Steve Capps… Guitar Hero!

Nel 1986, dopo aver abbandonato lo sviluppo del Macintosh e prima di intraprendere quello del Newton, Steve Capps si prese una “pausa estiva”.
Il risultato fu che in poche settimane sviluppò da solo ben tre software musicali per il Mac ed architettò un’innovativa quanto divertente chitarra virtuale.
Il più noto e importante dei tre software musicali era SoundEdit, passato alla storia come il primo editor audio grafico a larga diffusione per Macintosh. Per molti anni punto di riferimento per chi elaborava audio, SoundEdit fu commercializzato da Macromedia ma per il primo rilascio fu necessario aspettare quasi due anni. All’epoca in cui fu sviluppato il Macintosh non disponeva di un ingresso audio di fabbrica (e non ne avrebbe avuto uno sino al 1990) quindi SoundEdit esordì nel gennaio 1988 insieme a MacRecorder Sound System, un prodotto hardware della Farallon che aggiungeva l’agognato input.
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Larry, John, Steve e Bruce
Se si richiama la finestra “About” del Finder del System 6 si può notare che oltre alle indicazioni tecniche sulla destra compare una serie di nomi: Larry, John, Steve, and Bruce. Sono i nomi degli sviluppatori di questa versione dell’interfaccia grafica di gestione dei file del Macintosh.

All’epoca (1988) Apple era solita dare credito ai creatori dei programmi facendoli apparire nelle finestre informative richiamabili dalla prima voce del menù mela. In genere i nomi erano per esteso ed erano talvolta corredati da ritratti (più o meno realistici): nel caso del Finder del System 6 abbiamo però solo dei nomi di battesimo. Vediamo allora di individuare i loro cognomi ed il ruolo che hanno avuto nella storia dell’azienda.
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Steve Capps: un genio in calzoncini
Poco noto ai più, Steve Capps è stato una figura cruciale nello sviluppo di ben due progetti storici di Apple: il Macintosh e il Message Pad (Newton), lasciando la sua impronta nella storia dell’informatica sia degli anni ’80 che degli anni ’90.
Formatosi al Rochester Institute of Technology e contemporaneamente impiegato presso la Xerox Corporatio, il corpulento, barbuto e sorridente Capps è entrato in Apple nel 1981 contribuendo prima alla nascita del Lisa e poi a quella del Mac, di cui fece parte del celebrato team originale, aiutando nello sviluppo del Finder.
Capps era amato e rispettato dai suoi colleghi tanto che nel 1983, in pieno rush finale per la realizzazione del Mac, lo festeggiarono con uno scherzo, lo “Steve Capps Day” in cui si presentarono tutti con la stessa buffa mise che contraddistingueva Steve: camicia bianca, pantaloncini corti di jeans e scarpe da tennis Vans a quadretti.
Dopo il lancio (ed il successo) del Mac Capps si guadagnò il titolo di prestigio di “Apple Fellow” e come tale dal 1987 al 1996 Capps fu l’ingegnere capo del progetto Newton, per cui stabili e guidò la realizzazione dell’interfaccia utente, coordinò gli sviluppatori e scrisse molta parti degli applicativi software inclusi. L’epopea del Newton è descritta con dovizia di particolari nel libro illustrato “Defying Gravity” in cui la figura di Capps emerge in tutta la sua genialità ed umanità e tra le foto ce ne sono alcune che mostrano Capps alle prese con gli ultimi problemi del primo prototipo da presentare al MacWorld e poi addormentato sul pavimento del backstage della fiera perché stremato dopo le notti in bianco.
Notevole è che nel 1986, tra il lavoro sul Macintosh e quello sul Newton, Capps si prese una “pausa estiva”.
Il risultato fu che scrisse in proprio tre software musicali per il Mac: Jam Session, Super Studio Session e SoundEdit, il primo editor audio grafico a larga diffusione che fu poi venduto e reso ulteriormente celebre da Macromedia.
Nel 1996 Capps lasciò Apple per l’avversaria Microsoft, dove è rimasto fino al 2001: il suo ruolo fu di “user interface architect” e contribuì alle funzioni di Ricerca, History e Favoriti di Internet Explorer.
In seguito Capps ha lavorato come libero professionista fondando la Onedotzero, che “sviluppa interacce utente, software e hardware e fornisce servizi per rendere la comunicazione più facile, completa e personale”. Non stentiamo a crederlo.
Immagini tratte da www.folklore.org e dal libro “Defying Gravity”
Defying Gravity
“Defying Gravity – The Making Of Newton”
Autore: Doug Menuez (fotografie) e Markos Kounalakis (testo)
Editore: Beyond Words Publishing
Altre informazioni: 80 pp hardback con sovracoperta – lingua: inglese
Il libro narra la storia, da un punto di vista privilegiato, del Newton, il pda/palmare di Apple, geniale e amato quanto sfortunato, probabilmente perché troppo ambizioso e in anticipo sui tempi.
“Defying Gravity” è un mix di artbook e di cronistoria, molto curato esteticamente e con una forma particolare, a sviluppo orizzontale. A livello contenutistico in alcuni punti tende al pretenzioso ed all’autocelebrativo: una redazione più severa gli avrebbe giovato.
Le informazioni e le foto ad ogni modo sono davvero tante (troppe?) e sono stati fotografati momenti belli e brutti, intimi e importanti della nascita del Newton in poi sin dalle lotte intestine dei gruppi di sviluppatori che erano dietro ai progetti che portarono al palmare.
E’ un libro interessante ma smaccatamente rivolto a fan, storici e emanati del buon design: a chi possiede ed ama il Newton oppure ha il pallino della storia dell’informatca o ancora del retrocomputing e vuole sapere di più di questo capitolo raffinato e ambizioso della storia del made in Cupertino. Sotto questi aspetti “Defying Gravity” è impagabile perché illustra molto bene non solo la genesi, breve ascesa e rovinosa caduta del Newton ma anche la Apple di quegli anni del tardo periodo Sculley e post-Sculley.
Da non sottovalutare anche alcuni aspetti accessori del tomo, in primis la capacità di svelare e valorizzare alcuni “grandi” personaggi. Tra tutti brilla Steve Capps, spesso citato e lodato da colleghi e cronisti ma che grazie agli autori del libro emerge in tutta la sua umanità ma anche nell’oggettiva rilevanza strategica per una Apple azienda di idee e sogni.
Immagini tratte da www.amazon.co.uk e www.wikipedia.org
