen: il meccanico dei sistemi operativi

 Articolo pubblicato il 11/12/2006 che parla di Personaggi,Software 

Sul suo sito web Eryk Vershen si definisce scherzosamente “software mechanic”, “meccanico del software”. Ma in un settore in cui ci sono tanti teorici, architetti e manager serve anche chi si rimbocca le maniche e realizza, magari a tempo di record. E Vershen, poco noto ai più, può fregiarsi del notevole merito di aver portato a termine la prima conversione per macchine PowerPC Apple del cuore del sistema operativo della NeXT.

una vecchia foto di Eryk VershenA guardare meglio la carriera del “meccanico” si è intrecciata più volte con i percorsi di Apple e di Steve Jobs.

Vershen è un veterano di sistemi operativi che è stato alla UniSoft Systems nei primi anni ’80 mentre questa lavorava al porting dello Unix di AT&T per il Lisa e per un prototipo chiamato lo YACC (acronimo che stava per “Yet Another Color Computer”). Nel 1986 entrò in Apple per diventare il sesto membro del team di lavoro di un progetto partito alla fine dell’anno precedente, A/UX. Tra questi due impegni Vershen afferma di essere stato anche alla Lucasfilm/Pixar ma ancora più notevole è che dopo A/UX, lavorò sul progetto Pink/Taligent, su Copland e brevemente anche su MkLinux.

Contestualmente al lavoro su MkLinux, nel 1996 Vershen creò un apprezzato software di partizionamento per Mac chiamato pdisk, in doppia versione: a riga di comando per Linux e per Mac OS, seppure in una finestra e con interfaccia alquanto spartana.

il boot di Rhapsody, figlio di OpenStepArriviamo così al gennaio 1997 quando sulla base della lunga esperienza con Unix fu uno dei due uomini chiave nel porting sui PowerMac del kernel “Mach” di OpenStep. Il lavoro di Vershen e di uno sviluppatore della NeXT, Umesh Vaishampayan, si svolse in pochissime frenetiche settimane dopo l’acquisizione nel 1997 della NeXT e la decisione di Apple usare la tecnologia di quest’ultima come base del nuovo sistema operativo.
Vershen racconta che l’impresa fu una folle corsa in cui si pescò a piene mani da MkLinux e l’obiettivo era ottenere al più presto un kernel stabile per farci girare sopra la Blue Box, il Mac OS originario in emulazione. Il risultato fu che dopo pochi mesi, al WWDC Apple aveva un sistema più o meno funzionante da mostrare alla platea ma al costo dell’esaurimento totale di Vershen che nel 1998 si licenziò e lasciò Infinite Loop.

Foto tratta da http://www.cfcl.com/eryk/

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