La nascita dell’iPod

 Articolo pubblicato il 02/10/2012 che parla di Hardware,Personaggi,Software 

Nel febbraio 2001, in concomitanza con la manifestazione MacWorld di Tokyo, Jon Rubinstein fece visita alla Toshiba. Rubinstein all’epoca era il responsabile in capo dell’Hardware Engineering di Apple e Toshiba il fornitore dei dischi fissi usati nei Macintosh. I dirigenti dell’azienda giapponese mostrarono dei prototipi di nuovi dischi spessi solo 1,8 pollici ed erano sensibilmente più sottili di quelli da 2,5 pollici utilizzati computer portatili e nei lettori digitali.

iPodToshiba non aveva ancora individuato un utilizzo per i nuovi dischi ma per Rubinstein era tutto chiaro: si trattava di un altro elemento fondamentale di ciò che sarebbe poi diventato noto come iPod.

Dopo aver parlato con Steve Jobs ebbe l’OK definitivo per procedere con lo sviluppo del progetto: l’obiettivo era quello di avere un prodotto in commercio entro l’autunno, per sfruttare il periodo degli acquisti natalizi.

Il passo successivo di Rubinstein fu di chiamare in Apple Tony Fadell, brillante consulente che aveva lavorato su dispositivi portatili alla General Magic e alla Phillips, su ambienti di sviluppo per videogiochi nonché su sistemi di gestione e controllo di macchine fotografiche digitali e lettori MP3. Fadell venne messo a capo di un team di trenta persone tra progettisti hardware, programmatori e designer che assemblò il dispositivo combinando tecnologie in commercio con altre sviluppate internamente.
[continua la lettura della storia]



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , ,
 
Avete dei commenti?  

P.A. Semi ed Apple: storia di un matrimonio rimandato

 Articolo pubblicato il 02/04/2010 che parla di Hardware,Lo sapevate che...,Personaggi 

Furono in molti a stupirsi quando nell’estate del 2005, sul palco della World wide Developer Conference (WWDC), Steve Jobs annunciò il passaggio dei Macintosh da processori RISC PowerPC di IBM ai Core Duo di Intel, evoluzione dei criticati e sbeffeggiati Pentium.

Logo della PA SemiLo stupore più grande in assoluto fu però quello di un gruppo di sviluppatori di microchip che nei giorni seguenti si aggirarono nei corridoi di Infinite Loop in preda a shock. Si trattava del personale della P.A. Semi, un’azienda di Palo Alto (da cui le iniziali nel nome) giovane e piccola ma con un pedigree prestigioso che stava collaborando con Apple su una futura evoluzione dei PowerPC.

Come riferì nel 2006 The Register, gli sviluppatori erano all’opera da mesi ed avevano unito le loro forze a quelle di Apple. L’obiettivo era quello di capire se Mac OS X poteva essere oggetto di un porting sui nuovi microprocessori della Semi. Quando arrivò la notizia che l’azienda di Cupertino aveva raggiunto un accordo con Intel, la sorpresa fu tanta e foriera di problemi: come affermò una persona informata dei fatti “la P.A. Semi ci contava proprio” e dopo il passaggio ad Intel “non avevano alcuna idea di cosa sarebbe successo”. Lo sapeva invece Apple, e molto bene, ma prima di arrivare alla conclusione facciamo un passo indietro.

[continua la lettura della storia]



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , , , ,
 
1 commento  

“The Perfect Thing”

 Articolo pubblicato il 30/01/2009 che parla di Letture,Personaggi 

“The Perfect Thing: How the iPod Shuffles Commerce, Culture, and Coolness”
Autore: Steven Levy
Editore: Simon & Schuster
Altre informazioni: 304 pp
Lingua: inglese
Disponibile in versione cartacea su Amazon, formato digitale
per Kindle e per i dispositivi Apple su su iBooks Store.

Il libro è stato tradotto (con qualche incertezza) anche in italiano e pubblicato da Sperling & Kupfer solo in versione cartacea come “Semplicemente perfetto”.

The Perfect Thing: How the iPod Shuffles Commerce, Culture, and Coolness Il nome di Steven Levy dovrebbe essere familiare agli appassionati di Apple oltre che a quelli di informatica. Suo è il memorabile “Insanely Great” e con questo libro del 2007 ha affrontato un altro, più recente mito targato Apple, quello dell’iPod.

In “The Perfect Thing”, Levy ricostruisce la genesi dell’iPod dalla progettazione fatta in gran segreto alla trasformazione del lettore in un fenomeno culturale e commerciale di massa.

Particolarmente affascinante è l’attenzione prestata ai “padri dell’iPod” ed in generale all’evoluzione della tecnologia degli mp3 player e della musica digital online. Abbiamo così una ricostruzione del ruolo di Tony Fadell e Jon Rubinstein, dell’acquisizione di Sound Jam e la trasformazione in iTunes ma anche informazioni storiche sui primi walkman digitali come il Diamond Rio e chiacchierate con pionieri come Michael Robertson.

Il libro scorre ed è discretamente avvincente, costellato di curiosità e retroscena, risultando leggibile sia tutto d’un fiato che per capitoli. Levy inoltre prova ad andare al di là della mera storia dell’iPod, soffermandosi sulla funzione pseudo-casuale Shuffle o sul rapporto personale degli utenti con l’iPod. Purtroppo il risultato non è dei migliori e invece di arricchire il quadro queste parti risultano delle simpatiche ma tutto sommato superflue divagazioni in un libro per il resto di buon livello.



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
1 commento  

Buon compleanno, iPod!

 Articolo pubblicato il 23/10/2006 che parla di Eventi,Hardware,Personaggi 

Oggi il riproduttore digitale di Apple compie cinque anni di vita.

I festeggiamenti in realtà sono cominciati da un po’ ma gli auguri andrebbero fatti oggi. La data di nascita dell’erede “made in Cupertino” del walkman è il 23 ottobre 2001, come recita il comunicato stampa originale in inglese. La disponibilità effettiva nei negozi invece fu solo nel mese successivo, per la precisione il 10 novembre.

5 anni di iPodL’arco temporale 2001-2006 costituisce per Apple un periodo denso di eventi e sopratutto di successi targati iPod, arrivati più volte a sorpresa e smentendo critiche e perplessità.
Due casi eclatanti di accoglienza inzialmente tiepida o proprio fredda sono costituiti dal primo iPod, nome in codice “Dulcimer”, e dalla linea degli iPod mini. Definiti inutili, costosi, limitati come funzioni furono però vendutissimi e contribuirono alla iPod mania, fenomeno mondiale tutt’ora in corso che ha accresciuto introiti e visibilità del marchio Apple permettendole di diventare l’erede della Sony e di mettere un piede nell’elettronica di consumo e nella distribuzione digitale di musica.

Chi si aspetta qualche tipo di celebrazione da parte di Apple rimarrà molto probabilmente deluso: l’azienda non ha festeggiato nemmeno il suo trentennale, nell’aprile del 2006 e guarda avanti a nuovi modelli e a nuovi mercati, chiave del successo dell’iPod rispetto alla concorrenza di inseguitori. A suo modo però Apple permette di ripercorrere la storia dell’iPod con una nota tecnica pubblicata sul suo sito in questi giorni che elenca i diversi modelli succedutisi sino ad oggi. In ordine cronologico inverso si va dal primo iPod con disco da 5 GB, schermo monocromatico, controlli meccanici e connessione esclusivamente Firewire all’attuale e superminimale Shuffle di seconda generazione e per i più curiosi esiste anche una guida alle connessioni e controlli dei ben 30 modelli che testimonia la costante ricerca sul design dei riproduttori digitali.

Tony FadellSe Apple non pare mostrare alcun tipo di emozione per l’anniversario probabilmente non è così per chi l’iPod lo ha ideato.
Il nome che si fa più spesso è quello di Tony Fadell che la leggenda vuole demiurgo dell’iPod in virtù della sua esperienza con palmari presso Philips e General Magic, iniziativa finanziata da Apple stessa.
John RubinsteinAltri invece obiettano candidando piuttosto Jon Rubinstein fino a pochi mesi fa vicepresidente Apple responsabile dell’Hardware Engineering che a Fadell diede l’incarico di sviluppare il fortunato lettore. Certo è che la posizione raggiunta da Fadell nell’organigramma cupertiniano, dove dall’aprile di quest’anno è vice presidente senior della divisione iPod è un indice significativo della sua importanza storica.

Citiamo anche la tesi di Leander Kahney, autore dei libri “The Cult of Mac” e “The Cult of IPod” che suggerisce di usare il plurale e parlare di genitori dell’iPod. Secondo Kahney la creazione dell’iPod è stata un lavoro di gruppo e evidenzia il ruolo di varie figure dentro ma anche fuori Apple. Quindi Fadell e Rubinstein ma anche la Toshiba, con i suoi primi dischi da 1,8 pollici, e la startup PortalPlayer, da cui l’azienda di Cupertino comprò gli schemi elettronici di riferimento che modificò per creare l’iPod.

Johnatan IveDa non sottovalutare l’apporto del designer Jonathan Ive, quello di Steve Jobs, che diede l’ok a Rubinstein per il progetto e supervisionò la trasformazione del programma Sound Jam MP in iTunes oppure quello di Phil Schiller, il braccio destro di Jobs, che pare abbia suggerito l’uso della ruota come controllo delle funzioni, da cui la tanto imitata “click wheel”, la ghiera cliccabile dell’iPod.

Steve JobsParticolare meno noto ma non trascurabile infine è che l’interfaccia utente di Apple, quella per cui Jobs & C. hanno dovuto riconoscere la paternità e versare a Creative 100 milioni di dollari poggia sull’opera di Paul Mercer e della Pixo, di cui sicuramente riparleremo in futuro.

Foto tratte da www.apple.com



Volete approfondire?
Ecco altri articoli che parlano di , , , ,
 
8 commenti  




 


Basato su WordPress e sul tema Conestoga Street di Theron Parlin