Dieci anni fa: Mac OS X Server
Il 5 gennaio 1999, durante il Macworld Expo, Apple annunciò Mac OS X Server, il suo nuovo sistema operativo server, che univa “la riconosciuta solidità di UNIX alla semplicità tipica della piattaforma Macintosh”.
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Nel comunicato stampa originale si specificava che
Mac OS X Server è caratterizzato da una struttura moderna, basata su Mach microkernel ad alte prestazionie BSD 4.4, e include l’applicazione server WebObjects e il noto web server HTTP Apache.
caratteristiche che arrivavano dall’adozione del sistema operativo di NeXT..
Noto anche con il nome in codice Rhapsody Mac OS X Server ne era l’evoluzione, risultato di uno sviluppo a rotta di collo che aveva dato i suoi primi frutti già nell’autunno del 1997, meno di un anno dopo la fusione delle due aziende.
Le principali differenze con i precedenti NeXTStep erano appunto una diversa interfaccia grafica sostanzialmente ricalcata su quella del Mac OS e l’aggiunta di tecnologie quali NetBoot nonché ColorSync e QuickTime, capisaldi di Apple.
Mac OS X Server richiedeva 64MB di RAM, 1GB di spazio su disco e un lettore CD-ROM e supportava tutti i sistemi Power Macintosh G3 ma era “ottimizzato” e spinto commercialmente in combinazione con la nuovissima linea di Power Macintosh G3 dal case traslucido bianco e blu, presentati anche questi al Macworld del gennaio 1999.
Il sistema operativo inizialmente non venne proposto sul mercato italiano ma all’avvicinarsi di marzo, mese di consegna del software negli USA, ci fu un ripensamento. Così, poco dopo il rilascio in Nordamerica, ad un prezzo di 499 USD (molto più basso di quanto annunciato), il 19 aprile 1999 Mac OS X Server fu reso disponibile anche in Italia al prezzo di listino di 529 Euro (Lit. 1.024.287) Iva esclusa.
Nota: Mac OS X Server includeva diversi software con licenze free e open. Per un excursus sul rapporto di Apple con il mondo del software libero e open source si consiglia la lettura dell’articolo “Una mela libera veramente?”
I sistemi operativi che non vedremo mai: OPENSTEP 4.5
L’ultima versione di OPENSTEP è la 4.2, rilasciata nel maggio 1997 ormai da Apple dopo la sua acquisizione di NeXT.
È però opinione diffusa che Rhapsody sia a tutti gli effetti OPENSTEP 5. Per la precisione è la quinta release di “OPENSTEP Mach” per Intel e PowerPC ma mutato nel look (che è un miscuglio di Mac OS 8 e Copland) e con l’aggiunta di tecnologie proprietarie di Apple vecchie e nuove come ColorSync, QuickTime e NetBoot.
[continua la lettura della storia]
Rapsodia di una migrazione: la folle corsa
Un dato importante è che la disponibilità di una DR1 prima sul palco del WWDC a settembre e poi nelle mani degli sviluppatori terzi a ottobre del 1997 fu il risultato di una serratissima tabella di marcia a Infinite Loop.
Per ricostruire gli sforzi fatti ed il clima frenetico ci viene in aiuto una preziosa testimonianza dal già citato Eryk Vershen che finì per essere coinvolto direttamente nello sviluppo di Rhapsody:
A Michael Burg fu assegnato il ruolo di sviluppatore capo per il porting di OpenStep su PowerPC perché era l’unica persona in Apple o NeXT che avesse una lunga esperienza sia con Mach che PowerPC. Ma Michael, esausto, diede le dimissioni nel gennaio 1997.
A questo punto toccò a me perché anche se non avevo molta esperienza con Mac e PowerPC ero disponibile e avevo molta esperienza con Unix e lo sviluppo di nuovi sistemi [operativi] su hardware nuovo.
C’erano diversi sforzi che procedevano in parallelo: io e Umesh Vaishampayan (di NeXT) avevamo il compito di fare il porting della versione più recente di OpenStep su PowerPC, cosa che facemmo perlopiù approfittando di tutto ciò che si poteva da MkLinux. Nel frattempo una squadra di gente di NeXT convertiva OpenStep dal BSD 4.3 al 4.4 e una squadra Apple lavorava alla Blue Box (e cioé Mac OS emulato come singolo processo). Umesh ed io eravamo stati incaricati di creare un kernel più o meno stabile il più presto possibile così che il team della Blue Box potesse avere qualcosa per fare dei test.
Mentre Umesh ed io mettevamo insieme qualcosa più velocemente che potevamo, una squadra più numerosa veniva creata come nostro supporto per aggiustare e rifinire tutte le cose che stavamo ignorando nella nostra folle corsa verso un prompt. In qualche modo riuscimmo a mettere tutto insieme in tempo per il WWDC.
Io finii per lasciare Apple nel 1998, ormai esausto.
Rapsodia di una migrazione: da OpenSTEP a Rhapsody
Il rilascio nell’autunno del 1997 di Rhapsody rappresenta un importante passo intermedio verso il sistema operativo poi noto come Mac OS X.
In realtà i confini tra il sistema operativo offerto da NeXT e ciò che Apple avrebbe poi proposto nel 2001 a tutta la sua utenza sono molto sfocati. C’è addirittura chi, come Eryk Vershen, non vede differenze sostanziali tra Rhapsody e Mac OS X dato che il “core OS è in entrambi i casi un misto di [kernel] Mach e BSD”.
Il lavoro per il nuovo Mac OS prese il via dalla collaborazione degli ingegneri NeXT con il team (Mk)Linux di Apple per realizzare il porting su hardware PowerPC di una versione di OpenStep interna e mai rilasciata commercialmente. Le Developer Release di Rhapsody e poi le due versioni di Mac OS X Server hanno infatti anche una numerazione secondaria non ufficiale che di fatto si interseca e prosegue quella di OpenSTEP interrotta con la 4.x da cui si passa alla 5 (Rhapsody DR1) arrivando sino alla 5.6 (Mac OS X Server 1.2).
