One More Thing

 Articolo pubblicato il 06/10/2014 che parla di Lo sapevate che...,Personaggi 

Il G4 Cube, la tecnologia Airport, l’iMac G4, il PowerBook 12″, iTunes per Windows, il PowerMac G5, l’iPod shuffle, il primo MacBook Pro, l’iPod touch: prodotti molto diversi tra di loro che hanno però una cosa in comune. Sono stati tutti presentati al pubblico come…One More Thing

Per oltre un decennio, Steve Jobs ha concluso le sue magistrali presentazioni con una sorpresa finale, con una tecnica molto simile a quella usata dall’attore Peter Falk nei panni dell’ispettore Colombo. Partendo da un accenno buttato lì, praticamente alla fine, e (apparentemente) di poca importanza, Jobs ha tirato fuori dal cappello novità grandi e piccole, mantenendo alta l’attenzione degli spettatori e terminando spesso in bellezza il suo show.

Non tutte le presentazioni di Jobs hanno incluso una “One More Thing” e anche quando l’hanno fatto le parole usate non sono state sempre ed esclusivamente quelle, ma molti dei suoi keynote sono stati resi più appassionanti ed efficaci grazie a questa incognita della “One More Thing”. L’espressione è diventata molto popolare ed è stata usata anche come motto di uno degli incontri dell’azienda californiana con i media.

La prima volta che Jobs ha usato questa tecnica comunicativa è stato nel gennaio del 1998, al consueto appuntamento del Macworld a San Francisco.
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Addio, Steve. E grazie per essere stato affamato e avventato

 Articolo pubblicato il 25/10/2013 che parla di Personaggi 

Giovedì 6 ottobre 2011 le tre bandiere davanti al quartier generale di Apple a Mariani Avenue, Cupertino, non sventolano come di consueto ma sono abbassate a mezz’asta, in segno di lutto per la morte di Steve Jobs. Alcuni impiegati di Apple si trovano davanti all’ingresso con un’espressione distratta e smarrita: hanno perso la più importante figura dell’azienda, e probabilmente uno dei capisaldi degli ultimi trent’anni di storia dell’informatica.

Steve Jobs con un Apple IISono parecchie le cose che si possono rinfacciare a Steve Jobs. Impulsivo, esigentissimo, sfacciato, ossessionato dai dettagli più insignificanti, arrogante, talvolta offensivo. E probabilmente altro ancora. La letteratura in merito non manca e la sua carriera di dirigente è costellata di errori disastrosi e spesso costosi come l’Apple III, il Lisa, i computer NeXT, il Power Mac G4 Cube, il social network musicale Ping. Per non parlare del fatto che anche la sua gestione recente è costellata di questioni spinose come lo scandalo sull’attribuzione di azioni, gli attacchi legali ai concorrenti e siti di “rumor” o ancora il trattamento dei lavoratori nelle fabbriche asiatiche in cui si assemblano prodotti con il logo della mela morsicata.
Eppure ogni volta che leggiamo le ultime righe di un comunicato stampa Apple, non importa che sia recente o di qualche anno fa, non possiamo che constatare e riconoscere gli enormi meriti di Jobs e il suo intraprendere coraggiosamente, ripetutamente e spesso imprudentemente nuove strade.
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L’estate in esilio di Steve Jobs

 Articolo pubblicato il 05/09/2012 che parla di Personaggi 

Il 31 maggio del 1985 Steven Paul Jobs venne privato di tutti i poteri decisionali e esecutivi e relegato nel palazzo più distante del campus Apple.

Jobs e Sculley, il dinamico duoJobs era uscito perdente dallo scontro con l’Amministratore Delegato John Sculley, da lui assunto due anni prima, e il risultato fu che gli vennero assegnati ruoli innocui e puramente di rappresentanza: presidente di Apple e incaricato del “global thinking” dell’azienda.

Il suo allontanamento dai luoghi del potere di Apple era anche fisico: l’ufficio di Jobs venne infatti spostato dalla struttura Bandley 3 a Bandley 6, un piccolo palazzo quasi completamente vuoto che in seguito venne soprannominato “Siberia”.

In un’intervista a Playboy dello stesso anno Jobs dichiarò: “Mi sento come se qualcuno mi avesse dato un pugno nello stomaco e tolto il respiro. Ho solo trent’anni e voglio avere una possibilità di continuare a creare. So di avere l’energia per fare almeno un altro grande computer. Ma Apple non intende darmi quest’opportunità.”

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Steve Jobs, Apple e il Product Marketing – Intervista a Jay Elliot

 Articolo pubblicato il 02/08/2012 che parla di Personaggi 

In occasione del lancio di “Steve Jobs – L’uomo che ha inventato il futuro”, c’è stata l’occasione per una chiacchierata con Jay Elliot, ex Senior Vice President of Human Resources di Apple e coautore del testo, edito originariamente come “The Steve Jobs Way” e portato in Italia da Hoepli.

Storie di Apple: Quanti anni ha lavorato in Apple?
Jay Elliot: Sono stato in Apple dal 1980 al 1986.

Storie di Apple: In che ruolo?
Jay Elliot: Ero un Vice Presidente Senior addetto al lato operativo. Jay Elliot in BolognaMi occupavo di tutti gli aspetti del personale dell’azienda e ho continuato ad avere il titolo [di addetto alle risorse umane] anche quando curavo l’IT o il lato finanziario. Ero in carica del “motore amministrativo” di Apple ma lavoravo anche per il Mac group agli ordini di Steve.

SdA: “Product Marketing”: cosa vuol dire questo termine in Apple?
JE: Sono dell’opinione che il successo di Apple sia tutto nel prodotto. Steve è il “product guy”. Mi piace definire l’azienda come un’organizzazione prodotto-centrica e tutto viene fatto in virtù di questo. Il Product Marketing in realtà è il rapporto che c’è tra il prodotto, il marketing e la vendita e richiede uno sforzo in più per assicurarsi che le caratteristiche salienti non si perdano nell’elaborazione, nel percorso verso la messa in commercio. C’è una fase di elaborazione che serve a integrare modifiche o qualsiasi cosa emerga dal marketing vero e proprio e serve a valutare se questo qualcosa ci debba essere o meno nel prodotto. A volte la cosa funziona. Nella Apple degli anni ‘80 non funzionava: c’erano problemi tra la divisione Apple II e quella del Macintosh e così [John] Sculley decise per un’organizzazione più funzionale. Ridusse tutto a un unico dipartimento di marketing per tutti i prodotti. È una decisione che non ha funzionato.
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La chiacchierata di Steve e Bill

 Articolo pubblicato il 03/04/2012 che parla di Personaggi 

Nel 2007 Steve Jobs e Bill Gates hanno diviso il palco della quinta conferenza “D: All Things Digital” per una chiacchierata a quattro con i giornalisti Walt Mossberg e Kara Swisher.

Steve Jobs and Bill Gates

In quell’occasione Jobs ha usato una citazione, il ritornello del brano “Two of Us” dei Beatles per sottolineare quanto i due fossero simili e la storia che avevano in comune:

“You and I have memories longer than the road that stretches out ahead.”

(Traduzione in italiano)

“Tu ed io abbiamo ricordi più lunghi della strada che si perde di fronte”

Commentando che “And that’s clearly true here”, era proprio il loro caso.
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1955-2011

 Articolo pubblicato il 06/10/2011 che parla di Novità,Personaggi 

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Al servizio della mela morsicata – Intervista a Bill Fernandez

 Articolo pubblicato il 12/01/2011 che parla di Personaggi 

Bill Fernandez todayBill Fernandez si autodescrive “User Interface Architect” ma nel corso degli anni ha mostrato numerose competenze e operato in vari ruoli. Bill è stato uno dei primi impiegati di Apple ed ha contribuito immensamente alla crescita ed allo sviluppo dell’azienda aiutando, tra le altre cose, con lo sviluppo dell’ Apple I, II e ovviamente anche del Macintosh.

L’abbiamo contattato e Bill ha gentilmente inviato le risposte alle domande poste, approfondendo così una buona fetta della storia di Apple e svelando parecchi dettagli interessanti sul contributo dato a tanti software divenuti celebri. Per questo, ed in generale per la sua disponibilità lo ringraziamo e passiamo a presentarvi l’intervista.

Storie di Apple: In Apple hai lavorato in veste di ingegnere hardware, sviluppatore software, designer di interfacce e project manager. Ci racconti un po’ la tua carriera ed i vari ruoli che hai avuto?

Bill Fernandez: Non appena Woz e Jobs formalizzarono lo stato di Apple come azienda mi assunsero come tecnico elettronico. I primi tempi ho lavorato nel garage della famiglia Jobs dove il papà di Jobs aveva attrezzato per noi dei piani di lavoro. In seguito ci trasferimmo nel nostro primo ufficio, in Stevens Creek Boulevard a Cupertino, in California e più tardi nel primo palazzo in Bandley Drive, sempre in Cupertino. Durante questo periodo ho assolto un’ampio assortimento di ruoli tecnici per assistere e ampliare gli sforzi degli ingegneri e dei manager che stavamo velocemente assumendo.
Ad esempio:

  • Mi sono occupato di varie commissioni.
  • Ho costruito un forno burn-in per le schede madre dell’Apple I (mettevamo una dozzina di schede in questo forno che le scaldava mentre funzionavano così che se qualcuna era a rischio di malfunzionamenti li avrebbe mostrati nel giro di un paio di giorni, noi la potevamo aggiustare e consegnare certi che sarebbe stata affidabile).
  • Ho disegnato il primo schema tecnico (?) dell’Apple II su carta pergamena (?) così da poter fare copie cianografiche per chiunque ne avesse bisogno.
  • Quando vennero consegnate le prime schede madri dell’Apple II sono stato io ad assemblare il primo.
  • Ho costruito un forno burn-in per le schede dell’Apple II.
  • Ho modificato una televisione perché accettasse un segnale diretto da un Apple II.
  • Ho insegnato a Jobs come usare la colla di tipo Attak per incollare un altoparlante alla base dell’Apple II (il segreto era usare uno strato molto sottile di cianoacrilato).
  • E tante altre cose.

Bill Fernandez signature inside the Mac 128kAll’incirca un anno dopo ho lasciato Apple. Vi sono tornato nell’ottobre del 1981 per diventare il quindicesimo membro del team di sviluppo del Macintosh, rimanendo per altri dodici anni. Fortunatamente mi ridiedero il mio vecchio numero da impiegato (il numero 4) e il mio nuovo titolo era “Member of Technical Staff” [“Membro dello staff tecnico”]. Ancora una volta ho lavorato come risorsa tecnica a livello generale e come un tuttofare anche se questa volta ad un livello più alto. Il mio ruolo cambiava con il cambiare delle esigenze del gruppo. Ho creato gli schemi (i piani?) per il primo palazzo dedicato al Macintosh e ho coordinato il trasferimento. Ho fatto in modo che il laboratorio di ingegneria fosse sempre attrezzato con strumenti, parti ed equipaggiamento ed ho gestito un tecnico addetto (?). Quando c’è stato bisogno che qualcuno supervisionasse lo sviluppo della prima unità a disco esterna sono diventato il project manager, gestendo tutto il lavoro di ingegneria, andando in Giappone per collaborare con la Sony, lavorando con l’azienda che faceva gli involucri di plastica (?) e altro ancora.
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