Il segreto di un Keynote perfetto?

 24/02/2009 - Archiviato in: Lo sapevate che...,Personaggi 

Steve Jobs Keynote notesI “Keynote” e in generale le presentazioni di Steve Jobs delle novità Apple sono un appuntamento imperdibile per utenti, appassionati e anche esperti di comunicazione pubblicitaria. Tra questi ultimi c’è chi ha addirittura consigliato lo studio e l’analisi dell’introduzione dell’iPod fatta nel 2001 quale lezione esemplare di marketing.

Tra i “segreti” dei Keynote oltre a una indiscutibile bravura personale, il famigerato “Reality Distortion Field”, c’è anche una gestione sapiente degli argomenti e dei tempi. Una presentazione, specie se composta da più punti e novità, è un meccanismo complesso e sarebbe ingenuo pensare che non ci sia una qualche forma di traccia. Ad esempio una scaletta, come quella immortalata almeno in due occasioni negli ultimi anni.

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Captain Crunch e Apple – Intervista a John Draper

 04/12/2008 - Archiviato in: Hardware,Personaggi,Software 

Note: the interview is also available in english on Stories of Apple.net

John T. Draper, meglio noto come Captain Crunch è senza ombra di dubbio una delle figure chiave della storia dell’informatica e della telematica sin da quando, alla fine degli anni ’60 apprese che inviando un suono a 2600 Hz era possibile effettuare telefonate interurbane attraverso la rete telefonica Statunitense.

Celebrità e guai arrivarono contemporanemante con un articolo su Esquire nel 1971, in seguito al quale Draper venne contattato da un tale Steve Wozniak, ansioso di mostrargli la blue box che aveva costruito e capire come farla funzionare.

È nata così un’amicizia ed un rapporto anche professionale che dura ancora a distanza di più di 30 anni. In questo lungo periodo Draper, con le sue gesta, la sua curiosità e caparbia indipendenza ha avuto a che fare con Apple, la IBM ed ispirato direttamente ed indirettamente generazioni di smanettoni in tutto il mondo ad esplorare i sistemi ed a piegarli a fare cose nuove e proibite con pochi mezzi, ma tanta inventiva e entusiasmo. Lo stesso entusiasmo con cui, giunto in Italia ospite del campeggio tecnologico MOCA2008, ci ha raccontato alcuni episodi del passato e aggiornato sulle sue ultime imprese.

Captain Crunch chat 03Storie di Apple: Tu hai lavorato per Apple ad un’interfaccia telefonica per l’Apple II: com’è andata?
John Draper: Bisogna cominciare da come ho conosciuto Steve Wozniak. Mi contattò quando facevo il DJ in radio, alla KKUP e chiese se volevo venire a trovarlo e dare un’occhiata alla sua blue box. Voleva che gli mostrassi come usarla. Io ero molto sospettoso. Era un periodo in cui c’era un bust in corso, c’erano molti arresti e avevo paura che stessero cercando di incastrarmi. Così ho fatto in modo di andare a trovarlo senza avere con me nulla di compromettente e che non succedesse nulla di illegale. Quando sono arrivato Woz mi fece vedere la blue box che aveva costruito e non era un granché.
Il problema della sua blue box era che generava onde quadre invece che sinusoidali: in questo modo i toni non sono puliti. Sono di pessima qualità e chi l’avesse usata avrebbe generato una richiesta di assistenza in centrale perché non avrebbero accettato i toni.
Dopo essere diventati amici mi presentò Steve Jobs. Stava lavorando ad un computer a 6 bit al che io ho chiesto “Ehi, perché solo 6 bit?” Con 6 bit si è molto limitati e lui rispose che lo faceva “solo per provare che era in grado di creare un computer, ecco tutto”. Poi qualche anno dopo lavorando prima alla Apple I e poi all’Apple II usò un cross-assembler fatto da me. Lo avevo fatto perché stavano arrivando sul mercato tutti questi microprocessori e c’era bisogno di assembler per sviluppare il software.

SdA: Quali microprocessori?
JD: Il cross-assembler era per l’[Intel] 8080, lo Z80, il 6502, il 1802 e il 6800.
Lo feci su un sistema time-sharing system su cui c’era solo il Basic. Prendeva il codice assembler, ne faceva il parsing in opcode e poi l’output era in binhex (esadecimale) così che si poteva fare il dump su nastro.
SdA: Non si stampava?
JD: No, all’epoca per soli quindici dollari si poteva avere un lettore di nastri che venivano svenduti. E probabilmente lo stesso Gates inizialmente usò questo sistema in Microsoft attrezzandosi solo dopo con un sistema di sviluppo più robusto, chiamato Crust.
Wozniak stava lavorando all’Apple II e mi propose di progettare per loro una “charlie board”.

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I brevetti di NeXT

 21/11/2008 - Archiviato in: Design,Hardware,Personaggi 

Andando sul sito web NeXTComputers.org e seguendo il link “Black Hardware Patents” si giunge ad una directory piena di file PDF.

NeXt - Central Processing UnitSi tratta delle copie dei brevetti originali della NeXT, Inc. presso gli uffici statunitensi, brevetti che dalla fusione/assimilazione del 20 dicembre 1996 sono ora di proprietà di Apple.

Tra i tanti file PDF vale la pena segnalarne alcuni con un po’ di contesto per apprezzarne il valore e l’importanza storica.


Jobs, NeXT e il portatile IBM

 18/02/2008 - Archiviato in: Eventi,Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi,Software 

Steve Jobs con il logo NeXTNei primi mesi del suo ritorno in Apple, Steve Jobs non usava un Macintosh ma un computer di IBM.

Si trattava di un portatile Thinkpad su cui girava quella che sarebbe divenuta la base di Mac OS X, OPENSTEP, una combinazione che il cofondatore dell’azienda preferiva al Mac OS ed ai PowerBook dell’epoca perlomeno sino all’uscita dei Wallstreet, che aumentarono nettamente la risoluzione disponibile sino a 1024×768 pixel.

Steve Jobs prepara la presentazione di BostonIn particolare il Thinkpad venne usato da Jobs per la sua storica presentazione al Macworld a Boston nel 1997 in cui, seppure non ancora amministratore, mostrò i primi profondi cambiamenti che stava apportando all’azienda.

Ci sono poi indizi dell’utilizzo di strumenti non Apple da parte di Jobs almeno sino al 2001, data a cui risalgono messaggi di posta elettronica in merito agli affari della Pixar che sono stati spediti dal client Mail 4.2 sotto ambiente OPENSTEP.

Un Thinkpad con OPENSTEPDa Marc Driftmeyer parte del team che seguì Jobs in Apple, ci arriva un altro particolare interessante: lo stesso Thinkpad venne usato anche dal capo dello sviluppo Avie Tevanian per una presentazione all’allora amministratore delegato Gil Amelio, l’uomo responsabile del ritorno di Jobs.

Sul portatile in oggetto pare ci fosse ‘Telfon’ (?), nome in codice di una versione modificata ma mai rilasciata di OPENSTEP, probabilmente uno degli anelli di congiunzione tra gli OS di NeXT e Rhapsody forse proprio il prototipo a cui aveva lavorato freneticamente, tra gli altri, Eryk Vershen.

Immaginei tratte da www.romain-moisescot.com/steve e da www.2dayblog.com



 


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